BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
RSS feed RSS   |
Imposta come homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  
giovedì 9 settembre 2010 San Pietro Claver Sacerdote - Ultimo agg.: 09/09/2010 09:37
 
| More
Diffondi il Link a questo articolo
APPROFONDISCI

CONDIVIDI

FINANZA/ La nuova crisi è arrivata e parla arabo: ecco le prove

venerdì 27 novembre 2009

Signore e signori, la terza fase di crisi è servita. E per viverne e patirne tutti gli effetti non ci toccherà nemmeno attendere l’esplosione della prima bolla di liquidità all’inizio del prossimo anno: sta per innescarsi un domino di dimensioni spaventose come certificato, per una volta in maniera realistica, dal crollo borsistico di ieri in tutto il mondo - Usa esclusi poiché il Thanksgiving Day ha comportato anche la chiusura di Wall Street.

 

Anche i ricchi e i super-ricchi a volte piangono e rischiano di far piangere anche noi che tali non siamo. Regnava infatti il terrore ieri tra i mercati per i problemi debitori di Dubai World, la società di investimenti controllata dal governo di Abu Dhabi e con passività per 59 miliardi di dollari, che ha chiesto ai suoi creditori di congelare il pagamento dei suoi debiti, in vista di un drastico processo di ristrutturazione.

 

Ieri mattina, i crediti default swaps a cinque anni dell'Emirato del Golfo Persico, che esprimono il costo per assicurare il debito sovrano, sono balzati secondo i dati ufficiali di Cma Datavision a 469,5 punti base (la differenza rispetto a una settimana fa è di 300 punti base). Ma secondo altri trader, in realtà sarebbero a 550 punti base: vale a dire, servirebbero circa 500 mila dollari l'anno per assicurare 10 milioni del debito nazionale.

 

La cifra reale la sa solo chi sta speculandoci sopra in maniera folle ma, dai piani alti, trapela che non mancherebbe molto a una situazione di default tecnico di stile islandese: comunque, siamo sopra i 650 punti base. Il problema è semplice: la crescita esponenziale e rapidissima di Dubai è stata dovuta, oltre a indubbia capacità, a miliardi e miliardi di dollari ed euro prestati dalle banche.

 

Le quali, da ieri, vivono nel terrore di non poter rivedere quel denaro partito sotto forma di prestito e che potrebbe incagliarsi negli scogli del default: insomma, oltre alle svalutazioni di assets e titoli tossici ancora in pancia, anche una bella crisi di capitale. Quello che ci voleva.

 

Sono almeno nove le banche europee che ha fatto da capofila al prestito monstre da 5,5 miliardi verso Dubai World emesso nel giugno dello scorso anno ma, fanno notare nella City, chi agisce come bookrunners mantiene in pancia solo il 10-15% del prestito o dei bonds, il resto potrebbe già essere allegramente sparso sul mercato secondario e diffuso come uno spezzatino.

 

Hsbc, Lloyds e Royal Bank of Scotland hanno rifiutato di commentare, Ing si è detta non preoccupata vista l’esposizione limitata mentre sotto pressione sono Deutsche Bank, Standard Chartered, Barclays, Bnp Paribas, Credit Suisse e Societe Generale: ovvero, il gotha del sistema bancario europeo.

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO




1 2 3 >>

COMMENTI
27/11/2009 - Misure per evitare Ricaduta Finanziaria (Michele Tamburri)

Condivido appieno le considerazioni di Bottarelli. Non si tratta di Pessimismo o di Ottimismo, bensì di elementare Realismo. La Patologia della Crisi si annida ancora nella Finanza e non ci potrà essere Fuoriuscita senza Atti Trasparenti e Coraggiosi, anche se Dolorosi. Ciò prima che sia troppo tardi, vale a dire prima che Governi ed Autorità Monetarie esauriscano interamente le loro Capacità Operative in termini di Immissioni di Liquidità a Debito. In altri parole, occorre fa emergere la Polvere nascosta (ahimè) sotto il tappeto prima si raggiungano Punti di Difficile o Non Ritorno. A mio avviso TRE / QUATTRO potrebbero essere le MISURE da adottare in maniera coordinata: 1) Creazione di BAD BANKS (Europa e Usa) destinate a recepire Assets Tossici e Perdite Insanabili. 2) STOP alla cd. BANCA UNIVERSALE e RITORNO deciso alla SCISSIONE tra BANCHE COMMERCIALI (finanziate dai DEPOSITI dei Risparmiatori / Cittadini) e BANCHE DI INVESTIMENTO (supportate essenzialmente da MEZZI PROPRI). Approcci più morbidi -anche se più agevoli da attuare- non risolverebbero i problemi 3) CREAZIONE di un MERCATO UFFICIALE e TRASPARENTE dei DERIVATI sul tipo Piattaforma MTS. 4) per le BANCHE ( che NON SONO IMPRESE COME TUTTE LE ALTRE, dato che usano a debito il Risparmio - merce altamente "sensibile" - dei Depositanti, a cui devono Rispondere) introdurre IDONEI STRUMENTI di RAPPRESENTANZA dei DEPOSITANTI stessi e diORGANIZZAZIONE di QUELLA degli AZIONISTI di MINORANZA

 

Tutte le Notizie di Denaro&Lettera

 
ALTRE NOTIZIE
RSS feed