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SIRIA/ Bombardamenti a Homs, uccisi due giornalisti occidentali

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Un giornalista francese e uno statunitense sono rimasti uccisi a Homs in Siria, nei violenti bombardamenti che ormai continuano da settimane. Si tratta di Marie Colvin e di Remi Ochlik. Altri giornalisti, tre o quattro, sarebbero rimasti feriti. Una bomba è caduta sul centro stampa nel quartiere presidiato dai ribelli al regime, Bab Amr, che le truppe del presidente siriano assediano ormai dal 4 febbraio con grande spargimento di sangue anche di donne e bambini. Secondo la rete siriana per i diritti umani, nella capitale Damasco nelle ultime ore sarebbero state arrestate circa trenta persone ("Sono entrati nelle case, scatenando il panico tra i residenti Oltre 30 persone sono state arrestate" ha testimoniato un attivista) mentre ventisette altre sarebbero state giustiziate dopo condanna a morte. La giornalista americana rimasta uccisa lavorava per il Sunday Times: la donna era molto conosciuta anche perché in un attentato nell'isola di Ceylon tempo fa era rimasta ferita perdendo un occhio. Da allora portava una benda nera ma questo non le aveva impedito di continuare la sua attività di inviata in zone di guerra. Non sono i primi giornalisti a perdere la vita nella città di Homs: lo scorso 11 gennaio venne ucciso un giornalista francese, Gilles Jacquier, inviato della emittente televisiva France 2. Le morti di oggi sono state confermate da Al Jazeera. Una situazione sempre più drammatica quella in cui versa la Siria sull'orlo della guerra civile mentre la repressione governativa continua sempre più violenta e sanguinaria. Il segretario di Stato Hillary Clinton si recherà intanto venerdì prossimo in Turchia. In programma un incontro con l'organizzazione Amici della Siria, impegnato nell'opposizione e nella lotta al regime di Assad. Tra le ultime novità, quella di cominciare a rifornire di armi i ribelli siriani. Anche la Casa Bianca tramite il portavoce Jay Carney ha fatto sapere che si sta valutando l'ipotesi di assistenza militare internazionale ai ribelli. Una assoluta novità perché, nonostante qualche minaccia di rito da parte del presidente degli Stati Uniti, fino ad oggi l'America aveva escluso qualunque possibilità di coinvolgimento militare.



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