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TURCHIA/ Erdogan e la piazza cercano due "democrazie" diverse

Per VALERIA GIANNOTTA, quanto si sta verificando in Turchia è una schizofrenia identitaria, le diverse facce del Paese stanno emergendo, e non tutte si vedono rappresentate dal governo

Foto Infophoto Foto Infophoto

La polizia che carica liquidi urticanti nell’acqua da sparare contro la folla di Gezi Park. L’immagine ha fatto il giro del globo e dà la cifra della durezza con cui le forze dell’ordine sabato sera hanno caricato i manifestanti di piazza Taksim. Dopo l’incontro tra Erdogan e i rappresentanti della piattaforma di Taksim, sembrava che sul cielo di Istanbul stesse per tornare il sereno. Poi è arrivato il fulmine a ciel sereno della carica della polizia. Ilsussidiario.net ha intervistato Valeria Giannotta, che sta seguendo queste ore convulse direttamente da Istanbul.

Che cosa sta cambiando nel confronto inizialmente pacifico tra i manifestanti ed Erdogan?

La reazione di sabato sera da parte della polizia è stata del tutto inaspettata. Il primo ministro Erdogan nel pomeriggio aveva mostrato la volontà di mediazione con la delegazione della piattaforma di Taksim. Il meeting non è andato a buon fine, e il primo ministro ha lasciato la sala mostrandosi molto innervosito e indispettito. Si pensava però che si fosse arrivati a un punto di dialogo tra il governo e i manifestanti. Quanto poi è avvenuto in piazza Taksim ha lasciato tutti un po’ sconvolti.

Per quale motivo?

In piazza non c’erano soltanto gli occupanti di Gezi Park, ma famiglie con bambini, anziani e gente comune. A Istanbul ieri la tensione era alta e c’era molta rabbia da parte della popolazione. Un intervento spropositato è stato accompagnato da parole del primo ministro, il quale ha detto: “Tutti coloro che sono in Taksim a Gezi Park sono dei terroristi”. Dal punto di vista del governo Erdogan in questo momento vi è il sospetto che tra i manifestanti ci siano delle frange estremiste volte a screditare il governo e a creare scompiglio.

Ma la Turchia non è ormai una democrazia consolidata?

Erdogan è sostanzialmente un leader carismatico, e la sua politica da qualche anno a questa parte è stata quella condotta da un “one man show”. E’ quindi un leader che non accetta nessun tipo di opposizione, a partire dai suoi stessi ministri. Negli ultimi 10 anni di governo dell’AKP ogni volta che si è creata una sorta di opposizione all’interno del partito è stata epurata. Erdogan a maggior ragione non accetta un’opposizione così forte all’esterno del partito e all’interno della società turca. Erdogan paradossalmente è fautore di una transizione democratica storica per la Turchia, e il suo periodo di governo è stato caratterizzato da una spinta riformatrice in chiave europea soprattutto nel quinquennio 2002-2007.

Quindi che cosa è cambiato?