Yara Gambirasio/ Massimo Bossetti “io innocente”, difesa chiede nuovi accertamenti

- Emanuela Longo

Yara Gambirasio, il caso a Quarto Grado a 10 anni dal delitto: Massimo Bossetti continua a proclamarsi innocente, le parole affidate al suo avvocato

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Massimo Bossetti

Sono trascorsi 10 anni dalla morte di Yara Gambirasio, ed il caso approda oggi nel corso della puntata di Quarto Grado. La tredicenne di Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, fu uccisa secondo la giustizia italiana da Massimo Bossetti, considerato il solo colpevole e condannato all’ergastolo in tutti e tre i gradi di giudizio. I difensori di Bossetti però non si arrendono ed anzi continuano a credere alla sua totale innocenza e per questo chiedono nuove analisi sul furgone del loro assistito. Massimo Bossetti, muratore di Mapello, ha più volte proclamato la sua totale estraneità rispetto alle accuse a suo carico ed anche in occasione del decimo anno dalla morte di Yara ha voluto rompere il silenzio dal carcere di Bollate affidando al suo legale, l’avvocato Claudio Salvagni all’AdnKronos: “Yara non ha avuto giustizia, io sono dietro le sbarre ma non sono il colpevole”, ha dichiarato. Il muratore è certo della sua innocenza al punto da aggiungere: “Io non voglio uscire per un cavillo, voglio uscire perché la perizia sul Dna dimostra che non sono un assassino”. Come un mantra l’uomo continua a ripetere di essere innocente, parole che Bossetti pronuncia sin dal momento del suo arresto e poi al pm Letizia Ruggeri che lo ha accusato di aver ucciso la piccola Yara e di averla lasciata esanime in un campo di Chignolo dove è poi stata rinvenuta senza vita. Le stesse parole le ha ribadite anche nelle aule di un tribunale, le stesse che lo hanno riconosciuto colpevole.

YARA GAMBIRASIO, MASSIMO BOSSETTI VERSO REVISIONE PROCESSO?

Tutta Italia ha imparato a conoscere Massimo Bossetti come “Ignoto 1”. L’uomo ad oggi nega di aver colpito alla testa la 13enne Yara Gambirasio, di averla accoltellata in varie parti del corpo e di averla poi lasciata morire in un campo. “Contro di me c’è un Dna strampalato, sto ancora aspettando le prove vere”, si difende, ‘gelato’ da parte della Corte d’Assise di Bergamo che ha prima acconsentito e poi negato la possibilità al pool difensivo di visionare i reperti, tra cui gli abiti della vittima e la traccia genetica considerata la “firma” dell’assassino. Intanto, il prossimo gennaio la Cassazione si pronuncerà sul ricorso presentato dalla difesa di Massimo Bossetti, rappresentata dagli avvocati Salvagni e Paolo Camporini. Cosa potrebbe accadere? In caso di accoglimento per la prima volta si potrebbe lavorare alla revisione del processo e semmai quel giorno dovesse arrivare, per Massimo Bossetti potrebbe finalmente giungere anche la possibilità di far valere la sua verità da anni riproposta e ben distante da quella finora condivisa da tre gradi di giudizio.

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