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DOPING/ Scandalo Russia, Putin apre un'inchiesta. Il messaggio alla Wada: ammettiamo alcune colpe

Vladimir Putin risponde alle accuse della Wada aprendo un'inchiesta sullo scandalo doping che ha colpito il mondo dell'atletica in Russia. Da Mosca arrivano le prime, abbozzate ammissioni

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DOPING RUSSIA, LA RISPOSTA ALLA WADA (OGGI 12 NOVEMBRE 2015) - La Russia risponde alla Wada. A pochi giorni dalle clamorose accuse dell’agenzia mondiale antidoping rivolte alla Federazione dell’atletica russa (clicca qui per approfondire), da Mosca sono arrivate le prime ammissioni circa il rapporto dettagliato nel quale si dice come la Russia, con la complicità del governo, avrebbe occultato centinaia di test antidoping effettuati sui propri atleti.

“Gli atleti che non hanno avuto nulla a che fare con il doping non dovrebbero assumersi la responsabilità di chi ha infranto le regole”: questo il messaggio che arriva direttamente dal presidente Vladimir Putin, come riportato da Sky Sport. Il capo del Cremlino si è incontrato con i funzionari dello sport presso Sochi, sede delle Olimpiadi invernali dello scorso anno, e ha comunque rifiutato l’ipotesi che l’atletica russa riceva una punizione collettiva. Putin ha però allo stesso tempo chiesto che le autorità interne avviino un’inchiesta sulle accuse della Wada: “E’ necessario che se ci sono dei dubbi non restino problemi aperti” ha dichiarato. A lato di queste parole sono arrivate anche quelle del presidente federale ad interim Vadim Zeliconok, che ha ammesso parte del problema rivelando di essere d’accordo con alcune della accuse rivolte alla Russia. “Certe cose però non sono più attuali” ha detto “perchè le abbiamo corrette da tempo”. Chi rimane fermo sulle sue posizioni è il Ministro dello Sport Vitaly Mutko, che ha parlato in favore dell’onore degli atleti e ha ribadito con fermezza che gli atleti non trovati positivi debbano partecipare alle competizioni; inoltre ha lanciato dubbi sulle accuse da parte della Wada, ricordando che “spendiamo miliardi di rubli nella lotta antidoping”. Subito dopo però ha comunque teso una mano, invitando i funzionari della Wada a visitare Mosca “per sei mesi o anche per un anno”. Una vicenda insomma che è ben lungi dall’essere terminata, e che anzi è appena iniziata; ancora Zelicionok, nel confermare che una contro-risposta sarà inviata dalla Russia entro questa sera (lo ha detto all’agenzia R-sport) pensa che, se anche una sospensione ci sarà, “non avverrà comunque in modo severo. Potrebbero darci del tempo per correggere gli errori, e abbiamo comunque diritto di appellarci contro qualunque decisione verrà presa nei nostri confronti”.

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