VOTO ITALIANI ALL’ESTERO/ Bomrad (Lega): la riforma per evitare nuovi brogli

- int. Marcelo Bomrad

Il caso del Senatore Cario deve far riflettere sull’opportunità di cambiare il metodo per votare i parlamentari rappresentanti degli italiani all’estero

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Buenos Aires (Pixabay)

Il recente scandalo dei brogli certificati sul voto italiano all’estero – ma soprattutto la conferma in prima istanza nel voto della commissione del Senato sulle elezioni della carica di Senatore a chi aveva usufruito del voto truccato (ora si attende la votazione segreta in Senato il 1° dicembre) – ha di fatto scoperchiato la pentola non solamente sul sistema di voto totalmente inadeguato, ma su di un mondo, quello politico che gestisce il voto dall’estero, su cui si sapeva molto poco e che adesso appare più chiaro sollevando molti dubbi.

A questo proposito abbiamo intervistato il Dott. Marcelo Bomrad, referente e coordinatore della Lega in Argentina: ingegnere, sposato con tre figli di 14, 12, e 1 anno, nasce a Buenos Aires e rappresenta la quarta generazione di una famiglia originaria del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. Fanatico della bagna cauda e del fegato alla veneziana, ha mantenuto la cittadinanza attraverso quattro generazioni, conservando i tratti delle tradizioni italiane anche durante la sua carriera di imprenditore, che esercita con successo da anni.

In Italia è esploso mediaticamente il caso del Senatore Cario, eletto in Argentina con molti voti contraffatti: ci può spiegare come mai la Lega, in occasione del voto al Senato, si è espressa contro la sua destituzione dall’incarico?

Sebbene questa iniziativa pro-trasparenza del voto all’estero sia stata monitorata all’inizio dall’ On. Porta del Pd, Lega nel Mondo in Argentina l’ha accompagnato permanentemente, indipendentemente della questione ideologica. Per esempio, con appoggio esplicito del sottoscritto nella prima conferenza stampa a Buenos Aires fino a diversi articoli firmati anche da me prima della seduta della giunta del Senato. Alla quale, e nonostante il cumulo de evidenze di broglio, possiamo assicurare che il voto espresso dai senatori della Lega facenti parte della stessa è stato orientato unicamente da ragioni procedurali, che traggono origine dal fatto che il ricorrente ha presentato un ricorso al di fuori dei termini previsti dalla normativa vigente. L’idea di derogare dai termini previsti aprirebbe alla possibilità a ricorsi continui, che implicherebbero un’innegabile instabilità nei lavori del Senato. Rassicuro sul fatto che non vi sia alcuna dinamica dettata da tattiche politiche e che questa risoluzione della Giunta in nessuna maniera risulta vincolante per la votazione finale in aula, che sicuramente condannerà questa condotta fraudolenta. Precisamente, la Lega è sbarcata in Argentina per per mettere fine a questo tipo di condotte che fanno un danno grandissimo alla reputazione della prima collettività italiana nel mondo.

Secondo voi, come dovrebbero cambiare sia il voto all’estero che la possibilità di partecipazione degli italiani alla vita politica della Madre Patria?

La premessa fondamentale per noi è che il voto si deve mantenere, anche se necessariamente migliorare. Mantenere perché in Italia, con 80 milioni di oriundi fuori e 60 in Penisola, più tasso di crescita demografico negativo, l’immigrazione non è più in discussione. Si tratta di capire, però, che tipo d’immigrazione vogliamo: immigrazione “ius sanguinis”, cioè di persone con sangue italiano, o immigrazione “ius soli”? Noi come Lega, e come tutta Europa, siamo per lo ius sanguinis non solo perché privilegia il concetto d’italianità, ma anche perché nessun Paese europeo utilizza lo ius soli. Nonostante, e come dall’inizio della Lega, siamo totalmente aperti all’immigrazione che venga in Italia legalmente a lavorare e pagare tasse. E per veicolare questa immigrazione di rientro non c’è niente di meglio che la partecipazione via il voto alle politiche e anche ai Comites (i comitati degli italiani all’estero, ndr). Il sistema Italia nel mondo ha due colonne: il sistema camerale, gestito dal Mise, e il sistema politico/Comites, gestito dal Maeci. Stiamo ipotizzando di ricreare, senza costi per i contribuenti italiani, il ministero senza portafoglio per gli Italiani nel mondo, per la gestione unificata, strategicamente allineata al sistema camerale e politico per potenziare il Made in Italy nel mondo. Per tale motivo, mantenere il voto è fondamentale.

Si, ma come andrebbe cambiato?

Riguardo alla modalità del voto, risulta evidente che il sistema attuale non funziona. Possiamo osservare una minima quantità di votanti alle politiche e percentuali direttamente ridicole per il rinnovo dei Comites, quest’ultima elezione prodotto di una mente kafkiana: quasi nulla la conoscenza dei problemi della madrepatria, brogli permanenti, ecc. Questa situazione deve necessariamente cambiare e considero che la miglior maniera per farlo è attraverso incentivi agli elettori all’estero, prima di tutto per esprimere il voto e in secondo luogo per farlo per partiti tradizionali italiani, sia di destra che di sinistra, ma italiani, e non votando per partiti non-italiani, come il Maie, creati col solo scopo di usufruire dei vantaggi del sistema. Partiti come questo hanno un difetto d’origine, consistente nel fatto che il 95% della sua base elettorale non paga tasse in Italia, cioè non contribuiscono alle spese dello Stato, ma invece i suoi parlamentari hanno il potere di votare la manovra. Questo disallineamento d’incentivi è stato evidente nella votazione sul taglio dei parlamentari, dove i parlamentari del Maie si sono opposti fortemente. Ugualmente, i votanti si sono espressi a favore della decurtazione. Le dò alcune proposte: in primis, voto per posta elettronica e non per corrispondenza, quindi priorità nei processi consolari, per esempio, rinnovo passaporti a quelli che votano nelle politiche e per il Comites, per finire con una soglia di sbarramento più alta all’estero per partiti non italiani.

Non è comunque la prima volta che assistiamo a brogli elettorali all’estero, ma per quanto riguarda l’Argentina in particolare la situazione desta molti dubbi per quanto concerne i movimenti politici di italiani in quel Paese…

Purtroppo, il caso Cario evidentemente è il più scandaloso, ma a livello Comites accadono pratiche similari: per esempio, il grave caso del signor Dario Signorini, attuale presidente del Comites di Buenos Aires, esempio dell’impunità che gode il Maie in Argentina.

Ce lo può descrivere?

Contrariamente a quanto enunciato dalla legge, il Comites di Buenos Aires non ha mai pubblicato i bilanci. Nonostante quasi nessuno dei nove Comites in Argentina li editi, quello di Buenos Aires li nasconde perché ci risulta stia pagando al proprietario del locale le spese della sua sede. Ma il grave problema è che costui è il medesimo presidente del Comites, cioè Signorini, che affitta. Tuttavia, mentre il Comites di Buenos Aires affitta il locale al suo Presidente, delibera da sempre in sede consolare, perché il locale in affitto di proprietà di Signorini non ha capacità sufficiente per le riunioni plenarie di 24 componenti. Come se l’auto-affitto non fosse un fatto di per sé gravissimo,  osservo con stupore che Signorini appare come responsabile del patronato Acai, dichiarando con totale e assoluta indecenza lo stesso indirizzo e telefono del Comites di Buenos Aires e dello Studio Legale Signorini.  Non è necessario chiarire che esiste una totale incompatibilità tra i responsabili dei patronati e i componenti dei Comites. Infatti, lo stesso Signorini  nel 2015 ha fatto sostituire due componenti neoeletti per questa ragione d’incompatibilità. L’unica e gran differenza fu che questi ultimi due neoeletti non appartenevano alle file del Maie (Decreto consolare 10/2015 del 06/07/2015).

E quindi? 

Grazie all’evidentissimo livello d’impunità che gode il Maie in Argentina, Signorini, con la complicità della maggioranza, non solo ha mantenuto la carica di presidente di uno dei Comites più importanti al mondo (nonostante sia il responsabile di un patronato italiano), ma ha anche la pretesa assurda di presentarsi come capolista Maie a un terzo mandato consecutivo, in altra palese violazione della legge che scarta espressamente questa possibilità. Noi abbiamo impugnato questa violazione davanti il Cec (Comitato elettorale circoscrizionale, ndr) di Buenos Aires che ha risposto che questa impugnazione dipende dal neoeletto Comites in sua prima seduta e che il primo mandato come cooptato non conta. Per noi, se fosse così, per esempio nel Senato italiano potrebbe candidarsi un bambino di cinque anni giacché corrisponde allo stesso Senato la sua accettazione. E in merito al fatto che il primo mandato come cooptato non conti, la legge non lo specifica in nessuna parte, perché non distingue né il tipo di componente (italiano o cooptato), né la forma d’elezione (diretta o indiretta). Sarebbe inoltre assurdamente antidemocratico considerare il mandato come cooptato non computabile, perché darebbe a uno straniero la possibilità di una rieleggibilità senza limiti discriminando un cittadino italiano che solo potrebbe essere eletto due volte.

Quindi la problematica è grave nel suo insieme…

I problemi per gli italiani in Argentina sono pochi se confrontati a quelli della Penisola. In realtà sono basicamente due: migliorare l’attenzione consolare e opporsi fortemente allo ius soli mantenendo lo ius sanguinis. Per fortuna, la Lega è monolitica e senza spaccature in questi due fronti, principalmente sul secondo. Ricordiamo che la Lega è il partito del no-ius-soli e del “prima gli italiani”, che per noi all’estero sarebbe “prima-gli-italiani-ovunque”.

(Arturo Illia)

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