Imparare da Paolo

- Mario Follega

MARIO FOLLEGA ci racconta un episodio, semplice ed emozionante, per farci capire quanto la presenza di Cristo passi attraverso di noi e quanto possiamo imparare dalle circostanze 

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Piero della Francesca, Resurrezione (1460 circa; particolare. Immagine d'archivio)

La settimana scorsa nella parrocchia di cui sono responsabile c’è stato il ritiro delle prime comunioni. C’erano sessantadue bambini, con i rispettivi genitori, quasi tutti. Dopo aver pregato insieme (ed è già un evento che genitori e figli preghino assieme) abbiamo fatto una caccia al tesoro, a cui hanno partecipato anche i papà e le mamme, piuttosto movimentata (uno si è rotto anche un braccio). Poi siamo andati in chiesa, per la messa di mezzogiorno. Io mi ero preparato una bella omelia… ma, dopo qualche parola, un bambino alza la mano. “Dimmi”, lo esorto. Lui mi pone una domanda sulla malattia. C’era, infatti, un bambino tra noi il cui papà non era presente perché stava molto male. Mi hanno incalzato, uno dopo l’altro, per venti minuti: che cos’è il dolore, che cos’è il paradiso, che cosa si fa in paradiso, ci sono gli insegnanti in paradiso… Domande come solo i bambini sanno fare. Pranziamo insieme, poi ci dividiamo: io resto con i genitori e tengo loro un incontro sul tema “essere padre e madre”, approfittando di una delle rare occasioni in cui posso parlare a tanti papà. Dopo la grande partita finale a pallone, siamo tornati a casa. Distrutti ma contenti, sia noi sacerdoti sia i genitori.

Il giorno dopo era lunedì. E tutti i lunedì noi sacerdoti (siamo in tre ad abitare insieme) abbiamo una giornata di lavoro e di riposo in comune, che costituisce per noi un momento centrale nella settimana. Invece quel giorno, al mattino presto, è accaduto un fatto assolutamente imprevisto: era morto, durante la notte, il papà di quel bambino da cui era nata la domanda durante la messa. Noi tre ci siamo guardati e, dopo un momento di incertezza sul da farsi, ci siamo detti: “Andiamo! Andiamo a casa di quelle persone (il padre era morto in casa), e stiamo con loro”. Naturalmente abbiamo trovato un grande dolore. Abbiamo pregato un po’ insieme, poi mi sono accorto che i figli non c’erano: né quello che aveva partecipato al ritiro, Paolo, di quarta elementare, né quello più piccolo, di seconda. Ho invitato tutti ad uscire dalla stanza e sono rimasto un po’ insieme alla mamma di Paolo. Le ho chiesto dove fossero i bambini. “I bambini li abbiamo mandati da mia sorella, non sanno niente, sono indecisa se dire loro la verità o no”. Le rispondo: “Hanno visto il papà che stava male. Secondo me, per il modo in cui avete vissuto fino a questo momento la malattia, sarebbe opportuno dirglielo”. E lei: “Bene, allora glielo diciamo insieme”. Dopo aver pregato il rosario insieme a lei, torno a casa. Ne parlo con gli altri due preti. Mi tranquillizzano, sarebbero venuti anche loro, anzi avrebbero chiamato anche le catechiste di Paolo.

Siamo andati dai due bambini nel pomeriggio. E ci siamo trovati davanti una scena incredibile. Paolo stava spiegando al fratellino che cos’è il paradiso. Stava ripetendo al fratello ciò che io avevo detto il giorno prima, al ritiro: il papà stava in paradiso, stava con Gesù, stava bene, era in cielo e nel loro cuore. Tutta la mia preoccupazione su come affrontare con quei bambini l’argomento della morte del papà era venuta meno grazie ai diversi modi con cui il Signore si serve di noi, anche nei momenti più impensati. Il giorno prima, rispondendo a quelle domande, durante la messa, mai avrei immaginato che le risposte sarebbero state usate da Paolo, perché il papà sarebbe morto il giorno dopo. Questo ci fa capire che siamo servi del Signore, che la presenza di Cristo passa attraverso di noi, e che ciò che accade è il modo con cui il Signore ci costringe a stare dentro le circostanze e a imparare continuamente da esse.

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