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SCUOLA/ 1. Un prof: le mie tre domande (non preconcette) sulle prove Invalsi

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (Immagine d'archivio)

Caro direttore,

tornano le prove Invalsi, tornano portandosi dietro le polemiche di questi anni che di fatto hanno evidenziato problematiche che nessuno ha voluto affrontare e su cui sarebbe ora dare qualche chiarimento. 

Vi è una posizione aprioristicamente schierata contro le prove Invalsi che è più diffusa di quanto si creda, perché è trasversale agli schieramenti sindacali, e sarebbe ora di superarla, perché per l’appunto è una posizione pregiudiziale che non vuole neanche entrare nel merito della questione. Ma non è questo il problema, le prove Invalsi hanno una loro fondatezza e sono state elaborate in modo professionale. Il problema non è se accettarle o rifiutarle, ma porsi la questione ad un altro livello. Io, che ho da sempre avuto una certa perplessità su questo tipo di prove, vorrei allora proporre alcuni interrogativi sperando che vi sia qualcuno che cominci a prenderli sul serio così da rispondervi. Il mio è solo un semplice tentativo. 

1. Il primo interrogativo riguarda il che cosa intendono valutare queste prove. Non è per nulla chiaro, proprio per il modo con cui questi test vengono formulati, non si capisce che cosa vogliano valutare. Al di là delle intenzioni di chi li ha formulati e li formula sembra che i test ondeggino tra due argini: il primo, quello di valutare il livello medio di preparazione degli studenti, il secondo, quello di dare un giudizio sul livello di preparazione che offre una scuola. È un ondeggiamento che crea di fatto confusione, oltre a mettere un sospetto sulla validità stessa della prova. Si dice e ridice che non vi si nessuna intenzione di valutare gli insegnanti, sarebbe interessante capire perché mai, e poi chi ha paura di una valutazione? D’altro canto è ridicola questa rassicurazione degli insegnanti, da una parte perché non è vero che un test simile non li giudichi, dall’altra l’attendibilità del giudizio è piuttosto discutibile, ma sarebbe interessante capirne la natura. 

2. Il secondo interrogativo è ciò su cui si poggia il primo, è l’interrogativo su che cosa si possa valutare di un percorso scolastico. È ora di dire a chiare lettere se si possa o no valutare l’insegnamento e quali siano i criteri da mettere in campo. Finiamola di nasconderci dietro argomentazioni vuote e puramente pretestuose, è tempo che chi ha lavorato per elaborare questi test dica in modo esplicito che cosa intende per valutare e dica se si possa valutare il lavoro degli insegnanti, altrimenti a che serve mettere in piedi un meccanismo così sofisticato, che gioca a valutare ma di fatto non valuta? 



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COMMENTI
08/05/2013 - Invalsi, maturità, statistiche (Vincenzo Pascuzzi)

“TORTURA ABBASTANZA A LUNGO I DATI ED ESSI CONFESSERANNO QUALUNQUE COSA” (*). 1) A mio giudizio e fino a indicazione precisa della fonte, è falsa e incredibile l’affermazione che “in certe regioni esce dalla maturità con il massimo dei voti il 20% degli studenti”. 2) In Calabria, forse una delle regioni del sud sospettate (le allusioni mi suonano fastidiose e un po' ipocrite), nel 2012 i 100 sono stati pari “solo” al 7,7% (mentre la media nazionale era del 4,4%). 3) Le analisi parziali e i confronti grossolani su dati statistici relativi a una porzione piccola e particolare del totale (come il 7,7% o il 4,4%) possono portare a conclusioni non sempre fondate e condivisibili. Come e in che misura, ad esempio, le percentuali dei voti finali alti sono influenzate dal più alto valore percentuale degli abbandoni scolastici? Il 7,7% è infatti relativo ai maturandi reali, chissà, se rapportato ai maturandi potenziali (i 18, 19enni), risulterebbe allineato con la media nazionale. 4) D’altra parte, i risultati dei quiz Invalsi sono sfavorevoli alle regioni del sud. Ma, almeno finora, gli invalsi sono stati effettuati alcuni anni prima della maturità e limitatamente a due sole materie. Allora si potrebbe pensare – è insieme ipotesi e provocazione - che gli abbandoni avvengano tra l’ultimo invalsi e l’esame finale di stato. Oppure “gli insegnanti della stessa scuola” si comportano diversamente nelle due occasioni? (*) http://www.maggioantonio.it/barzellette/statistiche.htm

 
06/05/2013 - Che delusione... (Giorgio Israel)

Egregio professor Mereghetti, duole vedere che anche una persona stimabile come lei cada vittima del più piatto conformismo. Lei dice che l'opposizione alle prove Invalsi è pregiudiziale perché non vuole entrare nel merito della questione. Forse è vero per qualcuno, ma moltissime obiezioni proprio di merito, e anche del tutto specifiche, sono state fatte e non è venuta alcuna risposta percepibile salvo anatemi contro chi si oppone e riaffermazioni di principio che non vi è nulla da obiettare. Quindi, è proprio il contrario: la posizione pregiudiziale che non vuole entrare nel merito è quella dei paladini dell'Invalsi. Tra questi ora si schiera anche lei dichiarando che “le loro hanno una loro fondatezza e sono state elaborate in modo professionale”. Davvero? Io ne ho viste che ritengo infondate e chiaramente elaborate da qualcuno che non conosce la materia. Ma lei sentenzia che tutto va bene ed è professionale con stile da Ipse Dixit. Lei è l'esempio vivente di dove ci sta portando questa mentalità da stato totalitario. Non mi risponda, tanto per lei è tutto chiaro e le uniche critiche da prendere in considerazioni sono le sue, ovvero quelle di chi prende le distanze dagli "scomunicati". Preferisco restare in questa schiera.

 
06/05/2013 - ancora peggio (martino bellani)

Io rimarrei ancora più terra terra. Che affidabilità avranno i risultati finché i test saranno corretti dagli insegnanti della stessa scuola? Dobbiamo forse fidarci dell'onestà dei colleghi tutti? in un Paese in cui in certe regioni esce dalla maturità col massimo dei voti il 20% degli studenti?