Riguarda anche me?

- Paolo Sottopietra

Possono i vangeli cambiare la nostra vita? Il papa si è posto questa domanda all’inizio di ciascuno dei suoi tre volumi sulla figura di Gesù di Nazaret. Il commento di PAOLO SOTTOPIETRA

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Benedetto XVI (Infophoto)

Antonio, il futuro abate e fondatore del monachesimo, era figlio di ricchi agricoltori. Dopo la morte dei suoi genitori – siamo nel terzo secolo dopo Cristo – un giorno entrò in chiesa e sentì leggere il brano del vangelo di Matteo in cui Gesù dice: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli». Il giovane fu colpito da quelle parole come se fossero rivolte personalmente a lui. Uscì dalla chiesa e donò ai compaesani i trecento campi che aveva da poco ereditato. Poi vendette e distribuì ai poveri anche gli altri suoi beni, tenendo solo lo stretto necessario per mantenere la sorella più piccola.

Le storie dei grandi del Cristianesimo contengono spesso un inizio di questo genere. Pensiamo a Francesco di Assisi, che assieme ai primi compagni aprì il vangelo per chiedere un’indicazione da parte di Dio: trovò la medesima frase che secoli prima aveva cambiato la vita di Antonio e su di essa basò anche la sua. Oppure pensiamo a Francesco Saverio, che sentiva l’amico Ignazio ripetere spesso: «A che vale guadagnare il mondo intero se poi perdi te stesso?», un’altra frase pronunciata da Gesù. Quelle parole lo convinsero a lasciare ogni prospettiva di carriera e a dedicare la vita all’annuncio di Cristo nelle Indie.

È possibile che ciò accada anche a noi oggi? Possono i vangeli cambiare la nostra vita? Il papa si è posto questa domanda all’inizio di ciascuno dei suoi tre volumi sulla figura di Gesù di Nazaret.

Egli nota che il nostro atteggiamento di fronte alla sacra Scrittura è spesso pieno di dubbi e di stanchezza, che ci vengono anche dalla cultura in cui viviamo. I vangeli sono testi che abbiamo sentito e risentito, da generazioni: il pericolo che l’abitudine ce li renda scontati è reale. All’opposto, se prendiamo alla lettera i racconti degli evangelisti, potremmo pensare che siano frutto di fantasia. Dove accadono, oggi, cose come quelle di cui gli apostoli affermano di essere stati testimoni? Non è più ragionevole pensare che abbiano ingigantito la realtà? E come possiamo allora prestar fede a ciò che dicono?

Il papa ci insegna in modo semplice la strada per ritrovare la capacità di ascoltare. Egli condensa per noi l’esperienza del suo rapporto con i vangeli offrendoci tre indicazioni umili e dirompenti. Anzitutto ci dice: «Io ho fiducia nei Vangeli». Gli evangelisti non ci vogliono ingannare. I loro racconti nascono dallo stupore per un fatto realmente accaduto, di cui sono stati testimoni.

Secondo: nei vangeli «io voglio trovare il Gesù reale», dichiara di conseguenza il papa. Essi parlano di un uomo vero, vissuto nella storia, che nello stesso tempo era vero Dio. Noi possiamo incontrarlo e possiamo giungere anche alla certezza della sua figura storica. La fede e il desiderio di seguire Cristo nella nostra vita non richiedono di abbandonare la strada della ragione che vuole conoscere la verità dei fatti. Anzi, ce la fanno amare di più.

Il papa ci indica poi un ultimo passo. Per incontrare Gesù nelle pagine dei vangeli, dopo aver letto ciò che i testimoni hanno scritto, dobbiamo chiederci: «Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo?». Dai vangeli arriva fino a noi un invito esigente. La forza straordinaria di questo appello è la stessa che ha cambiato la vita di tanti santi. Ed è il segno più grande che all’origine dei testi di cui parliamo c’è Dio stesso, Colui che è sempre vivo e sempre presente.

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