Un solo padre

- Apolonio Latar

C’è un Padre all’origine della vita di ciascuno di noi, in ogni istante? APOLLONIO NATAR, racconta la sua esperienza di figlio di un Dio amorevole e meno lontano di quel che si pensi

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Foto: Infophoto

All’origine di tutto c’è qualcosa, o qualcuno, oppure c’è il nulla? Per me è più semplice affermare che c’è un Padre invece di nulla. Tuttavia, capisco perché tante persone credono che, all’inizio di tutto, non ci sia niente. La distanza e il silenzio di Dio sembrano essere l’evidenza che la vita non ha un senso.
Fin da quando ero piccolo, il silenzio e la distanza non erano un’evidenza contro una presenza o l’amore. Mio padre è un uomo molto silenzioso. E nei primi otto anni della mia vita, mentre lui era emigrato in America e io nelle Filippine, mia madre mi diceva: “Tuo padre è dall’altra parte del mondo per preparare un posto per te”. Nel tempo, ho capito che la lontananza di mio padre era un segno del suo amore, e non una mancanza d’amore. Ho capito che la distanza non è una separazione, ma può essere un segno o una forma di un amore più grande. Dalla figura di mio padre ho capito che Dio Padre è una Persona distante, una Persona silenziosa, ma pieno d’affetto per me; Egli sta preparando un posto per me.
L’anno scorso ho avuto l’incarico di seguire un gruppo di ragazzi delle medie, per prepararli alla cresima. È stato bello guardarli crescere nella fede. Li ho sempre guardati come “i miei ragazzi”, i ragazzi che Dio mi ha affidato. E li ho sempre visti come un dono. Pregavo, e prego ancora, per loro ogni giorno. E anche loro si sono affezionati a me.
Il mese scorso, per la prima volta dopo l’estate, li ho rivisti e subito ho pensato: “Wow, come sono cresciuti!” Mi hanno raccontato le loro esperienze estive e mi sono accorto che sono cresciuti anche nella fede. Sono cresciuti senza di me. Deve essere qualcuno, dunque, che li fa crescere. C’è qualcuno che si prende cura di loro. Loro sono “suoi” prima di essere miei. Ho avuto una conferma di questo anche quando ho scoperto che quest’anno saranno seguiti da un sacerdote della parrocchia, mentre io guiderò un gruppo di ragazzi nuovi. Loro sono veramente “i suoi”; c’è veramente un solo Padre. Questa coscienza sostiene il mio stupore davanti a loro e impedisce che li riduca a un mio progetto di potere.
Affermare il Padre, la paternità di Dio, è ciò che mi riempie di stupore e di meraviglia davanti a loro, davanti a tutto; non soltanto perché questi ragazzi sono cresciuti nella fede e posso vedere il frutto delle mie preghiere e del mio lavoro; ma soprattutto perché questi ragazzi ci sono, esistono. Il mondo c’è. Il mio stupore è lo stupore per l’esistenza di un Padre che ci ha fatti e ci fa crescere.

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