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IRAQ/ Gheddo: ecco perché la sfida all’odio anticristiano riguarda anche l’occidente

PIERO GHEDDO commenta l’ultimo episodio di violenza di cui sono stati vittime domenica scorsa i cristiani in Iraq, per mano dei terroristi di Al Qaeda

Il patriarca caldeo Emmanuel III Delly in visita sul luogo della strage (Ansa) Il patriarca caldeo Emmanuel III Delly in visita sul luogo della strage (Ansa)

«Violenza feroce» l’ha definita ieri Benedetto XVI. Al termine dell’Angelus, il Papa ha pregato per le vittime della strage di domenica a Baghdad ad opera di estremisti di Al Qaeda, nella quale hanno perso la vita 58 morti e 67 feriti tra militari iracheni, fedeli cristiani e kamikaze morti nel blitz delle forze speciali. Sono in tutto 46, per la precisione, i cristiani rimasti uccisi nell’assalto dai terroristi alla chiesa di Saydat al-Najat, Nostra Signora del Perpetuo soccorso. L’ennesimo episodio che insanguina il Medio oriente, e l’ennesimo in cui a pagare con la vita sono i cristiani.

I qaedisti hanno giustificato il massacro con la volontà di liberare due donne, mogli di sacerdoti cristiani copti, che sarebbero recluse in Egitto per essersi convertite all’islam. Questo ha alzato ancor più il livello della tensione e messo in allerta le autorità egiziane, che si preparano a fronteggiare eventuali nuovi attacchi.

 

Padre Piero Gheddo, una strage che riporta ai tempi più sanguinosi dell’instabilità irachena. E ancora contro i cristiani…

 

«I cristiani continuano ad essere attaccati in tutto il Medio oriente. Non stupisce che l’estremismo musulmano si accanisca proprio contro la comunità cristiana, proprio perché la differenza dei cristiani è radicale».

 

A quale diversità si riferisce?

 

«Alla radice che distingue il cristianesimo da qualsiasi altra religione: i cristiani testimoniano davanti al mondo la Buona Notizia di Cristo risorto, e la sua Chiesa come comunità di salvezza. A livello sociale questo comporta che i cristiani sono i primi costruttori di pace. Rispettano gli altri e per questo riescono a convivere con tutti. A livello di convivenza invece l’islam non fa distinzione tra politica e religione. Di conseguenza chi non è musulmano è un cittadino inferiore: i cristiani finiscono inevitabilmente per diventare cittadini di seconda classe. Proprio loro, che abitavano quei paesi ben prima che nascesse l’islam. Ma la diminuzione dei cristiani in Medio oriente comincia tra la fine dell’’800 e l’inizio del ’900».

 

La diminuzione dei cristiani in un paese come l’Iraq però è stata sensibilissima negli ultimi 10 anni. Proprio a causa di violenze come queste.

 

«Il problema è che i cristiani, in tutto il Medio oriente - parlo dell’oriente perché in Africa è diverso - finiscono per apparire come un presenza estranea perché collegata all’occidente, lo stesso occidente che fa la guerra in Afghanistan, che vuol muovere guerra all’Iran, che sostiene Israele contro i fratelli arabi».

 

Qual è il prezzo che paga il Medio oriente se i cristiani se ne vanno?