WOLF TRAP OPERA COMPANY/ Un cd pieno di ricordi avvincenti

- Giuseppe Pennisi

Da una antica location che ha fatto la storia della musica americana, un registrato dal vivo con un’orchestra poco conosciuta in Europa

Wolf Trap national park Filene Center inside
Wolf Trap Opera

La Naxos ha appena pubblicato un CD di musica americana (An American in Paris di George Gershwin, An Outdoor Overture di Aaron Copland, Songfest di Leonard Bernstein). È eseguita da un’orchestra poco conosciuta in Europa (la Wolf Trap Opera National Orchestral Institute Philharmonic, diretta da James Judd) e con giovani cantanti americani (Kerriann Otano, Taylor Raven, Zole Reams, Alexander McKissick. Joshua Conyers, Patrick Guetti) ora agli inizi della loro carriera nei teatri d’opera statunitensi. Si tratta di un disco utile per ottenere una buona comprensione della musica e degli artisti americani. Per me ha una dimensione aggiuntiva: mi porta ricordi avvincenti del periodo (1967-1982) quando io e la mia famiglia vivevamo negli Stati Uniti, nella zona di Washington DC, e il Wolf Trap Centre era un luogo che abbiamo visitato di frequente. Sono tornato a Wolf Trap ogni volta che ho visitato gli Stati Uniti in estate.

Che cos’è Wolf Trap? Quando Diana Ross o la National Symphony Orchestra sono sul palco di Wolf Trap, sono in quella che era una fattoria di proprietà di una donna visionaria, Catherine Filene Shouse. Quando fondò Wolf Trap nel 1966, la signora Shouse aveva già 71 anni. Aveva sempre servito lo Stato, piena di decorazioni e con profonde radici nella capitale, anche perché ha lavorato (gratis) con tutti i Presidenti da Woodrow Wilson a Bill Clinton. La signora Shouse iniziò ad acquistare terreni agricoli al di fuori di Washington, DC nel 1930 per usarli come rifugio dalla vita cittadina. Nel 1956, aveva 168 acri (circa 70 ettari). Stava coltivando una varietà di colture, e l’allevamento di cavalli e cani. Ancora più importante, la fattoria serviva come luogo di ritrovo per la famiglia e gli amici, così come per i leader della comunità sociale e politica di Washington, DC, dove godevano di cene, feste, danze, carnevali e semplici passeggiate nella natura in campagna. Era il vero luogo dove “si facevano le nomine” e si prendevano decisioni di grande importanza.

Nel 1966, la Signora Shouse ha deciso di donare cento acri della sua fattoria al Governo degli Stati Uniti, con anche i fondi per costruire un grande anfiteatro (quello che oggi è il Filene Center). L’obiettivo della signora Shouse era quello di proteggere la proprietà da strade e periferie, nonché di creare un luogo dove le arti potessero essere godute in armonia con la natura. Nello stesso anno, il Congresso accettò il dono della signora Shouse e designò Wolf Trap come parco nazionale per le arti dello spettacolo.  Wolf Trap è gestito come una partnership pubblico-privato tra il National Park Service, che mantiene i terreni, e la Wolf Trap Foundation, che supervisiona i programmi artistici, educativi e amministrativi. Documenti del 1632 mostrano lupi avevano un ruolo minaccioso nella regione. Infatti, coloro che intrappolavano i lupi e portavano la testa all’Assemblea Generale della Virginia, ricevevano una taglia. Alla fine, i lupi divennero meno diffusi. Tuttavia, dal XVIII secolo, ‘Wolftrap’ (Trappola per Lupi) era il nome ufficiale della località e di un ruscello che la attraversava.

La “stagione” inaugurale al Filene Center, nel 1971, vide la partecipazione di Van Cliburn; Julius Rudel dirigeva la New York City Opera con Norman Treigle; e spettacoli della National Symphony Orchestra, della Choral Arts Society di Washington, della United States Marine Band e dei Madison Madrigal Singers. Da quel momento, il Filene Center di Wolf Trap attira artisti di fama mondiale di ogni genere – molti dei quali ritornano ogni estate. Per esempio, nel 1975, io e la mia famiglia (compresa la nostra figlia non ancora di cinque anni) abbiamo visto e ascoltato una spettacolo davvero unico: La Bohème di Puccini prodotta dal Metropolitan Opera, in tournée, con Renata Scotto e Franco Corelli protagonisti. Questa fu l’unica volta nella loro carriera artistica che si esibirono insieme, anche se avevano le loro residenze a New York ed erano amici intimi.

Nel 1981, la signora Shouse ha donato un’altra sede per ospitare piccoli spettacoli. Due fienili del XVIII secolo vennero portati in Virginia e ricostruiti in un modo che mantenessero il loro fascino rustico, ma offrivano un’acustica superba. Insieme, le due strutture ora compongono i Barns at Wolf Trap: presentano più di ottanta spettacoli dall’autunno alla primavera. Sono la sede della Wolf Trap Opera Company, fondata nel 1971 e da allora emersa come uno dei programmi principali degli Stati Uniti per giovani cantanti. Sempre nel 1981, Wolf Trap Foundation ha preso la decisione di investire nell’educazione artistica per i bambini fino a cinque anni di età, in particolare nelle aree svantaggiate e di creare un Wolf Trap Institute dedicato a questa missione. Questa decisione è nata dal desiderio di utilizzare le arti dello spettacolo per coinvolgere meglio i bambini nelle prime fasi della loro vita. Nei decenni successivi, il Wolf Trap Institute è diventato un’istituzione leader con 17 programmi negli Stati Uniti.

Concentriamoci sul CD. An American in Paris e An Outdoor Overture sono pezzi ben noti. La Wolf Trap Opera National Orchestral Institute Philharmonic, diretta da James Judd offre una esecuzione molto professionale, ma non sorprendente. La sorpresa è Songfest quando arrivano i giovani cantanti. Ascoltate Israfel su un testo di Edgard Allan Poe o su To the Poem su un testo di Frank O’Hara quando tutti si esibiscono e mostrano un grande grado di coordinamento: il gruppo femminile raggiunge le vette celesti e i contrappunti di gruppo degli uomini in un registro basso.

In The Pennycandystore Beyond the El (su un testo di Lawrence Ferlinghetti) c’è quasi un confronto tra uomini e donne in una canzone che ricorda la musica folk americana Molto interessante il brano n. 7 dove dopo un interludio orchestrale e una canzone piena di nostalgia (To what you said da Walt Whitman nel brano n. 6), due testi molto americani sono combinati (I , Too, Sing America di Langston Hughes e Okay ‘Negroes’ di June Jordan). Insomma, anche gli ascoltatori che non hanno i miei ricordi personali, ottengono una buona conoscenza della musica moderna americana.



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