WAGNER/ La nuova “La Valchiria” di Sir Simon Rattle

- Giuseppe Pennisi

Questo CD ha avuto recensioni contrastanti nella stampa musicale specializzata tedesca, ma merita un ottimo rating

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Sir Simon Rattle

Ho ascoltato e visto diverse produzione dal vivo de L’Anello del Nibelungo in Italia, Germania, Austria, Francia e Stati Uniti. Ho anche una decina di registrazioni complete sui miei scaffali. Di conseguenza, io sono e posso essere considerato come un Anello -dipendente, non solo come un wagneriano sfegatato. Una delle produzioni più memorabili che ricordo è quella organizzata dal Festival di Aix-en-Provence, dal Festival di Pasqua di Salisburgo e dalla Berliner Philharmoniker tra il 2006 e il 2009 con un cast stellare, la regia scenica di Stéphane Braunschweig e Sir Simon Rattle nel podio. C’è un CD dal vivo e un DVD anche esso dal vivo di questa produzione; hanno tutti i meriti e le insidie delle registrazioni dal vivo. Tuttavia, sia nelle esecuzioni dal vivo sia nelle registrazioni, l’ascoltatore poteva percepire l’approccio sinfonico di Sir Simon Rattle: cioè l’Anello veniva interpretato come una lunga sinfonia scenica piuttosto che come un mito incastonato in contenuti filosofici, storici e politici.

Quasi quindici anni dopo la produzione di Aix-Salisburgo- Berliner, questa lettura sinfonica è ancora la caratteristica chiave di questa nuova registrazione di Die Wakürie di BR Classic, parte di un nuovo Anello in cui Sir Simon Rattle dirige la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks e solo Eva Maria Westbroek (nel ruolo di Sieglinde) è del cast originale di Aix-Salisburgo- Berlino. Nella direzione d’orchestra c’è una perfetta padronanza senza grandi volate o approfondimenti filosofici, politici, storici e persino religiosi del mito.

Questo CD ha avuto recensioni contrastanti nella stampa musicale specializzata tedesca, ma merita un ottimo rating per la sua superba ingegneria del suono e perché, al pari di Sir Simon Rattle, la maggior parte degli ascoltatori sono interessati al flusso della musica (e all’alta qualità del canto) piuttosto che alle complessità del mito. Sir Simon Rattle ottiene un’esecuzione superlativa dal complesso della radio bavarese. La profondità del suono orchestrale è soprattutto negli archi. I colori di questa interpretazione della partitura vanno oltre le impressioni superficiali come si può ascoltare nelle brevi introduzioni nel primo e nel secondo atto e nella preparazione orchestrale all’”Addio di Wotan” nel terzo. Il preludio al primo atto, per esempio, è semplicemente sbalorditivo – probabilmente uno dei più emozionanti mai registrati. Ci sono alcuni passaggio pesanti; che potrebbero non piacere a tutti. Sir Simon Rattle ottiene una lettura molto diversa dall’orchestra bavarese rispetto a quella dei Berliner Philharmoniker. L’enfasi è sui punti di forza tonali dell’orchestra. Di conseguenza, può sembrare che le linee orchestrali e vocali non siano completamente unificate. Questo genera tensione: a mio parere, è uno dei meriti di questo CD.

Oltre alla lettura orchestrale, anche quella vocale pongono questa produzione al di sopra dell’ordinario. Il Wotan di James Rutherford dimostra ampiamente che non mancano i raffinati bassi-baritoni wagneriani. Al pari di Sir Willard White nella produzione Aix-Salisburgo- Berlino, non è un Wotan dalla voce leggera. E’ dominatore ed anche prepotente ma sembra vulnerabile – Rutherford ci dà un re degli Dei torreggiante ma isolato, specialmente nelle due scene con Brünnhilde al secondo ed al terzo atto.

Anche il tenore australiano Stuart Skelton dà una grande interpretazione di Siegmund. La voce è quasi ideale per Siegmund – potente, in piena sintonia con la parte, e soprattutto con l’ampiezza e la profondità di un eccellente legato e di un suono lirico appassionato. Nel ruolo della sua sorella-amante, Sieglinde, Eva Maria Westbroek è coinvolgente come lo era nella produzione Aix-Saliburgo-Berlino quindici anni fa, quando il suo Siegmund era Robert Gambill. In questo CD, Westbroek e Skelton scalano altezze vocali di grande intensità, e con un equilibrio tra leggerezza e tensione sessuale.

Iréne Theorin è Brünnhilde. L’ho ascoltata nello stesso ruolo in Italia, sia a Napoli che a Palermo. Ha una buona voce potente, ma i critici tedeschi dicono che la sua dizione lascia un po’ a desiderare. La sua delicatezza è chiarissima nei momenti in cui lei è la figlia fragile di Wotan. Nel primo atto, il potente strumento vocale di Eric Halfvarson (Hunding) sembra sopraffare la  Brünnhilde di Iréne Theorin. Elisabeth Kulman è una dura Fricka senza compromessi, una buona coppia con il Wotan di James Rutherford nel loro duetto al secondo atto: Questo CD è un must per i wagneriani che amano ascoltare una grande orchestra ed un cast con un suono superbo.

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