RISIKO/ Merkel e Macron, sovranisti a tutto “gas” dalla Cina alla Russia

- La Redazione

Lega e M5s sono spesso accusati nei media di essere “sovranisti”, ma cala il silenzio di fronte al sovranismo di Francia e Germania e ai loro affari con Mosca. AUGUSTO LODOLINI

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Emmanuel Macron e Angela Merkel (LaPresse)

Come già durante la campagna elettorale, nei frenetici giorni di trattative per la formazione del governo si è sentito spesso accusare M5s e Lega di essere “sovranisti”. Esclusa la possibilità che Di Maio e Salvini volessero tornare alla monarchia, credo che in molti abbiano ritenuto il termine pleonastico: essendo l’Italia uno Stato sovrano, tutti i partiti politici italiani dovrebbero essere definiti sovranisti. La cessione della sovranità italiana a un altro Stato sarebbe alto tradimento. Il discorso vale anche se riferito alla cessione parziale di sovranità all’Unione Europea, che deve avvenire in base a precisi trattati che devono essere discussi approfonditamente e, comunque, non in contrasto con la nostra Costituzione. Su questo punto la Germania è stata monolitica in difesa della propria sovranità e sul prevalere della loro Costituzione sui trattati europei. Che, come è nella natura stessa dei trattati, possono comunque essere ridiscussi e da cui si può comunque recedere.

Di fronte ai viaggi di Emmanuel Macron e Angela Merkel, prima entrambi a Washington e ora rispettivamente a Mosca e a Pechino, i nostri media e opinionisti non hanno, tuttavia, lanciato accuse di “sovranismo”. Eppure, non risulta che il duo sia in missione per conto dell’Ue, quantomeno non vi è traccia di un simile mandato formale da parte di nessuna istituzione dell’Unione. Assente anche l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Sicurezza, a dimostrazione della inutilità di questa carica, così fortemente voluta da Matteo Renzi per l’italiana Federica Mogherini.

Macron e Merkel sono a Mosca e Pechino solo per promuovere e difendere gli interessi dei loro Paesi: gli eventuali vantaggi anche per il resto dell’Unione rimangono semplici effetti collaterali. E’ naturale che sia così, ciò che non è naturale è che questo non valga per l’Italia e che questo sia stato accettato praticamente da tutti i passati governi italiani. Forse questa è una delle ragioni per cui M5s e Lega hanno raccolto il 50% dei voti e adesso i loro elettori, ma penso anche molti che non li hanno votati, si aspettano che il governo giallo-verde giochi un ruolo attivo in Europa e sulla più ampia scena mondiale.

Perplessità suscitano anche le critiche sulla posizione filorussa attribuita a Matteo Salvini. Macron non è andato a Mosca con la “faccia feroce”, ma piuttosto con una folta delegazione di imprenditori desiderosi di fare affari con i “cattivi” russi. In prima fila la Total — sì, quella dietro l’attacco di Sarkozy alla Libia per far fuori l’Eni — che sta sviluppando a Yamal, dove c’è una delle più grandi riserve mondiali di gas, un progetto con la russa Novatek e la cinese Cnpc per la produzione di gas liquido, valutato in 27 miliardi di dollari. La minaccia però, per alcuni commentatori di casa nostra, viene dai tentativi dei “sovranisti” di riprendere le nostre esportazioni verso la Russia di quel pericoloso materiale strategico che sono gli ortofrutticoli.

A proposito di gas, nei giorni scorsi Angela Merkel si è improvvisamente ricordata che il Nord Stream 2 avrebbe privato l’Ucraina di buona parte dei proventi derivanti dal passaggio del gas russo sul suo territorio. Ha fatto quindi presente a Vladimir Putin la necessità di salvaguardare gli interessi ucraini: essendo il gasdotto già stato approvato dalle autorità tedesche, Putin pare si sia detto d’accordo. Infatti, Gazprom sta rinegoziando il contratto con Kiev, che scade nel 2019, ma guarda caso su basi più limitate e a condizioni più pesanti. Bruxelles aveva alzato un po’ le ciglia sul progetto, ma si è apparentemente arresa. Nel progetto iniziale, Gazprom aveva cinque soci: l’olandese Shell, le tedesche Uniper e Wintershall, la francese Engie e l’austriaca Omv. Queste società sono ora uscite dalla compagine, lasciando Gazprom unico azionista, ma continuano a partecipare al progetto come finanziatori.

In attesa del compimento del Tap, il gasdotto che dall’Azerbaigian dovrebbe arrivare in Puglia, l’Italia dovrebbe comprare gas russo dall’Austria, terminale dei gasdotti derivanti dal Nord Stream2. Il precedente governo Pd non ha trovato modo di far sentire la sua voce sulla questione, ma in compenso ci ha fatto assistere a uno scontro sul Tap tra il ministro Calenda e il governatore Pd della Puglia, Michele Emiliano. Manco fossero dei pentastellati anti Tav!

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