BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Prove Invalsi: istruzioni ai genitori per non farsi "arruolare" nei Cobas

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

I loro figli parlano a casa delle prove che li attendono tra pochi giorni, se non altro perché sono reduci dall’ennesima “simulazione”, e i professori li hanno caricati di stress, quello che prende più verosimilmente loro stessi, intimoriti dall’idea che il loro lavoro venga valutato. Il tempo contato (75 minuti), lo spauracchio dei distrattori che “traggono in inganno”, e può capitare che i ragazzi arrivino alla prova già in una posizione di timore o di negatività. Magari i genitori hanno dovuto comprare, in aggiunta ai libri di testo, i famosi libricini-pseudo-Invalsi, che gli editori solerti hanno predisposto per la bisogna. E magari si sono trovati coinvolti in battaglie e resistenze attive: gli insegnanti cercano alleati e incitano i genitori a tenere a casa i bambini, con argomenti che veicolano motivazioni ideologiche alla resistenza (sono pochi, ma ci sono). Ma che parte hanno veramente i genitori in tutto ciò? Si sa che il fattore-famiglia (per esempio il titolo di studio della madre, o il numero di libri posseduti) ha una grande importanza per i risultati dei figli. I genitori possono invece contribuire alla serenità del momento e anche (in fondo in fondo) al risultato.

Mi è capitata per la prima volta un’esperienza decisamente diversa dal solito (parlo sempre a insegnanti o a dirigenti scolastici): sono stata chiamata da un’associazione di genitori di scuole paritarie per dare un aiuto a giudicare concretamente questa circostanza, sulla base di informazioni circostanziate. Evidentemente quello che è nuovo per gli insegnanti lo è a maggior ragione per i genitori. 

In che cosa consiste una prova standardizzata usata come strumento “psicometrico” di abilità, cosa deve fare un buon distrattore per funzionare, perché ci sono alcune domande difficilissime che pochi studenti sanno affrontare, quali sono le caratteristiche di un quesito di “buona qualità” e con quale procedimento viene predisposto: fatti da conoscere, che danno il quadro in cui si colloca la famigerata prova. Soprattutto i dati raccolti in un certo modo, come sempre succede con i modelli teorici, o con gli strumenti che potenziano la percezione, permettono di vedere cose che a occhio nudo non si vedono: quanto vale il voto “9” nelle diverse regioni d’Italia? (ma lo stesso si potrebbe chiedere delle diverse sezioni della scuola). Quanto incide sul rendimento il trovarsi in una certa classe invece che in un’altra? Come indice il background socioculturale della famiglia in Lazio e in Campania (incide in modo molto opposto!)? E molto altro.

La realtà è che di queste cose si sa poco, in giro. Per la prima volta quest’anno Invalsi propone strumenti divulgativi per spiegare di che cosa si tratta: è già on line un volantino informativo formato A4 a tre colonne per gli studenti delle superiori, e una “brochure” rivolta ai genitori sarà resa pubblica a breve.  



  PAG. SUCC. >