VOTO IN ISRAELE/ Herzog: la “svolta” di Trump su Netanyahu ha aiutato l’Iran

- int. Michael Herzog

La situazione post elettorale in Israele è confusa, ma il prossimo primo ministro sarà spostato al centro. Intanto l’Iran alza la posta in Medio Oriente

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Da sin. a destra: Gabi Ashkenazi, Yair Lapid, Benny Gantz e Moshe Yaalon (LaPresse)

Il centrodestra si è fermato a 56 seggi e il centrosinistra a 55, ma per la maggioranza della Knesset, e quindi per formare il governo, servono almeno 61 deputati. Al centro resta Lieberman, che coi suoi 9 deputati diventa l’ago della bilancia nella partita per la formazione del governo. Raggiungiamo al telefono Michael Herzog, editorialista di Haaretz e ufficiale in pensione dell’esercito israeliano, per capire quale sia la situazione post-elettorale in Israele, dove nessuno ha la maggioranza.

Netanyahu, in campagna elettorale, ha detto di voler annettere la valle del Giordano. Era solo propaganda o è un reale proposito?

È stata sicuramente una mossa ad uso della politica interna, ma l’intenzione c’era. Se la destra avesse avuto la maggioranza, Netanyahu si sarebbe mosso in quella direzione, perché i partiti della coalizione lo volevano. Adesso non si sa chi sarà il prossimo primo ministro, e anche se Netanyahu manterrà l’incarico dovrà spostarsi al centro. Quindi adesso è un’opzione fuori discussione.

Quale potrà essere la scelta di Lieberman?

Liberman ha detto, e io gli credo, di voler formare un governo insieme ai due partiti maggiori, il Blu e Bianco di Gantz e il Likud di Netanyahu. Manterrà un equilibrio tra i due blocchi.

E il governo di unità nazionale non vorrà impegnarsi militarmente nella valle del Giordano.

Sicuramente. Il partito Blu e Bianco di Gantz si è espresso contro questa opzione.

Qual è stato l’effetto in Israele degli attacchi agli impianti petroliferi in Arabia Saudita?

È stato seguito come uno degli eventi più rilevanti, perché è un attacco ai maggiori impianti di produzione di petrolio regionali che ha avuto un impatto forte sul prezzo del greggio. In Israele l’Iran è percepito come una minaccia dagli elettori di tutte le forze politiche, e io sono sicuro che ci sia l’Iran dietro questi attacchi, non importa se siano partiti o no dal suo territorio: solo Teheran ha una tecnologia sufficientemente sofisticata per compiere un attacco del genere, con droni che percorrono centinaia di chilometri e in grado di colpire bersagli ad alta precisione.

Perché l’Iran lo ha fatto?

Per mandare un messaggio all’Occidente: “Se voi bloccate le nostre esportazioni di petrolio, allora noi bloccheremo quelle degli altri, a partire da quelle dell’Arabia Saudita, le maggiori”.

Adesso che cosa accadrà?

Assumendo che abbiano prove certe che c’è l’Iran dietro l’attacco, bisognerà vedere come reagiranno Usa e Europa. Non credo che Teheran abbia paura più di tanto di nuove sanzioni, quindi se queste saranno la risposta che verrà scelta, gli iraniani saranno spinti a superare di nuovo i limiti. Io mi aspetto che, sempre se avrà prove certe, l’Europa metterà in chiaro all’Iran che ci saranno nuove sanzioni, che si sommeranno a quelle americane, già certe.

E gli Usa come si comporteranno?

Gli americani produrranno un report sugli attacchi dei droni nelle prossime 48 ore, già dichiarano di avere la certezza della colpevolezza di Teheran. Ma il punto è cosa faranno: io vedo gli Stati Uniti riluttanti a dare il via a una risposta di tipo militare, e penso che questo verrà visto dall’Iran come un invito a continuare con gesti di questo tipo.

Qual è stata la posizione dell’amministrazione Trump verso questa tornata elettorale in Israele?

L’amministrazione Usa e Trump stesso, in un primo momento, sono stati favorevole a Netanyahu, ma Trump a 48 ore dall’apertura delle urne ha detto che sarebbe stato un voto sul filo del rasoio, e questo è stato interpretato come un allontanamento da Netanyahu. Riguardo alla situazione post-elettorale, che è confusa perché anche se Netanyahu ha perso nessun altro ha vinto, penso che gli Usa non abbiano una posizione chiara al momento.

Dato il contesto in Medio Oriente, lei pensa che una guerra con l’Iran sarà inevitabile?

Non penso sia così vicina. L’Iran non la vuole, non la vogliono gli Usa, non l’Arabia Saudita né Israele. Ma allo stesso tempo non se ne può essere così sicuri. Ci sono situazioni di tensione, ad esempio in Siria, che possono sfuggire di mano. Potrebbe bastare che un israeliano o un americano vengano uccisi da milizie iraniane. Il potenziale di guerra è alto, perché l’Iran ha grosse ambizioni nell’area.

(Lucio Valentini)

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