SCENARIO/ E alla fine Berlusconi restituì il “favore” a Fini…

- Lamberto Icini

Anche se la maggioranza dei finiani si ostina a negare, su Cosentino alcuni di loro hanno votato con la maggioranza, sfruttando il voto segreto chiesto da Berlusconi. Perché il premier ha deciso di “regalare” ai dissidenti la possibilità di mostrarsi compatti? L’analisi di LAMBERTO ICINI

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C’è un particolare della votazione sull’autorizzazione all’uso delle intercettazioni del sottosegretario Nicola Cosentino che rappresenta una piccola iniezione di fiducia per Pdl e governo. A nessuno è sfuggito, infatti, quello che i finiani si ostinano pubblicamente a negare: alcuni di loro hanno votato con la maggioranza. E hanno potuto farlo sfruttando il voto segreto chiesto proprio dal Pdl.

Perché il partito del premier ha deciso di “regalare” ai dissidenti la possibilità di mostrarsi compatti? Non sarebbe stato meglio far emergere pubblicamente la spaccatura? Che tra l’altro si registra sul tema della legalità che Fini ha usato come clava per marcare le distanze da Berlusconi.

Nei Palazzi si dice che il Pdl il “regalo” non l’abbia fatto al presidente della Camera, ma a quella componente che ormai sempre di più si trova a disagio tra i finiani. La speranza, infatti, è di poterli recuperare in modo da colmare i limiti della “campagna acquisti” fin qui condotta. Il premier è convinto che il 29 settembre, quando si presenterà in Aula, riuscirà a raggiungere quota 316, ma sa anche che non è facile durare a lungo dovendo trattare quotidianamente con ex Udc, Mpa, Liberaldemocratici e chi più ne ha più metta. Un piccolo gruppetto di finiani recuperati darebbe meno problemi.

Sicuramente le trattative ci sono e sono ben avviate (ieri Souad Sbai è tornata nel Pdl). E non preoccupano il Cavaliere  le ultime intemerate del cofondatore del Pdl. Che anzi, a suo avviso, mostrano le enormi difficoltà dell’avversario.

In effetti questo è forse il momento peggiore per i finiani. La vicenda della casa di Montecarlo sta avendo un effetto dirompente all’interno del mondo vicino al presidente della Camera. Le dimissioni dell’ex tesoriere di An Pontone ne sono l’esempio concreto. Pontone è un vero e proprio uomo del secolo scorso: fedele e senza macchia. Se ha deciso di mollare la barca vuol dire che qualcosa comincia a incrinarsi. E non è affatto secondario pensare che, qualora dovesse lasciare Fli, verrebbe meno il gruppo di finiani al Senato.

Un’altra notizia positiva per Berlusconi che comincia a guardare con maggiore serenità al futuro anche se, in uno scenario di questo tipo, l’incidente è sempre dietro l’angolo.

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