BLOOPERS/ Il cane di Un amore a 5 stelle e gli errori nei film di chi lavora mentre gli altri sono in vacanza

- Dana Della Bosca

Mentre la maggior parte delle persone è in vacanza, c’è anche chi lavora, come il personale degli alberghi. A loro è dedicato l’articolo di oggi di DANA DELLA BOSCA

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Una scena del film Un amore a 5 stelle

Con l’arrivo delle ferie le città italiane si svuotano.

Non venitemi a dire che non è vero: provate a trovare una panetteria aperta il 15 d’agosto in una città non turistica e giuro che vi pago da bere. Se troviamo un posto dove bere, of course.

Niente di male, eh. Voglio dire, il 15 agosto chiude anche l’Ikea (ho controllato sul sito, qui a Milano son chiusi davvero!), è una onorata tradizione italiana, come il 14 luglio in Francia o il 4 luglio negli Usa.

Io, ovviamente, lavoro. Sono volontaria in una festa di beneficenza che dura 17 giorni e mi occupo del servizio ai tavoli. Sono ven… aehm. Sono *un po’ di anni* che non passo un Ferragosto a casa coi miei. A meno che non vengano a mangiare dove lavoro. Cosa che, per la mia sopravvivenza personale, gli proibisco categoricamente. Ci sono già abbastanza clienti così.

Ergo, oggi onoriamo chi, mentre gli altri sono in vacanza, lavora: camerieri, cameriere, albergatori e ristoratori.

Ragazzi, ve lo giuro: esistono anche clienti normali.

Qualcuno, nella mia carriera, l’ho incontrato.

Cominciamo con la partenza per le vacanze: se voi partite, qualcuno dovrà pur portarvi nel luogo di vacanza designato, no? Eccoci qui: “The terminal”. Certo, a noi in teoria non cambiano improvvisamente il nome del Paese di provenienza, but still. Nella scena del colloquio con il povero Tom (che non capisce una mazza, per puntualizzare), il vice-direttore preleva la sua valigetta, la apre e inizia a estrarne tutto il contenuto. Si può notare che, quando estrae il pacchetto di patatine e lo appoggia (vicino al bordo della scrivania), nella sequenza successiva il pacchetto si trova esattamente in mezzo alla scrivania, pronto per essere sbudellato.

Sia che voliate, sia che guidiate, sia che andiate in treno, eccovi nella vostra destinazione. Diciamo che cominciate a condividere foto su Facebook come trottoline di BeyBlade. Un consiglio: non fatelo. Una foto significativa, massimo due. Altrimenti i vostri contatti vi silenzieranno (alcuni, in genere chi lavora mentre voi ve la spassate in ferie, avranno la tentazione di silenziarvi in senso letterale) o vi spammeranno anche le foto del panino all’acciuga mentre LORO sono in vacanza e VOI no. Oppure vi tortureranno con le foto del nanetto viaggiatore del “Favoloso mondo di Amélie”. Qui, un blooper “classico”, un vero bicchierismo: durante il dialogo tra Amélie e Madeleine, la portiera vedova, la protagonista sorseggia del Porto. Ma in una delle ultime inquadrature della sequenza il bicchiere della ragazza è tornato a essere colmo, senza che nessuno lo abbia riempito di nuovo. Ops.

Siete arrivati alla vostra destinazione, dicevamo. Fate il check in in hotel. Anzi, al “Grand Hotel”. Dove incontriamo baroni e baronesse e nobili che non sempre ricordano di stare al proprio posto: Fiamma e il barone von Geigern si sono appena conosciuti e sono sul ballatoio. Poco prima dell’arrivo di Kringelein, le loro posizioni si invertono al cambio dell’inquadratura.

Il Grand Hotel non vi basta? Vabbè: “Grand Hotel Excelsior”, dai, così si può scegliere. Quando Montesano a cavallo incontra la figlia, le dice “Come sei cresciuta in questi mesi!”. La bambina è scappata da Ginevra per andare all’hotel in quanto è l’11 giugno, il compleanno di suo padre Costanzi. Ma l’ultima volta che Montesano-Costanzi ha visto la figlia era il giorno dell’apertura dell’hotel, il 26 maggio, due settimane prima! Non sono dunque passati mesi da quando non vede più la figlia… Capito che i bambini crescono a vista d’occhio, ma non esageriamo, eh?

Dopo il check in, è il momento di arrivare in camera. Può capitare di incrociare una cameriera. Senza sapere che è una cameriera, magari, come accade in “Un amore a cinque stelle”, con Ralph Fiennes e Jennifer Lopez. Entrambi, peraltro da denunciare al movimento animalista di zona: escono tranquilli con il figlio di lei e il cane per una passeggiata a Central Park. Bon. Il cane se la zompa tranquillo e allegro e loro chiacchierano amabilmente. Da qui in poi, del cane non c’è più traccia. I tre fringuelli vanno a vedere i pinguini. Poi tornano in albergo. E di nuovo, il cane non è pervenuto. Spero si sia associato ai pinguini di New York per la conquista del mondo. Sono sicura che Skipper potrebbe farne un ottimo uso come infiltrato nel mondo umano.

A volte, però, gli alberghi scelti a caso online, magari, non sono ‘sto granché.

Diciamo che avete scelto un albergo caratteristico nel nulla delle montagne americane. Se il custode ha uno sguardo allucinato e non ci sono molti altri clienti (quanto meno, voi non riuscite a vederli…), oltre a non avere nemmeno una connessione internet, probabilmente siete incappati nell’Overlook Hotel e sarà il caso di scusarvi e trovare un’altra sistemazione, anche in una grotta con l’orso Yoghi, prima che Danny vi mostri il suo “Shining”. Quando siamo all’esterno, vediamo che nonostante faccia un freddo becco e ci sia neve ovunque, nessuno caccia fuori una nuvoletta di alito che sia una…

Altre volte, invece, avete scelto un tranquillo motel su una Interstate a caso e il proprietario è pure uno con una faccina tranquilla. Certo, casa sua sembra quella della Famiglia Addams e non escludete che a portarvi la cena possa essere Lurch, ma hey, in fondo costa poco: “Psyco”, ovviamente, con il suo Bates Motel. Quando Norman cala la macchina nel laghetto si vedono le increspature provocate dal cavo che tira la macchina dentro l’acqua. Uh, se sentite l’impellente bisogno di lavarvi… fate il bagno, che è meglio.

E magari, se il direttore di uno sciccosissimo albergo in pieno centro città vi dice che c’è una camera che non affitta, non fate gli sboroni: la “1408” è effettivamente una bella camera, ma voi rischiate di non sopravvivere alla permanenza, e non per la qualità scadente del vitto. Quando il protagonista usa il computer il desktop pare proprio quello di WinXP, ma subito dopo lo “schermo blu della morte” (il BSOD, per gli amici) del crash del sistema è quello di Win95/98. Altro motivo per cui evitare certe camere: già cambiare WinXP con Win8 è qualcosa di molto vicino all’inferno, se poi ti fanno i dispetti e te lo cambiano con Win98…

Se veramente avete pochissimi soldini e avete pensato una cosa tipo “Dai, figurati se non troviamo un buco da qualche parte quando siamo là!”, well, assicuratevi che non vi indirizzino a “Hostel”: quando ad Amsterdam i tre sfigati incontrano colui che li indirizzerà all’hostel nei pressi di Bratislava, questo gli dice, più o meno, “in Slovacchia tante donne sole per via della guerra, uomini tutti al fronte”. Ma quale guerra? La separazione fra Slovacchia e Repubblica Ceca è stata più che pacifica, forse il pessimo regista si confonde con qualche altro Paese… Del resto, la storia contemporanea è quanto di più oscuro ci sia per parecchia parte della popolazione…

Ora della fine, direi che l’opzione più sicura è una sola: ci si fa ospitare. Splendido paese in Sicilia, clima meraviglioso, splendide feste, relax… e “Johnny Stecchino” nascosto in cantina. A inizio film, quando Maria ferma l’auto e guarda Dante dal retrovisore, ci sono due errori grossolani: 1- lo specchio è grande il doppio rispetto alla sua grandezza reale; 2- ciò che si vede nello specchietto alle spalle di Dante è diverso rispetto a ciò che si vede quando lei scende dall’auto (vedi cancello sullo sfondo e grosso cespuglio a fianco di Dante). Gli specchi sono difficili…

Direi che ci possiamo fermare qui, per questa settimana.

Non temete, mi troverete ancora qui a farvi compagnia settimana prossima con una nuova puntata di “Vita da blooperhunter”.

Probabilmente l’unica cosa non in replica o in ferie attualmente in giro, tsk…

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