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MILANO JAZZIN' FESTIVAL/ Ringo Starr, "Peace and Love" e il fantasma dei Beatles...

martedì 5 luglio 2011

"Peace and Love". Dal momento in cui Ringo Starr sale sul palco del Milano Jazzin' Festival non smette mai di fare il caratteristico simbolo della vittoria con le dita della mano, gesto iconico degli anni Sessanta, così come la frase "pace e amore" che Ringo scandisce a intermittenza continua. Fa un certo effetto vedere questo settantenne (peraltro in forma fisica smagliante, ne dimostra tutt'al più 50) ancorato a certa simbologia. Anzi, fa tenerezza. Per di più in un giorno in cui dalla Val di Susa arrivano le notizie di scontri e violenze tra giovani e forze dell'ordine. Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando una generazione, quella di Ringo Starr appunto, sognava "Peace and Love" e ancora ci crede, nonostante l'età, e una generazione disperata, nera come le t shirt che indossa e il nome che si è data, "black bloc". Davvero pace e amore è rimasta solo un'utopia per vecchi, un'utopia fatta deragliare da cattivi maestri che ai giovani hanno insegnato solo a tirare pietre, spaccare vetrine e fabbricare bombe carta. Ma Ringo Starr ci crede ancora, e noi, i pochi spettatori (circa 1500) accorsi ieri sera al secondo appuntamento del Milano Jazzin' festival, ci crediamo pure.

Quando, nel finale, le note immortali di With a Little Help From My Friends sfumano in quelle ancora più immortali di Give Peace a Chance e Ringo, la faccia buffa dei Beatles, grida forte "Peace and love, è l'unica cosa che conta, ricordatevelo sempre", siamo davvero lontani dai gas lacrimogeni della Val di Susa. Dal punto di vista strettamente musicale, va detto che quest'ultima edizione della Ringo Starr All Starr Band non è certo la migliore delle tante, anzi decisamente la peggiore. Se in passato aveva avuto al suo interno musicisti di vaglia come Timothy Schmidt e Joe Walsh (Eagles) o Rick Danko e Levon Helm (The Band) e ancora, Clarence Clemons e Nils Lofgren (E Street Band), adesso Ringo si è affidato a nomi pressoché sconosciuti. E cioè: Wally Palmar dei Romantics, band degli anni Ottanta; Rick Derringer, noto per un solo hit nel 1965 quando militava nei McCoys, Hang On Sloopy; Edgar Winter, fratello del più famoso Johnny, noto solo per, come ricorda lui, essere stato il primo musicista rock a suonare delle tastiere appese al collo con la cinghia, il che poi non è motivo di gran vanto; Gary Wright, che in passato suonò anche con George Harrison e lo stesso Ringo e infine Richard Page, cantante dei Mr. Mister, gruppetto bolso degli anni Ottanta.




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