BLOOPERS/ Le orecchie di Grease, il taglio di Sweeney Todd e gli errori nei musical

- Dana Della Bosca

Alle prese con diversi saggi di danza, DANA DELLA BOSCA ci guida questa settimana alla scoperta di errori e sviste contenuti nelle pellicole del genere musical

GreaseR439
Grease

E anche quest’anno, con la stessa meravigliosa cadenza, puntuale come le tasse e simpatica uguale, arriva. Cosa arriva? La sequenza di telefonate di cugine e parenti fino a circa il trentottesimo grado che ti invitano garrule e felici, convinte nella loro ingenuità di farti un favorone, al saggio di fine anno. Considerato che la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede e ci sente benissimo, io, metallara dall’età della ragione, sono stata abbondantemente fornita dal fato di cugine che fanno danza classica. O jazz. In ogni caso, niente che abbia anche solo la vaga idea di una chitarra elettrica.

Ovviamente, nel settantacinque per cento dei casi è impossibile rifiutare, perché la BarbieBallerina di turno gode di protezioni familiari in alto loco (leggi: le dinamiche familiari sono spesso oscure anche a me che ci vivo dentro da ventordici anni…), perché in fondo è la tua CuginettaPreferita (a volte mi frega il buon cuore, lo so…), perché stupidamente alla domanda “Sabato siete liberi?” hai risposto, ingenua!, “Sì, perché?” e zap! Sei rimasta senza scuse provvidenziali… Ecco, il quadro è un po’ questo. Il restante venticinque per cento di rifiuti è dato da date incompatibili (“Sorry, CuginaBallerinaClassica, ma CuginaBallerinaJazz mi ha prenotato tipo un mese fa, non posso darle pacco…”) o luoghi inaccessibili (“Come? Il saggio è al Picco del Corvo, vicino alla Gola del DragoFetido e ci si arriva solo con un cestino legato sotto a un condor? Oh! Sfiga… ho il passeggino, proprio non posso venire, ci sono troppe barriere architettoniche… Poi come tengo Cadetto lontano dal Drago Fetido, eh? No, guarda… Sorry, eh!”).

In onore di questo meraviglioso periodo musicale, quindi, beccatevi un po’ di musical. In principio erano LORO. “La” coppia. Fred&Ginger. Ginger&Fred. Che saltellavano e cantavano in giro per i film pur odiandosi cordialmente. Si dice anzi che, essendo Ginger non troppo incline alla doccia quotidiana, Fred le avesse galantemente spedito un cestino di saponette con il dolce bigliettino: “Non sono da mangiare”. Per dire, eh. Come abbia fatto lei a non reagire sorridendo e prendendolo in continuazione sui piedi con un tacco dodici ancora non lo capisco, ma la ammiro tantissimo per questo. Anyway, due film per loro!

Cominciamo con “Cappello a cilindro”, del 1935. Che vuol dire che è datato? Lo so anch’io, ma certe cose invecchiando migliorano. Oh. Jerry e il cameriere Bates vengono presentati. Jerry si toglie il guanto della mano destra, ma al cambio di inquadratura ancora lo indossa, e lo toglie nuovamente. Nel 1936 girano “Follia d’inverno”. Viste le temperature che si profilano qui, mi è parso doveroso inserirlo per fingere una rinfrescatina, but still. Fred Astaire è a casa della fidanzata, che ha un gatto nero. A un certo punto questo gatto si strofina ritmicamente contro il retro della scarpa di lui: molto carino, ma per un attimo si coglie una mano che alza e abbassa il gatto tenendolo per il fondoschiena. Un’ulteriore prova che no, nessuno riuscirà mai a far fare a un felino qualcosa che non vuole fare. Severia docet.

Saltellando di un buon trentennio (non che non ci siano stati altri musical, ma non vorrete seriamente che ve li passi tutti, eh?), arriviamo a un classicone di quelli conosciuti anche dai tapiri: “Tutti insieme appassionatamente”, film che personalmente mi piace un casino e potrei recitare seduta stante parola per parola scegliendo un qualsiasi personaggio a caso. Sarà che io e le montagne siamo una cosa sola. E a proposito di montagne! Il Comandante, quando sono nel convento, dice che la famiglia fuggirà attraverso le montagne per scappare dai nazisti. Sarebbe geniale, non fosse che passando il confine dalle montagne si atterra puliti puliti in Germania, il posto ideale per sfuggire ai nazisti… In fondo Georg era un Comandante di Marina, facciamo che la geografia montana gli fosse un po’ oscura?

Dalle montagne austriache ai quartieri di “West Side Story”, altro musical che ha fatto la storia. Quando gli Sharks attaccano Baby John, si può vedere Bernardo praticargli uno sfregio sul lato destro del viso, ma quando più avanti il tenente gli chiede di parlare lo sfregio appare sul lato sinistro. Sarà che era il suo lato migliore, che dire…

Restiamo negli Usa per un connubio australo-americano: “Grease”. Teen-film della fine degli anni ‘70, è diventato un cult. Io mi glorio di avere il cofanetto con il chiodino di pelle, che occupa quattro posti nella libreria dei DVD ma è troppo bellissimo. Quando Frenchy si chiude in bagno con Sandy per farle i buchi alle orecchie, a un certo punto dice che le ha forato un orecchio solo, ma Sandy è stata male. Le porta lo spazzolino, poi Sandy esce dal bagno. Guardate le orecchie: perfette, entrambi i lobi rosa confetto che meglio non potrebbero stare. Se davvero Frenchy le avesse bucato un orecchio con susseguente spargimento di sangue almeno un lobo avrebbe dovuto essere tutto rosso e infiammato. Ops.

In questi saltellamenti ballerini e geografici, arriviamo nel pieno della Belle Epoque parigina con “Moulin Rouge”, il film del 2001 di Baz Luhrmann con Nicole Kidman e Ewan McGregor (futuro Camerlengo…) che sfoderano due voci decisamente inaspettate. L’adorabile Satine si sente male mentre prova un costume. Tossisce e sputa del sangue, chiarissimo segno di tisi, malattia gravissima e all’epoca estremamente diffusa e pericolosa, tanto da confinare i malati il più possibile lontani dai sani, per evitare il diffondersi del contagio. Altamente improbabile, quindi, che la tisica Satine potesse cantare, ballare ed esibirsi come nulla fosse in un luogo pubblico gremito come il “Moulin Rouge” dell’epoca, non solo per questioni di buon senso sanitario, ma anche per questioni fisiche: se era già a quello stadio, certe performance sarebbero state impossibili.

Due anni dopo Luhrmann ci ripropone un musical, con Renée Zellweger e Catherine Zeta-Jones: “Chicago”. Qui, errore storico: il cellophane venne inventato nel 1908 e comunque venne registrato e brevettato soltanto nel 1927 dalla DuPont. È abbstanza strano che un uomo come Amos – che è ritratto nel film come uno scemotto poco acculturato – possa conoscerne l’esistenza proprio nel corso degli anni ’20, quando tra l’altro il cellophane non era affatto così diffuso.

Last but not least. Per riprendermi da tutti ‘sti balletti e saltelli e compagnia danzante (appunto) devo ricorrere ad Alan. Sappiatelo, è la mia panacea per tutti i mali. Ergo, si va su “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street”. Scena del primo duetto Rickman-Depp: Todd fa con il rasoio un taglio netto che asporta barba e schiuma dal collo fino al mento. L’istante dopo, il taglio è più breve (non arriva al mento) e in un posto diverso.

E anche io, stasera, vorrei essere in un posto diverso, invece del teatro in cui mi troverò, per la prima di una lunga, lunghissima serie di serate danzanti. Sob.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori