SCENARIO/ 1. La mano tesa di Berlusconi fa più male di Montecarlo…

- Lamberto Icini

LAMBERTO ICINI analizza il momento delicato della maggioranza. La crisi ipotetica del governo, dopo le parole di Berlusconi, passa nelle mani di Fini, che sabato e domenica farà nascere a Perugia il suo nuovo partito

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Forse Silvio Berlusconi sta sbagliando analisi. Non sarebbe la prima volta in questi mesi. Ma di certo il premier è convinto, con la Direzione Nazionale del Pdl di ieri, di aver segnato un punto a suo favore nell’ormai eterna lotta con Gianfranco Fini.

Il Cavaliere ha chiesto al suo “antagonista” di dire chiaramente se intende andare avanti nel sostenere il governo o se, al contrario, ha finalmente deciso di “staccare la spina”. Fini risponderà domani e domenica, durante la convention di Futuro e libertà di Perugia, ma non sarà semplice. O almeno così pensa il presidente del Consiglio convinto più che mai di aver messo il “nemico” con le spalle al muro.

In molti, in realtà, pensano che si tratti dell’ennesima puntata del “gioco del cerino” che si trascina da quando Fini ha deciso di intraprendere un percorso autonomo. Ma forse, stavolta, lo scenario è diverso. Il presidente della Camera, infatti, è sotto pressione. L’opposizione, Partito Democratico in testa, ha lanciato un pressing quotidiano per chiedergli di accelerare la crisi della maggioranza e dell’esecutivo. Non dovesse fare niente, si esporrebbe agli attacchi di una parte politica che, fino ad oggi, lo ha guardato con simpatia. Con il rischio che l’opinione pubblica cominci a considerarlo più una “stampella” del premier, che il suo “killer”.

Ora però la domanda nasce spontanea: che fare? Berlusconi, davanti alla Direzione del Pdl, ha riconosciuto Fli come “terza gamba” della maggioranza e si è reso disponibile a sottoscrivere un “patto di legislatura”. Cioè ha teso la mano alla parte più dialogante, le cosiddette “colombe”, dei finiani. Se Fini decide di rompere rischia di perderli ma, al contrario, se non rompe rischia di perdere i “falchi”. Una soluzione potrebbe essere l’appoggio esterno all’esecutivo: sostegno ai provvedimenti condivisi e mani libere sul resto. Ma il vero problema è che il presidente della Camera teme la crisi (Umberto Bossi ne è sicuro). Soprattutto in questo momento.

Se infatti dovesse cadere il governo l’ipotesi più concreta per il futuro resta quella del voto. Con un Berlusconi ferito, ma non ucciso che potrebbe vendicarsi nelle urne di chi lo ha logorato in questi mesi. Insomma, prima di affondare il colpo, Fini vuole essere sicuro che sia il "colpo mortale". Ma al momento non è così. Ecco perché, ad oggi, il leader di Fli non ha ancora deciso cosa fare.

E il premier? Attende. Negli ultimi giorni si è convinto che per uscire dallo stallo deve tornare ad occuparsi dell’azione di governo. Stamattina in Consiglio dei ministri verrà portato il Programma Nazionale di riforma che contiene le iniziative che l’esecutivo intende mettere in atto per raggiunge gli obiettivi al 2020 su occupazione, conoscenza, energia e clima, povertà.

Allo stesso tempo si continuerà a lavorare sulla realizzazione dei 5 punti su cui il Cavaliere ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Nella mente di alcuni dei suoi consiglieri c’è anche un piano B: la possibilità che Berlusconi faccia un passo indietro per lasciare la guida del governo a un uomo di fiducia che, a quel punto, potrebbe coinvolgere nelle maggioranza, oltre alla Lega, anche l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Sarebbe un modo per liberarsi definitivamente di Fini senza doverne subire il logoramento continuo. Ma questo scenario appare irrealizzabile per due motivi: il primo è che il presidente del Consiglio non sembra affatto intenzionato a ritirarsi dalla battaglia, il secondo è che forse il leader di Fli deciderà di scendere a patti con il premier. Magari già domenica.

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