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15 dicembre 2018 – AGGIORNATO ALLE 6:08

SCENARI/ Dagli Usa alla Turchia, ecco la strategia dei Muri

La decisione di Trump di continuare il muro con il Messico costruito dai suoi predecessori è al centro del dibattito, ma vi sono molti altri muri di cui si potrebbe discutere. CARL LARKY

06.03.2018 - Carl Larky

La dura presa di posizione del presidente della Turchia, Erdogan - LaPresse

La costruzione di un muro lungo il confine tra Stati Uniti e Messico è stato uno dei temi della campagna elettorale di Donald Trump e continua ad essere uno dei punti centrali del suo programma come presidente. Questa posizione ha provocato reazioni indignate tra i suoi oppositori, anche in Europa, e si è addirittura evocata l’immagine del Muro di Berlino, con una chiara distorsione ideologica. Il “Muro” per antonomasia era stato costruito non per tenere fuori estranei considerati una minaccia, come nel caso del muro di Trump, ma per impedire ai cittadini della DDR di fuggire in Occidente. I latinoamericani cercano di varcare la frontiera statunitense per entrare in quello che pensano sia il “paradiso Usa”; quelli che cercavano di superare il Muro, spesso rimanendo uccisi, cercavano di fuggire dal “paradiso comunista”. Qualunque sia la valutazione della proposta di Trump, mi sembra una grande differenza.

Di certo la costruzione di una barriera lungo tutto il confine è discutibile ed è, infatti, discussa sotto diversi profili anche in questi giorni: la sua reale utilità per frenare il traffico di droga e l’immigrazione illegale, il suo costo, tutto da stabilire ma senza dubbio non indifferente, chi lo dovrà pagare, e la pretesa di Trump che sia il Messico è almeno discutibile; perfino problemi ecologici, per non parlare dei problemi legati alla moralità e democraticità della decisione. Ciò che si tende a dimenticare è che Trump intende portare a termine, sia pure a modo suo, un muro già esistente realizzato dai suoi predecessori. La decisione di costruire una barriera al confine con il Messico risale al 1993, presidente il Democratico Bill Clinton, ed è stata riconfermata e ampliata da una legge del 2006 sotto la presidenza del Repubblicano George W. Bush. Questa legge, Secure Fence Act, venne votata anche da Barack Obama e Hillary Clinton, anche se successivamente rinnegarono tale decisione. Allo stato attuale, la barriera già costruita è stata terminata nel 2011, copre circa un terzo del confine con il Messico e rappresenta circa la metà di quanto vorrebbe aggiungere Trump.

Polemiche analoghe furono causate, e tuttora continuano, dal muro costruito da Israele agli inizi degli anni 2000 verso i Territori palestinesi, per cercare di bloccare i terroristi. Senza dubbio questa barriera ha causato gravissimi danni alla popolazione palestinese, ma secondo le autorità israeliane ha contribuito in modo determinante alla riduzione degli atti terroristici. Di parere diverso i commentatori della parte avversa, che attribuiscono la diminuzione degli attentati al cambio di strategia di Fatah e Hamas.

Motivi di sicurezza sono anche dichiarati per altri muri nella stessa regione, rimasti fuori dal fuoco mediatico: le barriere che Erdogan ha deciso di costruire lungo i confini della Turchia con la Siria, l’Iran e l’Iraq. Il muro con la Siria è ormai quasi completato e quello con l’Iran, di soli 144 chilometri contro i circa 900 di quello con la Siria, è in avanzata costruzione, mentre quello con l’Iraq è per il momento allo stato di dichiarazione di intenti. Secondo Ankara, la necessità della barriera con l’Iran è data è proprio dal successo di quella con la Siria, che ha spinto i terroristi, leggi curdi, a utilizzare il confine iraniano.

Il dibattito sui muri tende a mettere in ombra problemi reali ai quali le barriere non riusciranno a dare risposta. Nel caso statunitense, ciò che rimane all’ombra del muro sono le grandi differenze tra i ricchi Stati del Nord, Usa e Canada, e il resto del continente americano. Un problema, peraltro, che non sembra essere prioritario per Washington, nonostante la crescente penetrazione del “nemico” cinese in Sud America. Il commercio di droghe dal Messico agli Usa rappresenta una grave minaccia, ma ciò dovrebbe portare a una stretta collaborazione con il Messico, dove ormai i narcotrafficanti spadroneggiano. Anche per Israele il muro è un paravento per evitare di affrontare e risolvere una volta per tutte la questione dello Stato palestinese; per la verità, l’atteggiamento della maggior parte degli Stati arabi e degli stessi palestinesi non aiuta molto in questa direzione. Così come nessun muro consentirà al governo turco di risolvere la questione curda, una questione interna con la propria minoranza curda prima ancora che un problema con i curdi siriani o iracheni.

I casi citati sono però tutt’altro che eccezioni. Secondo un’analisi  apparsa l’anno scorso su Worldatlas, ci sono nel mondo 21 barriere/muri confinari già costruiti, 7 in costruzione e altri sei in programma. In Medio Oriente è particolarmente attiva l’Arabia Saudita, con barriere e reticolati lungo il suo confine con l’Iraq e in parte di quello con lo Yemen. In Asia, l’India ha barriere ai confini con il Pakistan, il Bangladesh e il Myanmar, questi ultimi ancora in costruzione. Barriere e reticolati sono stati costruiti anche sui confini tra le varie Repubbliche ex sovietiche dell’Asia Centrale e dall’Iran sul confine con il Pakistan.

Anche in Europa sono molti i confini presidiati da barriere, reticolati o muri: tra Bulgaria e Turchia, tra Ungheria e Serbia e Croazia, tra Slovenia e Croazia, tra Macedonia e Grecia. Anche Regno Unito e Francia concordarono la costruzione di un muro per impedire il passaggio dei migranti attraverso la Manica e mura circondano le enclave spagnole in Marocco. Da non dimenticare poi il muro che divide in due Cipro, separando la parte greca da quella turca. Insomma, Trump potrebbe ben dire di essere in buona e numerosa compagnia.

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