Giussani, un bene per l’Egitto

ABDEL FATTAH, già parlamentare dei Fratelli Musulmani in Egitto, racconta i motivi che l’hanno spinto ad accettare con entusiasmo di tradurre il Rischio Educativo di don Giussani

23.08.2011 - Abdel Fattah Hasan
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Foto Imagoeconomica

Ho accettato con entusiasmo la proposta di tradurre Il Rischio Educativo di don Giussani dall’italiano all’arabo, e desidero spiegarvi quali sono i motivi che mi hanno indotto a farlo pur essendo io un musulmano praticante e uno dei quadri dei Fratelli Musulmani in Egitto. La prima ragione è che la sfida più grande che affrontano le persone colte, gli insegnanti e le autorità religiose, è la formazione dell’uomo, del cittadino buono, giusto, tollerante, qualunque sia la sua fede. Infatti la preoccupazione educativa insita in tutte le grandi religioni monoteistiche trova il suo nucleo centrale nei Dieci comandamenti.
Il libro di Don Giussani tocca degli argomenti estremamente importanti, e leggendolo ho sentito fin da subito come se fosse stato scritto per tutte le società, e non soltanto per gli italiani o per i cattolici. Inoltre man mano che mi immergevo nella lettura mi rendevo sempre più conto della necessità di educare i nostri giovani e le nuove generazioni sulla base dei valori espressi da don Giussani.
Un detto del profeta Maometto afferma: “C’è nel corpo un pezzo di carne che quando è sano, l’intero corpo è in salute, e quando è deteriorato tutto il corpo è malato: è il cuore”. Non a caso l’idea fondamentale del Rischio Educativo di don Giussani è che un’educazione vera è un’educazione dell’umano, dell’originale che è in noi, cioè del cuore. Solo attraverso un’educazione rivolta ai giovani si ricostruisce una società, perciò il grande problema della società è innanzitutto educare i giovani.
Il cuore dell’uomo è lo stesso in tutti i Paesi e in tutti i continenti. Tanto è vero che il libro di don Giussani dedica delle pagine stupende al tema dell’apertura dialogica. La novità – afferma Il Rischio Educativo – viene sempre dall’incontro con l’altro: è la regola con cui è nata la vita.
Noi esistiamo perché altri ci hanno generato, e un seme isolato non riesce a crescere né a svilupparsi, ma messo nella condizione di essere sollecitato da altro allora si sprigiona. Proprio come dice un versetto del Corano: “O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto dei popoli e delle tribù affinché possiate conoscervi a vicenda”.

In conclusione don Giussani descrive dettagliatamente l’esperienza vissuta, e ciò che mi colpisce di più è il fatto che anch’io ho vissuto personalmente la sua stessa esperienza. Traducendo Il Rischio Educativo mi tornava spesso alla mente il periodo in cui lavoravo alla Scuola dei Padri Comboniani del Cairo. Quando mi congedai, iniziando il dottorato, mi regalarono un piattone di rame con inciso un versetto del Corano. Lo conservo ancora come ricordo di quell’esperienza di convivenza, di dialogo, di tolleranza e di rispetto reciproco che ho ritrovato al Meeting di Rimini, cui ho scelto di partecipare anche nel mese di digiuno del Ramadan.



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