ZANGRILLO/ “60% pazienti pronto soccorso in codice verde, disorientamento generale”

- Davide Giancristofaro Alberti

Il professore del San Raffaele, Alberto Zangrillo: “Il 60% dei pazienti in pronto soccorso sono codice verde, dimessi nel giro di una decina d’ore”

alberto zangrillo coronavirus
Alberto Zangrillo, Ospedale San Raffaele Milano (LaPresse)

Alberto Zangrillo ha cercato di spiegare meglio la situazione ospedaliera, alla luce dei numerosi allarmi lanciati negli ultimi giorni a causa dei casi di covid in crescita esponenziale. Riferendosi al suo nosocomio, il San Raffaele di Milano, Zangrillo ha sottolineato: “Il mio osservatorio è piuttosto indicativo, il 60% dei pazienti che giungono in ospedale vengono dimessi nelle 10 ore successive – le parole rilasciate durante il programma di Rai Uno, La Vita in Diretta – sono i cosiddetti codici verdi: ritengo che questo dato sia assolutamente comprensibile, c’è un disorientamento generale delle persone che sono molto spaventate e trovano nell’ospedale un punto di riferimento”. E ancora: “Nell’ospedale ci sono diversi livelli di cura: la semplice osservazione, una terapia di sostegno all’ossigenazione, l’assistenza ventilatoria non meccanica, fino alla situazione più estrema. Se un ospedale riesce a organizzarsi sul territorio in questo modo cerca di lavora in modo ordinato e coordinato”. Zangrillo ha poi specificato che è indubbio che il virus continui a circolare e che rimane estremamente pericoloso: “Se vogliamo arrivare al controllo assoluto, non ci riusciremo mai“. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ZANGRILLO VS RICCIARDI: “CHIUDERE MILANO? INVOCO CONTE. MASSIMO GALLI MI DENUNCI”

Il professor Zangrillo, primario di terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, è stato ospite quest’oggi in collegamento con il programma di La7 ‘L’Aria che tira’ e nell’occasione ha commentato le parole di stamane di Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, in merito alla necessità di chiudere al più presto Milano e Napoli: “Io penso e spero – le dichiarazioni di Zangrillo – che la dichiarazione sia decontestualizzata rendendola surreale. Se fosse vero, l’unico modo che ho di commentare è quello di implorare il presidente del Consiglio dei ministri di parlare lui a nome di tutti. Perché chiudere Milano e Napoli è qualcosa di estremamente importante e significativo e penso che debba essere preannunciato e fatto dal Capo del Governo”. Quindi il primario del San Raffaele ha aggiunto: “Io dico: chi parla se ne assume la responsabilità. Il professor Ricciardi avrà degli elementi che lo portano a dire coscientemente e con senso di responsabilità quanto ha detto. Se così non fosse è un problema suo e degli organismi preposti, il Cts e il governo stesso. Io continuo a cercare di farvi capire quello che noto quotidianamente. Non dico che sono tranquillo, però sono e devo essere responsabile”.

ZANGRILLO VS RICCIARDI E GALLI: “SE PENSIAMO CHE LA SOLUZIONE SIA QUELLA DI CHIUDERCI IN CASA…”

Zangrillo ricorda come in ospedale non vi siano soltanto i casi di coronavirus, purtroppo: “Ho delle responsabilità – continua – nei confronti di questo tipo di malati e ho delle responsabilità anche nei confronti degli altri malati. Stamattina mi sono dovuto occupare di casi acutissimi con patologie che non c’entrano con Sars-Cov-2. Ci sono tutte queste situazioni in un ospedale. Per cui noi responsabilmente dobbiamo essere in un sistema organizzato che si occupa di tutto”. In merito ad un eventuale nuovo lockdown, Zangrillo aggiunge: “Se noi pensiamo che la soluzione sia quella di chiudere tutti in casa, è probabilmente corretta se è stato detto, però dobbiamo anche capire quali sono le conseguenze a cui ci esponiamo se chiudiamo tutti in casa. Comprendete? Perciò io adesso mi aspetto di ricevere dalla mia Regione delle informazioni su come dobbiamo comportarci in ragione di queste dichiarazioni”. C’è tempo anche per una querelle a distanza con Massimo Galli dell’ospedale Sacco: “Voglio fugare ogni dubbio: il professor Galli trova sempre il tempo di accusarmi velatamente e nemmeno troppo velatamente, Io questo tempo non lo trovo, ho sempre cercato di essere rispettoso. Però gli do un consiglio: questo accusare senza fare mai apertamente il nome forse è figlio della sua antica militanza sessantottina, di cui si fa vanto. Il nemico veniva additato senza nominarlo. Lui ha un modo semplice per risolvere il suo problema: faccia una denuncia alla procura della Repubblica contro il professor Alberto Zangrillo”.

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