ZAGOR COMPIE SESSANTA ANNI/ Le avventure dello Spirito con la scure

- Paolo Vites

Sessant’anni fa usciva il primo fumetto di Zagor, Lo spirito con la scure, il nuovo personaggio della casa editrice Bonelli già autrice di Tex Willer

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Cico e Zagor

Tex Willer no, Tex Willer era il fumetto dei “grandi”. Negli anni 70 lo leggevano i nostri papà. Ci provammo anche noi bambini di 10, 11 anni appena passati per Topolino e affacciatisi al fumetto “adulto”. Ma Tex Willer era anche un po’ noioso: pagine e pagine di discussioni dei quattro “pards” seduti al tavolo del saloon davanti a “fumanti bistecca e patatine” discutendo dei loro nemici da acciuffare. Tante, troppe parole e poca azione. Zagor no, era pensato e studiato per un pubblico più semplice, che si accontentava e preferiva l’avventura, l’eroe sempre in movimento, non era solo un western sebbene ambientato in un’epoca poco chiara, perché facevano capolino avventure con mostri spaziali, vampiri, fantasmi, scienziati pazzi. Un po’ di letteratura gotica pescata a piene mani da Frankenstein e anche gli zombi di Haiti. Tanta azione e poche parole, per questo ci appassionammo a lui che in questi giorni compie sessant’anni con una edizione speciale che riproduce il primo album, perché allora, 60 anni fa, i fumetti si pubblicavano in strisce orizzontali.

Era il giugno 1961 e faceva capolino Lo Spirito con la Scure, personaggio misterioso, un bianco, che viveva in una altrettanto misteriosa palude, quella di Darkwood, lontano da tutti. Tex no, Tex esisteva già dai primi anni del Dopoguerra. Ma avevano in comune una cosa, entrambi erano difensori dei pellerossa, cacciati e sterminati dai bianchi invasori, cioè i nostri autori italiani, il leggendario Sergio Bonelli figlio del capostipite inventore di Tex Gianluigi Bonelli, capostipite della gloriosa casa editrice ancora esistente, avevano studiato abbastanza per andare contro l’iconografia hollywoodiana dove gli indiani erano i cattivi e i bianchi, i visi pallidi i buoni. No, Zagor e Tex si sarebbero sempre schierato in difesa degli ultimi, fossero gli indiani, i cittadini sfruttati da sindaci e sceriffi malvagi, i cacciatori e gli allevatori vittime dei grandi latifondisti, l’esercito americano sanguinario e oppressivo. E se Tex aveva tre grandi amici con lui a dividere le avventure (Kit Carson, il figlio Kit e il navaijo Tiger Jack), Zagor, a dimostrare come il fumetto era pensato per i più giovani, si muoveva con un accompagnatore improbabile, Don Cico Felice Cayetano Lopez Martinez Y Gonzales detto Cico per brevità, un messicano ciocciottello preoccupato da una sola cosa: mangiare. Zagor doveva molto a Tarzan ovviamente: come lui si muoveva tra gli alberi delle foreste aiutandosi con le liane e lanciando il suo grido di guerra, “Ayak”.

Per tutti noi ragazzi cresciuti negli anni 70 Zagor ci fece imparare che il mondo non era buono, che i cattivi esistevano, ma che si potevano e si dovevano combattere,. Chi scrive si avvicinò al fumetto poco prima del numero cento, con una trilogia di album indimenticabili ambientati nell’isola di Haiti, VuduLa notte dei maghi e Zombi. Naturalmente in queste avventure horror si scopriva sempre che dietro a zombie, vampiri, uomini lupo c’erano dei cattivi che usavano il male per infliggere sfruttamento sui più poveri. Ma ci pensava lo Spirito con la scure a aggiustare le cose. Sessant’anni dopo per forza di cose Zagor ha perso molto dello smalto di un tempo, ma è normale. Conta però ancora su tanti fedelissimi, i numeri originali hanno valutazioni da migliaia di euro nel circuito dei collezionisti. Noi possiamo dire solo di essere cresciuti bene, con un grande autore che ci ha fatto compagnia con i suoi fantastici eroi insegnandoci che la vita è bella, avventurosa, anche se bisogna impegnarci in prima persona per far valere il bene. Cose che i ragazzi di oggi davanti a video giochi dove ci si diverte ad ammazzare e a distruggere non sanno cosa sia.



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