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STRAGE IN PAKISTAN/ Uccidere 141 bambini, è la "giustizia" degli assassini

Pubblicazione:mercoledì 17 dicembre 2014

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"È uno dei giorni più bui della storia dell'umanità" ha scritto su twitter Kailash Satyarth, il premio Nobel per la pace 2014. Credo che nella storia questa frase sia stata detta altre volte. Per esempio ai tempi di Erode. Forse è da sempre il sottotitolo di ogni strage di innocenti. I Talebani volevano far sapere al governo, all'esercito governativo, cosa stanno soffrendo loro e le loro famiglie, i loro figli. Il fascino dell'occhio per occhio e dente per dente è il fascino della tentazione umana di fare della giustizia una dea con la bilancia. Sui piatti il peso deve essere uguale. Chili contro chili, quintali contro quintali, tonnellate contro tonnellate, per fermare l'ago della bilancia nel giusto, in mezzo. 

A noi uomini piace la giustizia un tanto al chilo. Ci piace la giustizia che toglie una capra a chi ha rubato una capra. Ci piace anche se il risultato non sarà restituire una capra ma ferirsi col dolore. Chiamiamo quest'illusione "giustizia riparatrice". Forse con le capre funziona, ma già se alla tua capretta vuoi bene non funziona più perché tu non vuoi un'altra capra, ma la tua capretta. Se una mamma uccide per sbaglio il pesce rosso, il bambino guarda a lungo, perplesso, il pesce rosso sostituito di nascosto perché conosce qualcosa che, sembra, i talebani non sappiano: ciò cui vuoi bene è sempre unico. 

Per questo, nelle ferite che la violenza scava negli affetti, i piatti non sono mai pari. Questo è il motivo per cui la legge del taglione è una menzogna. Il dolore non si placa col dolore. Non è vero. Neanche col doppio del dolore. Non funziona con i bambini e i pesci rossi nella boccia, figuriamoci se funziona con i figli. Le armi uccidono. La giustizia della bilancia è un'arma. Uccide. Uccide i bambini sui piatti delle bilance. Uccide i padri. Perché?

Perché il sangue si mischia e fa di tanti dolori un solo lamento. È l'unica parità che si ottiene con la morte. Oggi in Pakistan un signore, dei due figli che aveva, ne ha trovato uno vivo ma dell'altro non sa nulla perché forse è in un ospedale tra cento cadaveri. I Talebani vogliono far sapere al governo, all'esercito governativo, cosa stanno soffrendo loro e le loro famiglie. Se ora questo padre "pakistano governativo" potesse raccontare il suo dolore ad un padre talebano, quale di più di comunicazione avverrebbe?

Il dolore non te lo puoi scambiare. Il mio dolore ha il nome della mia vita. Posso chiederti di starmi vicino e di guardarlo con me, ma non puoi prenderlo al posto mio. Il dolore non si colma col dolore perché non c'è simmetria nel dolore come non c'è simmetria nell'amore.


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COMMENTI
22/12/2014 - Le intenzioni malvagie (luisella martin)

"Abbiamo detto ai nostri uomini di non colpire i bambini piccoli ...". Oggi ho pensato che per poter salvare Gesù Bambino dalla strage programmata da Erode, Dio ha suggerito a Giuseppe di scappare. Eppure era Dio e volendo avrebbe potuto distruggere i soldati romani come fece con gli egiziani quando li annegò nel mare. Credo che sia il maligno a suggerirci le intenzioni cattive che poi facciamo nostre; ancora oggi, come nel Paradiso Terrestre il diavolo agisce contro l'uomo perché odia Dio e non potendo fargli del male direttamente lo colpisce nella creatura più amata da Dio che è l'uomo. Quando si accettano i suggerimenti del diavolo tanto da farli propri (come succede anche agli estremisti islamici) agli uomini giusti non resta che scappare. Qualunque rappresaglia, anche se ammantata di giustizia, non fa altro che stuzzicare l'astuzia nel compiere altro male. La famiglia di Nazaret ci insegna così.