Il bello della vita

- Francesco Ferrari

FRANCESCO FERRARI, membro della Fraternità san Carlo, è stato ordinato diacono lo scorso giugno e adesso è in missione a Santiago del Cile. Ecco la sua esperienza

rembrandt_padre_figlioR439
Rembrandt, Il ritorno del figliol prodigo (1668) (Immagine d'archivio)

Quando avevo quattordici anni andavo spesso a trovare mio cugino sulle colline di Reggio Emilia. Andavamo col trattore a raccogliere il fieno o a tagliare l’erba, e a volte ci fermavamo sul carro a guardare il tramonto. Era bello, e alla fine si vedevano le stelle. È stata la mia prima esperienza di amicizia vera, con lui mi sono innamorato delle colline, dei campi e del cielo.

Ho studiato a Milano, e il primo anno ho vissuto con altri quattro: Seve, Fra, Nembo e Fabri. Non li conoscevo, ci siamo trovati a condividere la casa e l’esperienza cristiana del movimento di Cl. Con loro facevo tutto, università, serate, canzoni, cinema. Con loro ho scoperto che la vita è definitivamente bella e qualcuno bisogna pur ringraziare. Una sera, seduto con Seve sui gradini del nostro condominio, in via Borsieri, gli ho raccontato che avevo deciso di fare il prete. Volevo dare tutto per ringraziare Chi mi ha donato una vita così bella. Lui mi ha ascoltato, e insieme siamo stati zitti, fumando, per dieci minuti. È stato il silenzio più bello e pieno della mia vita. Era pieno di Dio, e parlava solo Lui. Anche Seve aveva pensato di donarsi a Dio, e anche Fra, Nembo e Fabri. Nessuno si è sposato, tutti hanno dato la vita a Dio. Tutti per amicizia.

L’amica più grande che ho avuto è morta due anni fa, a ventisette anni, per un tumore. Durante le mie ultime visite all’ospedale abbiamo parlato del Paradiso, e un giorno mi ha detto: «Vado a preparati un posto». Quando è morta ho pianto, ed ho pianto per gratitudine.

Sono entrato nella Fraternità san Carlo perché volevo servire l’amicizia cristiana, e perché la Fraternità era un luogo di amici. O forse perché volevo diventare più amico di Dio.

È tutta la vita che lascio i miei amici. Quelli di Reggio per andare a Milano, quelli di Milano per andare a Roma, quelli di Roma per andare in Cile, e altri perché li ha chiamati Dio. Quelli che ho adesso, nella Fraternità, non li lascio più. Almeno questo, mi sembra, è quello che vuole Dio. Mi fa lasciare i miei amici, sempre me li ridà, per insegnarmi che l’unico che non cambia è Lui, nei campi, nelle colline, nel cielo, nel silenzio, nella morte e nella vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA