GAZA E L’EUROPA/ Gli israeliti italiani? Compatti dietro Netanyahu

- Stefano Bressani

Alcuni passaggi interessanti dell'intervento della presidente dell'Ucei, Noemi Di Segni, in occasione della Giornata del Ricordo della Shoah

DiSegni Noemi Ansa1280 640x300 Noemi Di Segni (Ansa)

La comunità ebraiche italiane non cessano di richiamare “le responsabilità della Chiesa cattolica nei secoli, le dissonanze di oggi e l’approccio al dialogo interreligioso”, nel loro sguardo preoccupato che attraverso la memoria tragica della Shoah osserva il ritorno dell’antisemitismo sull’onda della guerra di Gaza. Un’annotazione affiancata alla condanna dell'”abuso della religione che ben conosciamo per la radicalizzazione islamica”.

È un passaggio significativo nell’intervento pronunciato pochi giorni fa dalla presidente dell’Ucei, Noemi di Segni, in occasione della Giornata del Ricordo dell’Olocausto. Il testo – letto alla presenza del ministro dell’Economia di Gerusalemme, Nir Barkat, in visita a Roma – offre la visione aggiornata degli israeliti italiani sulla crisi mediorientale e sulle sue ripercussioni globali: soprattutto nelle università, non da ultimo in Italia.

Di Segni non manca di menzionare “dilemmi morali laceranti”, ma la sua lettura degli eventi mantiene al centro esclusivo l’attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre, direttamente raccordato al significato della ricorrenza dello Yom-Ha-Shoa. E per quanto avvenuto “nei mesi successivi”, l’assillo della leader Ucei resta “la negazione, la distorsione e la demonizzazione”. Una nuova guerra culturale innescata da quella militare e geopolitica ha fatto sì che “ogni possibile termine che riguarda il nostro modo di studiare e conoscere le vicende della Shoah sia stato distratto e ribaltato in negativo su Israele e gli ebrei”.

È un punto di vista che pare del tutto coincidente con quello del Governo Netanyahu e non a caso è stato consegnato a un membro del suo gabinetto, oltreché all’ambasciatore israeliano a Roma, Alon Bar. “Ribadiamo continuamente – ha affermato Di Segni – che il vero rischio non è solo per l’esistenza di Israele e gli ebrei (con preciso disegno di nuovo sterminio), ma per l’Occidente e per ogni cittadino italiano che desidera l’ovvio: proseguire nella vita basata su libertà e democrazia. Aprite gli occhi!”.

Del tutto coerenti appaiono le valutazioni sull’ondata internazionale di manifestazioni di protesta per i sette mesi di controffensiva militare israeliana a Gaza. “Sionismo, Israele, Stato ebraico. Parole distorte sempre di più, con grave responsabilità anche dei media. Sfide che riportano ai libri di storia e geografia che evidentemente pochi hanno interesse ad aprire e leggere. Le piazze gremite che gridano slogan senza alcun senso, ripetendo frasi vuote e piene di disconoscimento che inneggiano ai leader pericolosi le abbiamo viste nel ’38, anche prima e anche dopo, e purtroppo le rivediamo oggi, quelle reali e quelle virtuali”.

Non manca una bocciatura senza appello delle “organizzazioni internazionali”; per “il loro venire meno alla missione affidata con la loro istituzioni all’indomani della guerra. Onu, Tribunale internazionale, agenzie che finanziano il terrore. Andiamo verso elezioni europee e l’Europa delle ceneri hitleriane e fasciste non può essere distaccata da quella della pianificazione finanziaria ed economica”. Parole pronunciate quattro giorni prima che l’Ambasciatore israeliano all’Onu stracciasse platealmente la Carta statutaria dopo che l’assemblea generale aveva votato a larga maggioranza una risoluzione favorevole all’accoglimento dello Stato palestinese al Palazzo di vetro.

E l’Italia? Secondo Di Segni “non solo nelle sue comunità ebraiche – ma penso anche per le sue istituzioni governative – è nell’insieme un Paese amico, che desidera assolutamente la sopravvivenza di Israele e il suo centrale ruolo di propulsore nel Medio Oriente, assieme a Paesi arabi capaci di promuovere alleanze e anelata pace”. Certamente “non è facile convincersi di questo dinanzi a manifestazioni “pro-Pal”, alle mozioni accademiche, alle posizioni di esponenti vari del mondo religioso, politico e della cultura, all’indifferenza per ogni attentato con feriti e assassinati che piangiamo, come oggi. Fa male quando l’ottusità è quella del nostro amico e collega, ma credo che anche i musulmani qui abbiano ben chiaro che Hamas non è il loro sogno”.

Mentre non si riscontrano, nell’intervento, riferimenti alla presidenza della Repubblica (e la senatrice a vita Liliana Segre è citata solo per nome di battesimo, assieme ad altri reduci da Auschwitz), non passa inosservata una sottolineatura per il ruolo della presidenza del Consiglio. Palazzo Chigi, ha voluto ricordare di Segni, “assieme a Ucei e ad altri enti e associazioni sta per varare il nuovo progetto del padiglione (Bitan) italiano ad Auschwitz”. Sarà impegno dell’Ucei far sì che “ogni aspetto di questo percorso didattico sia lineare e coerente con la storia”.

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