“Vivo con 6 pallini in testa”/ Francesca Gengotti, vittima Uno Bianca: “Sangue e…”

- Alessandro Nidi

Francesca Gengotti nel 1988 aveva solo 9 anni quando fu raggiunta dai proiettili della banda dell’Uno Bianca: “Ricordo il mio volto pieno di sangue”

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Banda della Uno Bianca (Foto: Wikipedia)

La testimonianza di Francesca Gengotti, ferita a fine anni Ottanta dalla banda della Uno Bianca, è davvero agghiacciante e riporta alla memoria il clima di terrore che per anni si è respirato nel nostro Paese. La giovane ha ripercorso con lucidità e precisione ogni singolo istante di quel drammatico 30 gennaio 1988 sulle colonne de “Il Corriere della Sera”, quando venne raggiunta da sette proiettili, di cui 6 ancora conficcati nel suo cranio. “Ricordo un fortissimo fischio all’orecchio e la voce di mia madre che grida il mio nome a ripetizione – ha asserito la donna –. Poi, ho in mente la scena successiva: le cassiere che con tantissimi rotoli di carta mi tamponano le ferite e l’immagine del mio riflesso nella vetrina della Coop. Avevo il viso tutto ricoperto di sangue”.

Quel fischio che Gengotti dice di avere udito non era nient’altro che uno dei proiettili che le era entrato dall’orecchio e si era fermato sotto il suo occhio sinistro dove si trova ancora oggi, insieme ad altri cinque: è stato infatti possibile rimuoverne uno soltanto, situato nella schiena. All’epoca era una bambina di nove anni, ma quei 6 pallini sparati con fucili a pompa calibro l’hanno accompagnata per tutto questo tempo e continueranno a farlo anche in futuro.

FRANCESCA GENGOTTI: “ERO ANDATA A FARE LA SPESA CON I MIEI…”

Quell’assalto della banda della Uno Bianca, nel quale fu coinvolta Francesca Gengotti, era diretto in realtà alla guardia giurata Giampiero Picello. La protagonista di quella tragedia sfiorata, su “Il Corriere della Sera”, asserisce che quel giorno si era recata al supermercato a fare la spesa con suo padre, sua madre e sua sorella di 3 anni. A un certo punto “sentimmo degli scoppi alle nostre spalle e mia madre disse: ‘Ma sparano ancora i petardi? Mi sa che uno mi ha preso al collo’. Mio padre era a pochi centimetri dalla guardia giurata che venne assassinata, ma la sua fortuna fu quella di indossare un montone di quelli che si usavano negli anni Ottanta: tutti i pallini rimasero intrappolati nello spesso giaccone”.

Oggi, Francesca Gengotti è una psicologa e quella sparatoria le ha stravolto la vita. Curiosità: sempre il 30 gennaio, a ventiquattro anni dall’agguato subìto, è diventata mamma e, da quel momento, quel giorno per lei è soltanto quello del compleanno della sua bambina.

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