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SCUOLA/ Il latino e il greco? Non cadiamo nella "trappola" dello zoo

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Quando, due anni or sono, iniziai a insegnare latino in una scuola media del Canton Ticino, fui sorpreso di sapere che avrei avuto a disposizione un monte ore da fare invidia a un liceo italiano. La scuola media ticinese dura quattro anni, così che al compimento del quattordicesimo anno di età e in concomitanza con la conclusione del ciclo di studi, gli studenti abbiano assolto l’obbligo scolastico e possano liberamente scegliere di non frequentare una scuola superiore, dedicandosi invece a corsi di  formazione professionale, la cui offerta è ampia e variegata. In questo contesto all’insegnamento del latino sono riservate due ore settimanali in terza media, e ben quattro in quarta media; ho scoperto di recente, tra l’altro, che fino a pochi anni fa il numero complessivo di ore nell’arco di questi due anni era ancora superiore. Le premesse al mio insegnamento erano dunque delle migliori, e mi lasciavano la curiosità di capire perché la materia in questione godesse di tanta considerazione.

Ancora più sorprendenti sono state le risposte alla domanda che pongo ogni anno alla prima lezione con gli studenti di terza media: “Perché volete studiare latino?”. Bisogna infatti sapere che la materia è facoltativa e che il voto di  profitto non fa media in pagella. A me, insegnante in trepida attesa delle parole rivelatrici di nobili propensioni culturali, e con la mente già sprofondata nelle glorie dell’antichità romana e della civiltà medievale, viene puntualmente risposto: “Perché da grande voglio studiare medicina, biologia, diritto, ... e mi hanno detto che il latino è necessario”. Sarà per mia ignoranza, ma a una simile risposta proprio non avevo pensato! Ammetto che anch’io regalai a un compagno di liceo che si era iscritto alla facoltà di medicina un libro contenente le etimologie greche e latine dei termini medici; però lo feci proprio come gesto di stima e incoraggiamento nei suoi confronti, senza credere che il mio dono avrebbe influito in maniera decisiva sull’esito dei suoi studi. A quanto pare, invece, i miei studenti la pensano davvero così. Questo significa che da parte di genitori e insegnanti viene veicolata l’idea che il latino una qualche importanza ce l’abbia, e anzi addirittura un certo prestigio; tale valutazione non coincide di certo con il mio giudizio in materia - io infatti ritengo che il latino abbia valore perché è la chiave privilegiata d’accesso al ricchissimo patrimonio culturale dell’occidente -, però su un punto mi trovo in accordo con i miei studenti: il latino non è una materia inutile. È già un inizio rassicurante e non scontato.



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COMMENTI
21/07/2012 - far pubblicità al latino (Giuseppe Crippa)

A distanza di tanti anni da quando studiavo il latino non posso che confermare quanto afferma il prof. Botturi: “… E’ una materia che può portare gli studenti a un livello di riflessione e a una profondità di pensiero che altre materie non offrono; ricercare il significato e l’etimologia delle parole, conoscere la struttura delle frasi e riuscire ad accostare alcuni testi è un arricchimento prezioso per un giovane”. Non credo però che questo intrinseco valore debba essere difeso dallo Stato con l’obbligatorietà ma con un costante lavoro di promozione di cui ancora una volta si dovrebbero fare carico tutti coloro, professori in primis, che credono nel suo valore formativo.