Il Papa e la saggezza dei carcerati

- Paola Severino

Domenica il ministro della Giustizia, PAOLA SEVERINO, ha partecipato alla visita di Benedetto XVI nel carcere romano di Rebibbia. E ha scritto queste righe per il sussidiario

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Il ministro della Giustizia, Paola Severino (Imagoeconomica)

Domenica il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha partecipato alla visita di Benedetto XVI nel carcere romano di Rebibbia. Un momento toccante, nel quale il Papa ha parlato di giustizia umana, di misericordia divina, e ha detto che occorre «reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità e senza escluderlo dalla vita sociale», fare il possibile per contrastare il sovraffollamento e il degrado. Così, mentre si accende il confronto sulle misure allo studio del Guardasigilli, è lo stesso ministro Severino a riflettere anzitutto sulla visita e le parole del Papa, con queste righe scritte appositamente per il nostro giornale.

È estremamente difficile anche solo cercare di descrivere i sentimenti suscitati dalla visita del Papa a Rebibbia in chi ha avuto la fortuna di parteciparvi.

In primo luogo il calore umano, che superava ogni barriera ed ogni pregiudizio è stato veramente straordinario: trovarsi con 300 detenuti per ogni specie di reato, senza mai provare un solo momento di timore o di disagio, ma sentire, al contrario, un solo afflato che ci univa tutti e ci portava verso pensieri di speranza e di redenzione.

In secondo luogo, la spontaneità ed il profondo sentire che accompagnavano le domande e le preghiere preparate dai detenuti: quale carica di saggezza, di dolore ma anche di fede sgorgavano da quelle parole lette con voce commossa da uomini i cui pensieri erano resi profondi da lunghe ore e giorni trascorsi da soli, a confronto con la propria coscienza ed il senso delle proprie colpe.

Ed ancora e soprattutto, la grandezza di un Papa che ha saputo coniugare umanità e teologia, dando al Suo discorso ed alle Sue risposte una dimensione universale che ha abbracciato insieme morale cristiana e morale laica, accomunandole nella ricerca di una strada che porti alla riabilitazione ed al reinserimento sociale del detenuto.

Nell’attraversare le due ali di folla che ci circondavano e ci tendevano la mano all’uscita dalla chiesa, cercando il nostro conforto, ho pensato che un solo momento come quello poteva illuminare il percorso di un’intera vita.

Il mio pensiero va, pieno di gratitudine, a chi ha reso possibile tutto ciò.

Paola Severino

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