“Voglio sposare mio figlio” genitore si rivolge alla Corte/ “Non possiamo procreare”

- Emanuela Longo

“Voglio sposare mio figlio”, richiesta choc di un genitore alla Corte di Manhattan per ribaltare le leggi sull’incesto. La giustificazione “è adulto, non possiamo procreare”

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Immagine di repertorio

Richiesta certamente singolare, quella giunta ad un giudice della corte federale di Manhattan, dove un newyorkese (di cui non si conosce il sesso) ha avanzato la richiesta di sposare il proprio figlio biologico, diventato ormai adulto. L’intento del genitore sarebbe quello di aprire un procedimento per dichiarare le leggi che vietano l’incesto “incostituzionali” e “inapplicabili” e per lo stesso il matrimonio con il figlio sarebbe una “questione di autonomia individuale”. Il ricorrente, come riferisce il Dailymail, avrebbe chiesto di restare anonimo dal momento che comprende che la sia richiesta sia “un’azione che una grande parte della società considera moralmente, socialmente e biologicamente ripugnante”.

Genitore e figlio si considererebbero una “PAACNP” ovvero una coppia “genitore e figlio adulto che non possono procreare”. Nel ricorso viene evidenziato come il vincolo del matrimonio porterebbe la coppia ad un “livello più elevato di espressione, intimità e spiritualità”. Tuttavia, si apprende ancora dalle carte, pur essendo convinto della sua tesi il genitore non avrebbe ancora avanzato la sua proposta di matrimonio al figlio per evitargli “un danno emotivo”. Per la legge di New York l’incesto è un reato punibile con il carcere e i matrimoni incestuosi non sono riconosciuti dallo Stato. Le coppie che si sposano rischiano fino a sei mesi di carcere e una multa.

“VOGLIO SPOSARE MIO FIGLIO”, RICHIESTA CHOC DI UN GENITORE

Secondo l’avvocato Eric Wrubel, il contenzioso sollevato dal genitore sarebbe prematuro dal momento che la coppia non è andata incontro alla negazione di alcun diritto. Ma lo stesso dubita che la causa possa avere successo sottolineando i tabù dell’incesto. Un caso simile lo si è avuto con Woody Allen ma in quel caso non si trattava della figlia biologica bensì adottata dalla moglie. I due si sposarono ed ebbero due bambini ed attualmente sono insieme. Ora, la controversia causa che è stata intentata lo scorso primo aprile arriva a distanza di 7 anni da quando la corte di News York si è pronunciata a favore di uno zio e di una nipote sposati, precedentemente condannati all’espulsione a causa della loro relazione da un giudice dell’immigrazione. L’avvocato della coppia sostenne che i due fossero sposati da 14 anni, non avevano figli ed avevano in comune solo un ottavo dello stesso Dna. Nel 2014, dunque, il giudice Robert Smith della Corte d’Appello acconsentì asserendo che non vi fossero “forti obiezioni ai matrimoni zio-nipote”. Ben diversi i casi di unione e i matrimoni genitore-figlio e fratello-fratello considerati “radicati nell’orrore quasi universale”.



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