MOGOL/ Lucio Battisti, I Giardini di Marzo e quell’aneddoto sulla sua infanzia

- Morgan K. Barraco

Mogol, l’artista ha vissuto una lunghissima collaborazione con Lucio Battisti anche se tra i due non è stato sempre tutto rosa e fiori. Ecco perché si divisero.

Mogol a "La Vita in Diretta"
Mogol

Standing ovation per Mogol ad Una Storia da Cantare. Il paroliere, produttore discografico e scrittore italiano, ospite di Bianca Guaccero ed Enrico Ruggeri ricorda il lungo e fortunato periodo in cui è stato legato, artisticamente parlando, al grande Lucio Battisti. Il pubblico lo omaggia con un applauso scrosciante, Mogol ringrazia emozionato e presenta così il brano I Giardini di Marzo, del 1972. “In questa canzone racconto di quando ero bambino. Vivevamo in periferia di Milano… mia mamma aveva un vestito con dei fiori che non appassivano mai. In questa canzone parlo di questo grande amore”. Mogol, intervistato, da Bianca Guaccero parla del suo rapporto con Lucio Battisti e del loro primo incontro. “Lui aveva il primo spunto musicale e io poi ogni mattina scrivevo un testo per lui..”, racconta Mogol. (Aggiornamento di Jacopo D’Antuono)

L’incontro tra Mogol e Lucio Battisti

L’incontro iniziale fra Mogol e Lucio Battisti non è stato dei più sereni. Il noto paroliere anzi non si era risparmiato dal lanciare una dura critica al cantautore: “Me lo portò a casa una mia cara amica parigina”, ha raccontato tempo fa a Il Corriere della Sera, “che si occupava di edizioni musicali e stava cercando un musicista italiano da promuovere in Francia. Mi fece ascoltare le sue canzoni, che non erano un granché e io lo dissi chiaramente a quel ragazzo”. Una critica a cui Battisti ha risposto con un sorriso e dichiarandosi d’accordo. “La mia amica invece rimase male e io, per metterci una pezza, invitai Lucio a venirmi a trovare, per lavorare a qualcosa insieme”. Così sono nate le prime tre canzoni, fra cui 29 settembre, e quel sodalizio artistico che avrebbe unito i due per molti anni. Anni in cui i cantautori scrivevano di politica e a cui Mogol ribatteva parlando della vita privata. “Scrivevano dei testi politici e poi li cantavano con una musica che non aveva un ruolo fondamentale”, ha aggiunto, “Però, poi, ho scoperto una cosa che mi ha fatto piacere: nel covo di via Gradoli delle Brigate rosse, trovarono la collezione completa di Mogol-Battisti. Ascoltavano le nostre canzoni e le nascondevano”. Di Battisti invece ha sempre detto che rappresentava un po’ il suo opposto. Andava fino in profondità, era un matematico e studiava molto. “Conosceva benissimo la musica internazionale, era molto preparato”, ha continuato, “anche sul piano caratteriale eravamo diversi: io estroverso, lui riservato, non parlava mai di sé”.

Mogol e Lucio Battisti, ecco perché si divisero

Mogol e Lucio Battisti non hanno mai avuto una lite, anche se il loro rapporto si limitava alla musica. Sicuro della sua bravura, il paroliere si è persino scontrato con la Ricordi perchè lo accettasse come interprete. Poi si è spento tutto: quella collaborazione di geni è terminata. “Per una questione di principio”, ha detto Mogol a Il Corriere della Sera, “non per soldi, io al denaro do poca importanza. Tuttavia, era giusto che ricevessi i diritti al 50% e gli chiesi di concedermi la sua stessa quota. Lucio non accettò e ci separammo, ma senza rancore”. Lo dimostra il fatto che i due si sono sentiti anche dopo il loro ‘scioglimento’, quando Battisti ha iniziato a cantare testi di Pasquale Panella. “Molto ermetici e lo manifestai a Lucio”, racconta ancora, “mi rispose che voleva interpretare canzoni che non potessero essere minimamente paragonate a quelle fatte insieme”. Oggi, sabato 8 agosto 2020, Rai 1 trasmetterà in prima serata la replica di Una storia da cantare con un omaggio a Lucio Battisti. Negli ultimi anni invece Mogol è riuscito ad ottenere soddisfazione: la sentenza che ha condannato la Acqua Azzurra Edizioni Musicali a pagargli danni per un valore di 2,6 milioni di euro, gli ha permesso di aprire le porte del repertorio dell’artista. “Ora Lucio Battisti è finalmente di tutti”, ha detto il giorno successivo alla sentenza. I giudici di Milano infatti hanno puntato i piedi anche contro la vedova Grazia Letizia Veronese, da sempre contraria alla diffusione in digitale e tramite media dei brani del marito scomparso.

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