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LUIGI DALLAPICCOLA/ La bellezza semplice e dolorosa della "Piccola musica notturna"

giovedì 12 agosto 2010

Ci sono musiche che hanno il potere di associarsi indelebilmente a una situazione, a un luogo, a un avvenimento.

Per me la "Piccola musica notturna" (1954) di Luigi Dallapiccola (autore di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo) è legata definitivamente all’estate e all’immagine notturna della piazza del mio piccolo paese.

Al di là del dato contingente (oggettivamente per nulla interessante per il lettore) la pagina dallapiccoliana possiede un'indiscutibile potenza espressiva che la rende capace di farci guardare con occhi rinnovati le cose consuete.

Il brano è ispirato alla poesia "Notte d’estate" di Antonio Machado di cui riportiamo la traduzione italiana:

È una bella notte d’estate.
Hanno le case alte
le finestre aperte
sull’ampia piazza del vecchio paese.
Nel largo rettangolo deserto
panche di pietra, siepi e acacie
simmetriche disegnano
le loro nere ombre sull’arena bianca.
Nello zenit, la luna, e sulla torre
La sfera, l’orologio, illuminata.
Io passeggio in questo vecchio paese
solo, come un fantasma.


La composizione si apre su un'arcana melopea delle viole [0’04”] che sembra contenere tutto il mistero di una dolce notte estiva. Improvviso [0’40”] un fremito attraversa la materia sonora, facendoci intravedere altri spazi, altri significati celati nel seno dell’oscurità. 

Una delicata melodia del clarinetto [1’00”], accompagnata dai tremoli degli archi, sembra riportare la pace, ma lancinanti accordi [1’40”] feriscono nuovamente il tessuto musicale.
In questo gioco dicotomico è evidentemente leggibile un dissidio che permea l’opera e di cui la poesia di Machado può fornire una prima chiave interpretativa.




BBC Philharmonic Orchestra
Gianandrea Noseda, direttore


 

 

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