Legambiente ha curato la quarta edizione dei "Parchi del Vento", una guida perfetta per gli amanti del windtourism
C’è il wartourism, lo startourism, il disastertourism e chissà quante altre specializzazioni per turisti che hanno già fatto e visto tutto, e che si scoprono sempre in astinenza di adrenalina, alla ricerca di qualcosa di nuovo, diverso, unico. Adesso, dopo il turismo di guerra (quello che muove i suoi passi verso pericolose e drammatiche zone devastate da conflitti), dopo quello curioso e gossiparo (che spinge a spiare le abitazioni e le location frequentate da divi e divetti), dopo quello che indirizza gli sguardi morbosi su location teatro di catastrofi & disastri, adesso esiste anche il Windtourism, il “turismo del vento”.
Non si tratta di viaggiatori surfisti smaniosi di trovare l’angolo di mare più adatto alle loro performances, ma di chi è attratto dai parchi eolici, quelle distese di pali enormi e altrettanto enormi eliche rotanti, che generano energia pulita ma anche contestazioni accese da parte di chi li accusa di deturpare paesaggi solitamente integri.
Già tre anni fa, ad esempio, i partners proprietari di sei turbine EWT (energy web token, le turbine costruite in Olanda) in Puglia, Calabria e Sicilia, avevano organizzato tour wind tourism nelle loro installazioni. L’iniziativa, evidentemente, ha avuto seguito, visto che è appena uscita la nuova edizione (e siamo alla quarta…) de i “Parchi del Vento”, una guida curata da Legambiente con il contributo di Agsm AIM, RWE, Winderg e il patrocinio di ANEV, su 29 impianti eolici selezionati e mappati in Italia (di cui 7 nel 2025).
Singolare che sia proprio un’associazione ambientalista a editare la guida di quei parchi spesso contestati e tacciati d’essere “distruggicampagna”. “Ma gli impianti eolici – sostiene Legambiente -, se ben fatti e integrati con il territorio, possono essere anche un importante volano turistico. Fondamentale realizzare nuovi impianti a terra e in mare, snellendo e velocizzando gli iter normativi e coinvolgendo le comunità locali”.

Così, fuori dai circuiti turistici più frequentati, si possono scoprire territori dove gli impianti eolici non solo sono laboratori di transizione ecologica ma anche attrattori di turismo. A raccontarlo sono questi 29 impianti selezionati da Legambiente, in una guida unica in Italia che, dal nord al sud della Penisola, ben racconta il connubio vincente tra innovazione, energia pulita e turismo attraverso la formula del viaggio.
Sono tanti e diversi i luoghi dove si possono vedere da vicino questi impianti, scoprendone il loro funzionamento, e allo stesso tempo visitando territori a piedi, in bici o a cavallo e ricchi di storia, cultura, bellezze e prelibatezze culinarie. I sette nuovi impianti eolici (2 in Molise, 1 in Puglia, 2 in Basilicata, 2 in Sicilia,) inseriti nella guida 2025 e che si aggiungono ai 22 censiti nelle precedenti edizioni, ne sono un perfetto esempio:
il parco eolico di Vastogirardi, lungo le creste dell’Appennino molisano, in provincia di Isernia, e quello di Castelmauro in provincia di Campobasso circondato da verde e colline intervallate da piccoli borghi, in Puglia l’impianto eolico Valleverde a Bovino (FG), comune annoverato tra i borghi più belli d’Italia, quello di Partanna (TP), nel cuore della Valle Belice, e quello di Gangi, in provincia di Palermo, tra le Madonie e i monti Nebrodi, e poi in Basilicata l’impianto eolico di “Santa Tecla”, ad Avigliano (PZ), e quello di Tivano, a Lavello (PZ).
Nelle pagine della guida, oltre alla scheda di presentazione di ogni impianto, si possono trovare info su come arrivare nei luoghi, cosa visitare, dove andare a mangiare, quali percorsi e sentieri fare, il tutto insieme a storie e aneddoti dei territori.
Per contrastare l’emergenza climatica e migliorare le condizioni sociali del nostro Paese – commenta Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – è fondamentale non solo far crescere la produzione da rinnovabili e rendere finalmente il nostro sistema energetico libero da carbone, petrolio e gas, escludendo l’inutile e costoso ritorno al nucleare, ma anche fare in modo che queste tecnologie portino sempre più vantaggi ai territori e alle comunità. Gli impianti eolici non sono ecomostri, come affermato da alcune amministrazioni locali.
Con la nostra guida turistica ‘Parchi del Vento’, raccontiamo a cittadini, turisti, curiosi ma anche imprese e amministrazioni come ciò sia possibile perché un parco eolico, se ben integrato con il territorio, può essere un volano per attirare curiosità verso i territori in cui sono ospitati, valorizzando le attività esistenti. Non dimentichiamo inoltre che, per completare la rivoluzione energetica, è fondamentale spingere sempre più sulle rinnovabili snellendo gli iter normativi e coinvolgendo le comunità locali”.
“Intorno ai parchi eolici che raccontiamo all’interno della Guida Parchi del Vento – aggiunge Sebastiano Venneri, responsabile turismo di Legambiente – stanno nascendo sempre di più opportunità interessanti, come percorsi ciclopedonali, passeggiate a cavallo, il passaggio del Giro d’Italia. Ma anche impianti perfettamente integrati con vitigni e uliveti e che permettono di riscoprire tradizioni e culture storiche, ormai dimenticati da molti. Questi impianti sono la dimostrazione che integrare nuovi impianti nel paesaggio è non solo possibile ma anche una sfida che può essere affrontata solo con il consenso delle comunità attraverso forme innovative e affascinanti di valorizzazione delle risorse locali”.
È il caso di ricordare che in Italia l’eolico svolge un ruolo sempre più rilevante, arrivando ad agosto 2025 a quota 13.356 MW di potenza installata, di cui 685 realizzati nel 2024 e 337 nel 2025, in grado di produrre, nel 2024, complessivamente 22.068 GWh/a di energia elettrica, pari al fabbisogno di circa 8,1 milioni di famiglie. Un numero che negli ultimi vent’anni è cresciuto passando da 1.131 MW del 2004 ai numeri attuali, permettendo a questa tecnologia di produrre il 17,2% del totale prodotto da fonti rinnovabili e di fornire un contributo rispetto ai consumi complessivi italiani pari al 7%.
Per accelerare la diffusione dell’eolico, sia a terra sia a mare, occorre però snellire e velocizzare gli iter autorizzativi coinvolgendo sempre più comunità e territori, semplificando anche la normativa per il repowering degli impianti esistenti.
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