YARA GAMBIRASIO/ Pc e cellulari Bossetti tornano alla difesa: e ora… (Quarto Grado)

- Emanuela Longo

Yara Gambirasio, il caso a Quarto Grado: possibile svolta per Massimo Bossetti e nuova battaglia sulla prova scientifica del Dna

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Yara Gambirasio, Quarto Grado

La difesa di Massimo Bossetti è rientrata in possesso in questi giorni di alcuni reperti che erano stati sequestrati dalla procura durante l’inchiesta culminata con la condanna in Cassazione all’ergastolo del muratore di Mapello. Uno smartphone, un vecchio cellulare, due computer, una chiavetta Usb, un hard disk: è possibile che questi oggetti possano raccontare oggi un’altra verità sul caso Yara Gambirasio? La trasmissione Quarto Grado si è soffermata ieri nell’analizzare l’aspetto relativo ai computer: proprio le ricerche pedopornografiche effettuate su quel computer sono state utilizzate dall’accusa contro Massimo Bossetti. Diversi anni dopo è possibile dimostrare che a digitare quelle combinazioni di parole così compromettenti fosse stato qualcun’altro? E può essere, com’è già stato dimostrato per altre ricerche, che queste si siano autogenerate come spesso accade sui pc? Un altro interrogativo riguarda i cellulari di Bossetti: la trasmissione di Quarto Grado si domanda come sia stato possibile che una bambina così ubbidiente come Yara abbia accettato il passaggio in macchina di uno sconosciuto senza che tra i due vi sia stato mai nemmeno un sms o una chiamata…(agg. di Dario D’Angelo)

OMICIDIO YARA GAMBIRASIO, IL CASO

Sono trascorsi nove anni da quel drammatico 26 novembre 2010, quando Yara Gambirasio, tredicenne di Brembate, in provincia di Bergamo, fece perdere misteriosamente le sue tracce dopo aver frequentato la sua palestra. Quella sera, della promessa stella della ginnastica artistica non si ebbero più notizie. Quarto Grado, stasera dedicherà nel corso della puntata un ricordo sentito alla giovane la quale fu ritrovata senza vita solo il 26 febbraio dell’anno seguente in una campo di Chignolo d’Isola, a circa dieci chilometri dalla sua casa, dove viveva con il resto della famiglia. Dalla scomparsa di Yara trascorsero quasi otto anni prima di poter scrivere nel libro della giustizia italiana il nome di Massimo Bossetti, carpentiere di Mapello, il quale il 12 ottobre 2018, dopo tre gradi di giudizio, è stato condannato definitivamente all’ergastolo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Secondo tre differenti Corti, sarebbe stato suo il Dna inizialmente attribuito ad Ignoto 1, ritrovato sugli indumenti di Yara. Una prova schiacciante, “regina” per dirla in gergo, che non avrebbe dato scampo a Bossetti nonostante la sua costante e ripetuta proclamazione di innocenza.

OMICIDIO YARA GAMBIRASIO: NUOVA BATTAGLIA SUL DNA?

Massimo Bossetti, sin dal giorno del suo arresto per l’omicidio di Yara Gambirasio si è sempre detto estraneo alle accuse. Marito e padre di famiglia, l’uomo fu incastrato proprio da quello che per l’accusa sarebbe il suo Dna. Ed esattamente il materiale biologico rinvenuto sulla vittima è stato per anni oggetto di dibattito tra accusa e difesa ed ancora oggi continua ad esserlo, nonostante anche la Cassazione abbia confermato la condanna dell’uomo al carcere a vita. Oggi, dal carcere di Bollate nel quale è attualmente detenuto, Bossetti non si arrende, intenzionato più che mai a dimostrare la sua innocenza. E alla luce di alcune clamorose novità emerse di recente, i legali dell’uomo hanno annunciato una nuova battaglia sulla prova scientifica che ha portato alla condanna del muratore. La svolta, come spiega in settimanale Oggi, sarebbe giunta in seguito alle dichiarazioni di Giorgio Casali, docente di genetica e consulente dell’Accusa per l’omicidio di Yara Gambirasio, che ha affermato che “il Dna di Ignoto 1 è sempre stato al San Raffaele. L’abbiamo conservato. E c’è ancora. Anche se proprio in questi giorni stiamo restituendo il materiale genetico alla Procura di Bergamo che lo ha richiesto”.

MASSIMO BOSSETTI, VERSO REVISIONE DEL PROCESSO?

Massimo Bossetti e la sua difesa ha ripetutamente chiesto che venisse effettuata una superperizia al fine di confrontare il Dna del condannato per il delitto di Yara Gambirasio con quello di Ignoto 1. Richieste che tuttavia sono sempre stata respinte, motivate dal fatto che i reperti fossero ormai esauriti. Ora però emerge un’altra verità che, se confermata, potrebbe davvero aprire la strada ad una possibile revisione del processo per Massimo Bossetti. Ed è stato l’avvocato Claudio Salvagni, uno dei difensori dell’uomo condannato all’ergastolo, a preannunciare la possibilità di presentare una denuncia per frode processuale congiuntamente una domanda di revisione del processo: “Il materiale genetico c’è sempre stato e c’è ancora. E la Procura lo ha sempre saputo. La superperizia si può e si deve fare”, ha tuonato. Il caso potrebbe avviarsi verso una possibile quanto clamorosa svolta? Sempre Salvagni ha annunciato che in caso di conferma di quanto dichiarato da Casali, “verrà valutata ogni possibile azione per il ripristino della giustizia violata, non esclusa una denuncia penale per frode processuale”.

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