Calcio e altri Sport
giovedì 15 aprile 2010
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CALCIOPOLI - Mario Sconcerti, editorialista del Corriere della Sera e opinionista Sky, prende posizione sulla vicenda calciopoli, partendo dall’udienza di Napoli. Come ha scritto più volte assegnare lo scudetto tolto alla Juventus a un’altra squadra fu un azzardo, ma in questa intervista a il sussidiario.net si spinge oltre e definisce «brutta» la telefonata tra Facchetti e Bergamo. Certo le intercettazioni presentate dalla difesa sono differenti da quelle di Moggi per stile e forma, ma la sostanza non sembra cambiare molto: «Non si possono avere contatti con chi deve giudicare». E sulla società Juventus, bersagliata dalle critiche dei tifosi, spiega che nel 2006 l’atteggiamento di autodenuncia permise al club di evitare la serie C. Infine si concede una riflessione sul nervosismo di Mourinho che si ripercuote sulla squadra.
Sconcerti, cosa esce di rilevante dall’udienza di Napoli?
È stato dimostrato che c’era un lungo giro di telefonate tra società e designatori. Bergamo l’aveva detto, ma non era stato ascoltato.
Il fatto nuovo è rappresentato dalle intercettazioni presentate dalla difesa di Moggi?
Sono in una diversa forma ed eleganza rispetto a quelle contestate a Moggi, ma sembrano alleggerire la posizione dell’ex direttore generale della Juventus.
Ha sbagliato, quindi, la Juventus nel mezzo del polverone giudiziario ad autodenunciarsi e a prendere le distanze da Moggi e Giraudo?
In quel caso c’è stata una decisione netta, bisogna però contestualizzare il fatto. Capisco la delusione dei tifosi juventini, ma in quel momento la Juventus sarebbe finita in serie C e penso che questa condanna sia stata evitata anche grazie alle decisioni forti prese dalla società. Il regolamento dava la Juve in C: l’atteggiamento della società è servito.
In queste ultime ore la famiglia ha precisato che il nome di Collina nell’ormai nota telefonata Facchetti-Bergamo è stato fatto, diversamente da quanto indicato dalla difesa nerazzurra, dal designatore e non dal nerazzurro…
Cambia poco. Facchetti faceva il suo mestiere di presidente. Nelle telefonate si parla chiaramente di arbitri, ma non si possono avere contatti con chi deve giudicare. Facchetti è stato più elegante, ma dal punto di vista della giustizia sportiva resta una brutta telefonata. Bisogna anche fare una precisione in merito alle famose schede svizzere, perchè non appartengono alla prima giustizia sportiva: in pratica all’epoca della condanna non si era a conoscenza dell’esistenza delle schede svizzere.
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