SCENARIO/ I numeri “sfiduciano” Fini e lo costringono alla pace con Berlusconi

- Lamberto Icini

Il “giorno della verità”, il fatidico 14 dicembre, si avvicina lentamente, l’Aula è ferma e la battaglia si combatte a suon di dichiarazioni e interviste. Più la data si avvicina e più i finiani sembrano disposti a trattare. Come mai? Le risposte di LAMBERTO ICINI

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La rosa è ampia: Gianni Letta, Giulio Tremonti, Angelino Alfano. Ma anche Beppe Pisanu e Roberto Maroni. Da un paio di giorni il Terzo Polo chiede a Silvio Berlusconi di scegliere un successore cui affidare la guida del governo. Ha iniziato Pier Ferdinando Casini e, ieri, si è unito al coro anche Adolfo Urso, che però si è detto disponibile anche a un Berlusconi bis (ipotesi caldeggiata anche dal suo capogruppo alla Camera, Italo Bocchino).

Per alcuni è il tentativo estremo di salvare il Cavaliere prima di “sbattere” contro un voto di sfiducia inevitabile. Ma per i più è il segno di una debolezza crescente.
Fli e Udc stanno provando ad uscire dall’angolo. Tentano la Lega (con Tremonti e Maroni) consapevoli che il Carroccio è l’unico che può veramente chiudere la stagione berlusconiana. Ma fanno appello anche la parte più dialogante del Pdl (Letta, Alfano e anche Pisanu che nelle ultime ore sembra essersi riavvicinato al premier) nella speranza che possano convincere Berlusconi a fare un passo indietro.

A dire il vero, nei Palazzi delle politica si tende a distinguere tra le posizioni di Casini e quelle di Fini. Si dice che il presidente della Camera e i suoi abbiano deciso di firmare la mozione di sfiducia solo dopo che il leader dell’Udc ha dato ampie garanzie sul fatto che il presidente del Consiglio stava trattando un accordo con i centristi. Insomma, piuttosto che rimanere a piedi, i finiani hanno deciso di salire sul carro di Casini convinti che, andando a rimorchio, avrebbero raccolto qualcosa anche loro.

Le "colombe" di Fli, però, continuano ad assicurare che anche loro hanno aperto un canale di dialogo con la maggioranza e che la trattativa prosegue. Di certo è impossibile non notare che, negli ultimi giorni, il leader dell’Udc ha anticipato tutte le mosse dei suoi "alleati".

E la domanda nasce spontanea: perché Fini continua a inseguire? La risposta è contenuta in un numero che circola in questi giorni tra gli addetti ai lavori. Il primo è il 4. Secondo i sondaggi riservati in possesso del presidente della Camera, si andasse al voto domani, Fli non otterrebbe più del 4% dei consensi. Poco per poter sperare di giocare un ruolo da protagonista nel futuro della politica italiana.

A confermare questa previsione "nefasta" ci sono altri due elementi. Il primo è lo scarso numero di firme che sta raccogliendo il manifesto presentato da Fli a Bastia Umbra agli inizi di novembre. Su internet, l’unico posto dov’era possibile sottoscrivere il documento fin da subito, il conteggio è fermo a 39mila firme (ma c’è chi è pronto a giurare che siano molte meno). E i banchetti allestiti nei fine settimana sono stati un vero e proprio flop. Appare quindi difficile che i finiani riescano da arrivare al tetto di 100mila fissato per gennaio.

A questo si aggiunge la mobilitazione che il Pdl ha lanciato mostrando un’inedita compattezza. A Roma, dove Berlusconi è intervenuto telefonicamente domenica, erano oltre 2.000 i militanti scesi in campo (Fini non era riuscito ad andare oltre quota 500) e domenica prossima si replica con gli organizzatori che parlano già di numeri da record.

Insomma Fini si sta lentamente rendendo conto che quelli che lo hanno esaltato in questo avvio della sua avventura sono tutto fuorché persone che lo voteranno in un immediato futuro. Il bacino elettorale del centrodestra lo considera a tutti gli effetti un "traditore". E questo, ovviamente, non è un dato incoraggiante. Meglio quindi cercare un’intesa con Berlusconi prima che sia troppo tardi.

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