Contro la crisi serve il coraggio degli artigiani

- Antonio Intiglietta

La posizione dell’artigiano è quella dell’uomo che di fronte alla difficoltà si rimbocca le maniche, con quello che sa fare, lotta, spera e lavora con tutto il proprio impegno senza piangersi addosso, facendo la propria parte per resistere

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In questi giorni è in corso la 13° edizione di Artigiano in Fiera: l’occasione innanzitutto di vedere al lavoro migliaia di artigiani provenienti da tutto il mondo, che espongono e vendono i prodotti frutto della loro manodopera. Stare a contatto con loro, per noi organizzatori, è un’esperienza unica: vederli all’opera, così carichi di speranza e di desiderio di far bene è la prima vera risposta al tam tam mediatico sulla cosiddetta “crisi” che stiamo attraversando.

 

La crisi c’è, non si può certo negare e, come dicono gli esperti con voce eccessivamente lamentosa, avrà i suoi sviluppi peggiori nei prossimi mesi, ma questa gente si è già messa al lavoro per affrontarla. E parlando con loro in questi giorni di fiera traspare una certa delusione, quasi un fastidio, di quanto i media e la stampa usino toni troppo spesso negativi, e poco incoraggianti per chi la crisi la deve poi affrontare per davvero. C’è necessità da parte degli artigiani e dei piccoli imprenditori di ricevere un supporto e un aiuto concreto da parte delle istituzioni ma anche dal mondo dell’informazione che spesso è solo retorica sterile e quindi dannosa.

La posizione dell’artigiano si rivela essere quella più autentica, ossia carica di realismo: l’esempio dell’uomo che di fronte alla difficoltà si rimbocca le maniche, con quello che sa fare, lotta, spera e lavora con tutto il proprio impegno senza piangersi addosso, facendo la propria parte per resistere.

Mi viene in mente quella frase di Cesare Balbo che tutti dovrebbero meditare in questo periodo: «Solo i codardi chiedono al mattino della battaglia il calcolo delle probabilità; i forti e i costanti non sogliono chiedere quanto fortemente né quanto a lungo, ma come e dove abbiano da combattere. Non hanno bisogno se non di sapere per quale via e per quale scopo, e sperano dopo, e si adoperano, e combattono, e soffrono così, fino alla fine della giornata, lasciando a Dio gli adempimenti». Questa è la prima risposta alla crisi.

Il settore artigianale, inoltre, oltre a continuare a lavorare come sempre ha fatto, è l’ultimo che di fronte a una crisi generale comincia a licenziare o ad abbassare le retribuzioni. Anzi, continua a creare occupazione, trattenendo i propri addetti più giovani. Addirittura, in alcuni comparti si è sempre alla ricerca di nuovi addetti giovani, che stentano ad arrivare perché imbambolati da un certo borghesismo e da un’immagine della realizzazione di sé – per esempio in grandi manager delle multinazionali – assolutamente distorta.

L’artigianato è senz’altro il settore maggiormente consapevole di quanto valga la risorsa umana, e di quanto si è pronti a rinunciare, anche economicamente, piuttosto di perderla. Al contrario di altri settori produttivi, subito pronti ai tagli del personale per diminuire i costi di fronte a una grossa difficoltà.

In sintesi l’artigiano è l’espressione della dignità del lavoro dell’uomo e della sua costruttività, non solo in termini economici (stiamo parlando di un settore portante dell’economia italiana), ma anche in termini sociali e in molti casi, in termini di innovazione e di nuove tecnologie.

Il pubblico in fiera è la seconda grande risposta al vociare sulla crisi: nei padiglioni di Artigiano in Fiera sembra di essere in un altro mondo rispetto a quello descritto da gran parte della stampa e dei media. Un altro mondo, sì, ma quello reale. Non solo per la quantità (nei primi due giorni di fiera abbiamo riscontrato più presenze dell’anno scorso), ma soprattutto per l’atmosfera che si respira, gli incontri che si realizzano, il contatto umano e ricco di simpatia che avviene tra il visitatore e l’artigiano, quasi fossero tutti vecchi amici. Insomma, un clima estremamente positivo, che vuole dare una scossa, un chiaro segnale a chi dice che tutto andrà male.

Ed è anche la forza di questo evento: il settore fieristico italiano e internazionale, in molti casi, quest’anno è andato in difficoltà. Il motivo spesso è molto semplice: si lavora senza spinta ideale e ci si ritrova inermi di fronte a una crisi congiunturale come quella di questi tempi. Invece per noi – che organizziamo Artigiano in Fiera – è importante investire sempre ed essere costruttivi nei confronti della vita e del lavoro. La risposta positiva del pubblico in questi gironi è il primo segno che siamo sulla strada giusta. Educati al realismo dalla fede e confortati dalla testimonianza dei “nostri” artigiani.

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