VOTO IN ALGERIA/ “La falsa vittoria degli islamisti prepara un nuovo golpe militare”

- int. Carlo Jean

In Algeria le forze islamiste si autoproclamano vincitrici delle elezioni, mentre i partiti di centro e di sinistra non si sono presentati. Il futuro è all’insegna dell’instabilità

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Manifestazioni antigovernative ad Algeri nell'aprile scorso (LaPresse)

Elezioni nazionali in Algeria segnate da un assenteismo elevato: ha votato solo il 30% della popolazione. Un tasso ancora inferiore a quello del dicembre 2019 per l’elezione del nuovo presidente, quando si recò alle urne solo il 39% degli aventi diritto, e che fu segnalato come il più basso nella storia dell’Algeria. Un segnale evidente che la crisi che attanaglia ormai da due anni il paese nordafricano è lungi dall’essere stata risolta, nonostante le elezioni anticipate concesse dal presidente per venire incontro alle proteste della popolazione. I partiti di centro e di sinistra si sono astenuti, così come il movimento Hirak, che portò alla caduta dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika nel 2019. In questo modo ha avuto facile vittoria il fronte islamista, composto dal Fronte per la giustizia e lo sviluppo (Fjd) di Abdallah Djaballah e dal Movimento per la Società e la Pace (Msp) di Abderazzak Makri. Proprio quest’ultimo, nonostante ci vorranno alcuni giorni per terminare gli scrutini, si è autoproclamato vincitore delle elezioni. “È una vittoria che conferma il clima di totale instabilità del paese, dove il presidente Abdelmajid Tebboune non riesce o non vuole allontanarsi dai militari, che di fatto, dall’indipendenza del 1962, continuano a tenere il controllo del paese, andando così contro la volontà popolare per una transizione democratica”.

Una vittoria elettorale con il 30% dei votanti prelude a un futuro molto instabile?

Senza dubbio. La mancata partecipazione dei partiti di sinistra, di centro e del movimento giovanile Hirak, che è stato protagonista delle grandi manifestazioni di protesta degli ultimi due anni, non danno certamente a queste elezioni il volto reale del paese. Ha vinto naturalmente la coalizione islamista, visto che praticamente non aveva rivali.

Un successo degli islamisti cosa significa per il futuro dell’Algeria?

Che molto probabilmente ci sarà un nuovo colpo di stato militare, come già avvenuto. I militari, che da sempre condizionano la politica del paese, non permetteranno alle forze islamiche di governare, perché sono forze che hanno sempre combattuto.

È vero che i militari hanno un forte sostegno da parte della Russia?

Assolutamente sì. Tutta la classe dirigente militare si è formata in Russia ed è sempre stata legata a doppio filo con Mosca. La Francia non è riuscita a ristabilire rapporti, perché i ricordi del passato coloniale e della durissima guerra di indipendenza algerina non sono mai stati superati. La Russia ha permesso all’Algeria un forte sviluppo, soprattutto della marina militare, in modo da permetterle un ruolo importante nel Mediterraneo occidentale, ma non solo, facendo naturalmente il gioco di Mosca.

L’Algeria è il nostro maggior partner commerciale nel Nord Africa, più della Libia e dell’Egitto. Cambierà qualcosa nei rapporti bilaterali?

L’Algeria è un importantissimo partner commerciale per via dell’importazione da parte nostra del gas. Comunque evolva la situazione politica, il gasdotto continuerà a funzionare, perché altrimenti a chi vendono il gas?

Tornando al quadro del Mediterraneo, l’Algeria non è stata toccata dalla crisi dei migranti. Come mai?

L’Algeria non ha conosciuto fenomeni come le Primavere arabe, in quanto l’esercito teneva saldamente il potere ed evitava ogni deviazione che potesse portare alla caduta del regime. In questo modo anche il fenomeno dei migranti è stato tenuto sotto controllo.

Però l’Algeria ha un lungo confine con la Libia, difficile da controllare. La crisi libica non ha toccato il paese?

L’Algeria ha 30 milioni di abitanti rispetto ai 6 della Libia, si sente superiore, anche se si è sempre prudentemente guardata dall’immischiarsi nelle questioni libiche. Si è invece immischiata in quelle tunisine, nel senso che ha appoggiato la stabilizzazione del paese.

C’è poi un fronte aperto con il Marocco, che probabilmente l’ha tenuta maggiormente impegnata.

Sì. L’Algeria sostiene da sempre il Fronte Polisario, il movimento indipendentista del Sahara occidentale. C’è una forte tensione con il Marocco, che invece rivendica i suoi diritti sul Sahara occidentale. 

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