Vittorio Feltri “salvato da San Cu*o”/ Da Gaber alla fede: “fortunato sia morto papà”

- Niccolò Magnani

Vittorio Feltri a “Live Non è la D’Urso”: dalla fede a Gaber, il giornalista provocatore col sorriso “fortunato sia morto mio papà, perché…”

Vittorio Feltri
Vittorio Feltri (LaPresse)

Una lunga intervista solo due giorni fa da Diaco in “Io e te di notte” aveva messo Vittorio Feltri di nuovo “al centro” della scena politica, giornalista e ultimamente anche “televisiva”. Il provocatore 76enne, nonché direttore di Libero Quotidiano, è atteso alle “5 sfere” di “Live Non è la D’Urso” assieme all’altro Vittorio provocatore, ovviamente Sgarbi. Al netto dei temi trattati stasera nella trasmissione di Barbara D’Urso, quanto raccontato due giorni dall’amico ed ex collaboratore di Libero Pierluigi Diaco ha vissuto tenore dal pubblico al privato, dalla fede alla musica che ha svelato un Feltri assai più “umano” di quanto solitamente viene ritenuto durante i talk politici. Divisivo, mai accettato da tutti, eppure anche stimato per la verve e il sorriso cinico che (quasi) sempre riesce a strappare: «anche i miei detrattori mi stimano? Mi fa naturalmente molto piacere. Tra l’altro quelli che parlano male di me non riescono a ferirmi perché io so che non si può piacere a tutti, quindi accetto sia le lodi, quando ci sono, sia le critiche… le ascolto, ma in fondo me ne frego!». Feltri ha poi raccontato come il rapporto tra lui e la sua famiglia non sia stato sempre “idilliaco”, ma più per i fatti occorsi quando lui era piccolo: «mio papà è morto quando avevo 6 anni. Io non amo svelare cosa c’è in fondo al mio animo, per cui quando mi fanno questa domanda rispondo che in fondo sono stato fortunato, perché anziché avere due genitori che mi rompevano le balle, ne avevo una sola».

VITTORIO FELTRI, DALLA FEDE A… GIORGIO GABER

Dalle lacrime per la mamma morta a 90 anni fino all’iscrizione al Psi, passando per quello che è stato ed è il rapporto con la fede: Vittorio Feltri sempre a Diaco ha raccontato di essere sempre stato parecchio fortunato, al netto di tutto. «Sono sempre stato assistito da un santo che si chiama San Culo, quindi non ho subito negatività di nessun tipo, tranne qualche eccezione, qualche momento di difficoltà che ha qualsiasi persona. Tutto sommato le cose sono filate lisce. Mi dispiace di essere arrivato a 76 anni perché capisco che ormai sono all’ultima curva»; come ha più volte raccontato lo stesso Feltri, il rapporto con la fede è qualcosa di molto complesso e mai del tutto risolto per il giornalista direttore di Libero. «Ci penso, ma non riesco a credere in Dio perché non l’ho mai conosciuto, non l’ho mai incontrato, non ho mai fatto due chiacchiere con lui. Come faccio a credere a qualcosa che non conosco? Mi è difficile. Sono convinto che dopo la morte ci sia il sonno. Quando ti addormenti tu non ci sei più, dormi tranquillamente, qualche volta sogni, ma non sempre, e quindi immagino che sarà una bella dormita eterna», confessa a “Ie e te di notte” un attimo prima che Diaco cambi “registro” per parlare, inaspettatamente, di un aneddoto “musicale” legato alla gioventù di Vittorio Feltri. «Tu hai contribuito alla stesura di questa canzone di Giorgio Gaber (“Destra-Sinistra”, ndr). Te la faccio ascoltare…», chiede Diaco, con Feltri che non si tira certo indietro «Devo precisare che la canzone l’ha scritta tutta lui… eravamo a tavola, e mentre lui scherzava con il testo, a un certo punto io, dovendo andare in bagno, ho detto: “Caro Giorgio, io devo andare in bagno, che naturalmente è sempre in fondo a destra!”. Il mio contributo è stato minimo, e poi questa battuta, che non è neanche una gran battuta, è finita nella canzone, per il resto ha fatto tutto lui. Gaber era un genio, una persona di straordinarie capacità. Io gli ho ricordato una verità e lui l’ha messa nella canzone».



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