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ANALISI DEL TESTO MATURITA' 2013/ Esami di Stato, "L'infinito viaggiare" di Claudio Magris (prima prova Tipologia A) svolgimento di M.C. Gomaraschi

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ANALISI DEL TESTO MATURITA' 2013, PRIMA PROVA ESAMI DI STATO L'INFINITO VIAGGIARE DI CLAUDIO MAGRIS - 1. Comprensione del testo - Il testo di Claudio Magris, tratto dalla Prefazione del suo libro L’infinito viaggiare, si configura come una riflessione personale dell’autore sul tema del viaggio; per il suo carattere di riflessione quasi confidenziale, è un brano difficilmente riassumibile. Tuttavia vi sono nel testo, e sono facilmente individuabili, alcuni punti attorno cui si snoda il discorso dell’autore. Un primo motivo, che occupa la porzione più lunga del brano proposto, è costituito dalla riflessione sul legame del viaggio con la frontiera. Essa infatti viene descritta come qualcosa che definisce una realtà separandola da un’altra, aiuta a comprendere che non solo viaggiare significa passare dall’altra parte di una frontiera, ma scoprire di essere sempre stabilmente dall’altra parte di una frontiera. La frontiera, nel discorso dell’autore, individua poi una separazione tra ciò che è noto e ciò che è ignoto, come successe a lui personalmente nel caso della frontiera con la Jugoslavia, che rappresentava il distacco dal “minaccioso impero di Stalin”.

Il secondo tema toccato nel brano sia pure tangenzialmente - è infatti accennato soltanto nelle ultime quattro righe del testo - è il riferimento alle “genti”, la popolazione del luogo straniero che inizialmente viene percepita come “barbar[a], pericolos[a] e pien[a] di pregiudizi” ma tra cui poi ci si può confondere “fino a non sapere più […] in quale paese si sia”.

2. Analisi del testo - 2.1. Lo stile formale del testo si può definire colloquiale, quasi confidenziale. Il lettore si trova davanti a un brano che potrebbe essere la pagina di un diario personale: in questo stile trovano spazio la citazione dell’esperienza provata dall’autrice Marisa Madieri, prima moglie di Magris, il racconto dell’infanzia dell’autore con l’esperienza della frontiera invalicabile verso il “mondo dell’Est” e un anacoluto, nella frase che occupa le righe 8-11 del testo. Nonostante lo stile colloquiale il discorso è organizzato, il pensiero del narratore si snoda chiaramente, diviso in sezioni ognuna delle quali approfondisce un aspetto della visione della frontiera, ed è aiutato dalla punteggiatura. Le frasi non sono molto lunghe, la punteggiatura aiuta a scandire i pensieri espressi e li rende un tutt’uno organico. Concorre ad aumentare la chiarezza del testo il fatto che l’autore in questo brano opera sempre partendo da una frase breve separata dal resto del periodo da un segno di punteggiatura forte, i due punti, il punto fermo o il punto e virgola. Questa prima frase significa in sintesi il concetto che egli vuole esprimere – “non c’è viaggio senza che si attraversino frontiere –”, “oltrepassare frontiere:”, “dietro quelle frontiere c’era insieme l’ignoto e il noto”. concetto che Magris spiega, approfondisce o concretizza mediante un aneddoto nelle frasi successive.

2.2. L’idea di frontiera è centrale nel testo, in quanto l’attraversarla è, secondo il narratore, condizione necessaria del viaggio. Essa viene descritta come elemento che definisce una realtà, separandola da un’altra di natura diversa, aiuta quindi dare forma all’individualità, caratterizzando un popolo o una nazione. La frontiera inoltre costituisce il confine con un mondo insieme noto e ignoto, soprattutto se si tratta di quella che separa il proprio paese da un altro: nell’esperienza personale dell’autore il confine con la Jugoslavia, rappresentava il confine con un territorio noto e ignoto allo stesso tempo, noto perchè quei territori avevano fatto parte dell’Italia, ignoto perché era stato per diverso tempo impossibile accedervi. 



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