Quando lo schiaffo fa bene

- Lorenzo Torrisi

Reagire allo schiaffo della crisi si può, come dimostrano queste storie di imprenditori che hanno puntato sul fattore umano

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Foto Imagoeconomica

Nelle ultime due settimane ho avuto modo di raccogliere le valutazioni di una quarantina di imprenditori del Club Cdo Libera Impresa responsabili di piccole e medie imprese. Il quadro è vario anche perché sono diversi i settori di appartenenza e le situazioni delle aziende, pur se come prevedibile la grande maggioranza ha vissuto e sta vivendo diminuzioni importanti di ricavi e margini.

 

Fortunatamente, pochissimi hanno visto la liquidazione dell’azienda e, tra questi, due hanno ricominciato una nuova attività. Una dozzina ha dichiarato che la situazione sta pur lentamente migliorando: questo vale per chi ha avuto le risorse e il coraggio di investire in nuovi prodotti o processi e per chi si trova in settori dove altri concorrenti, spesso italiani, hanno lasciato spazio. In ogni caso, come dice uno degli imprenditori, “il 2009 è stato uno schiaffo che ha suscitato domande radicali contribuendo a rimettere in discussione il valore di me stesso”.

Come si reagisce a uno schiaffo così forte? Questi imprenditori si sono messi intorno a un tavolo con i concorrenti per valutare strategie comuni, hanno puntato decisamente a una riduzione del circolante e degli investimenti per liberare risorse finanziarie, hanno realizzato tutte le diminuzioni di costo ragionevoli (comprese quelle rese possibili dalla cassa integrazione che impiega le risorse che il sistema aveva accumulato), hanno ridotto i propri compensi, hanno modificato la strategia investendo (con prudenza) in nuovi servizi o in nuovi mercati.

Per impegnarsi a realizzare queste azioni, per “non disperarsi, pur se non si dormono sonni tranquilli”, occorre però che l’imprenditore parta da una nuova consapevolezza: “La vera ripresa è la possibilità di uno sguardo positivo su quel che c’è. Credo che questo fattore, da non confondere con un vago ottimismo, sia per quanto apparentemente intangibile il vero fattore di una possibilità di cambiamento e che abbia oggi più che mai una valenza culturale assolutamente originale”.

Occorre poi far leva sullo spirito di collaborazione con i propri dipendenti: “In un’azienda di 14 persone i rapporti sono fondamentali e se c’è fiducia e stima anche nei momenti duri ci si dà da fare. I miei collaboratori, direi amici che rende meglio l’idea, sono una grandissima forza di reazione. Li ho sempre tenuti informati sugli elementi fondamentali dell’azienda per cui sanno che si giocano il posto di lavoro proprio e dei compagni se non danno tutto il possibile. Così non si risparmiano e i risultati si vedono sia a livello psicologico sia nella produzione di nuovi progetti e nelle idee che riescono a tirare fuori”.

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Questi esempi, se fosse necessario, confermano quanto sia importante, nelle questioni economiche, partire dal “fattore umano”. Una radicata cultura imprenditoriale e del lavoro e una storia di rapporti personali dentro e fuori le imprese sono fattori non quantificabili, ma il loro impatto è forte ed evidente.

 

Le banche e il Governo devono far leva su questi fattori per aiutare gli imprenditori. Alle banche spetta l’onere di non strozzare il sistema per mancanza di liquidità e di scegliere di distribuire le risorse tra le imprese avendo cura di premiare gli imprenditori più impegnati, realisti, modesti, capaci di ascolto. Al Governo spetta il compito di ridurre il peso della burocrazia a ogni livello, di mettere in campo strumenti di aiuto allo sviluppo (come mi auguro possa diventare il Fondo Italiano di Investimento), di ridurre l’imposizione fiscale per lasciare più risorse alle imprese e alle famiglie.

 

La continua crescita dei mercati asiatici, la ripresa di alcuni altri mercati di sbocco dei prodotti italiani e la tenuta dei consumi in Italia per vari comparti stanno aiutando le imprese a vedere qualche spiraglio di luce dopo 18 mesi di difficoltà. Ma il lungo periodo di travaglio che sta attraversando il mondo delle piccole e medie imprese non è avviato a rapida conclusione e, per questo, è necessario tenere viva quella trama di relazioni tra persone (siano essi imprenditori, banchieri, governanti) che sola può costituire la base per qualsiasi possibile ripresa, senza perdere tempo in sterili polemiche.

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