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CRISTIANI IN SIRIA/ Don Leon: ci vogliono morti, ma noi rimarremo qui, con la nostra gente

Pubblicazione:domenica 24 maggio 2015

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Ha appena terminato di celebrare messa, don Alejandro Leon, quando risponde alla telefonata de ilsussidiario.net. Di origine spagnola, si occupa di un centro giovanile a Damasco e come tutti i religiosi di Siria è in mezzo ai suoi fedeli anche in queste ore difficili in cui i miliziani di Isis sembrano avvicinarsi minacciosamente alla capitale. Non conosce di persona l'ultimo sacerdote rapito proprio in questi giorni, padre Jacques Murad, ma lo conosceva di fama per la coraggiosa attività nella sua comunità, che non ha mai abbandonato anche quando i terroristi si sono avvicinati al suo villaggio: "Quella che voi chiamate testimonianza da parte di noi religiosi in Siria, è solo il minimo che possiamo fare, è un obbligo con la nostra coscienza di religiosi, con l'impegno che abbiamo preso. Come cristiani prima che come religiosi, noi rimarremo qui, con la nostra gente". Don Leon sente la vicinanza nella preghiera dei cristiani di occidente, ringrazia anche per gli aiuti economici che arrivano dall'Europa, ma ha una richiesta precisa da rivolgere: "Vorremmo che la voce del popolo che sappiamo vicino a noi arrivasse fino ai potenti, ai vostri governanti perché cambiassero atteggiamento e la finissero di appoggiare la parte sbagliata, di comprare il petrolio di contrabbando che serve agli jihadisti per comprare nuove armi dall'occidente che uccideranno noi cristiani". Un'accusa dura, ma vera: le responsabilità dell'occidente verso il sangue versato in Siria sono altissime. 

 

Don Leon, lei conosceva di persona il sacerdote rapito, padre Murad?

Non di persona, ma il suo nome era noto. Il suo prodigarsi per i suoi fedeli e non solo era ben noto in Siria.

 

Ha idea di chi ci sia dietro a questo rapimento?

No, non ho idea, ma in Siria non vengono rapiti solo i preti, i cristiani siriani rischiano la vita ogni giorno, siamo tutti in pericolo allo stesso modo. E' una situazione di pericolo, la nostra, che vive tutto il popolo.

 

Dopo la caduta di Palmira la situazione è ancora più difficile. La gente fugge di casa?

Sì, tanta gente fugge. Tutto il nord, tutta la zona di Aleppo è nelle mani dell'Isis e tutti sappiamo cosa fa questa gente quando conquista una città, uccide e fa violenze terribili. Quando si avvicinano a un villaggio è logico che la gente fugga, ha paura di essere uccisa. 

 

Adesso si sono avvicinati ulteriormente a Damasco. Come vivete questa situazione?

Con tanta paura. Ci sono sempre più missili che arrivano sulla città, armi sempre più potenti, i miliziani dispongono, è evidente, di armi nuove e sempre più distruttive. 

 

Il rapimento di padre Jacques che si era rifiutato di lasciare la sua comunità, riporta in primo piano la testimonianza di voi religiosi in Siria.


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