Perché la giustizia non diventi vendetta

- Fabio Pinelli

La riforma della giustizia di M5s vuole allungare i termini della prescrizione. Per tenere i cittadini sotto la spada di Damocle di processi infiniti

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Corte di Cassazione (LaPresse)
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Un processo non è giusto, se non ha una durata ragionevole. Questa non è una opinione, è un dato oggettivo: lo sanciscono la nostra Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La prescrizione non è una scure che incombe sulla persecuzione dei reati, bensì un baluardo di libertà per tutti i cittadini di uno Stato liberale. Se la pretesa sanzionatoria potesse estendersi all’infinito, senza limite, ci si troverebbe al cospetto di un arbitrio punitivo che avrebbe quale unico esito quello di “tenere in scacco” la persona, colpevole o innocente, ad libitum. Dopo molti anni dal fatto, la Giustizia non è più tale: diventa vendetta. Il primo ad uscirne sconfitto è lo Stato di diritto. La stessa sorte spetterebbe alla tutela delle vittime dei reati, private di risposte tempestive.

Lo schema attuale della prescrizione prevede un sistema mobile, che si adatta alla gravità del reato con termini prescrizionali assolutamente significativi, addirittura eccessivi. Già oggi, maggiore è l’allarme sociale destato da un delitto, più lungo è il termine concesso allo Stato per perseguirlo. Lo stesso dicasi per la pericolosità del reo, che innesta meccanismi di aumento dei termini.

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D’altro canto, che il Paese debba risolvere una situazione, ormai patologica, di lentezza della Giustizia penale, è altrettanto evidente. La soluzione, però, non può essere allungare ulteriormente i termini prescrizionali, perché si otterrebbe l’unico effetto di allontanare nel tempo il “pungolo” dello spirare della prescrizione, allungando ancora i procedimenti penali. Del resto, la presenza di un “termine di scadenza” del reato è anche una forma di responsabilizzazione dei magistrati, nelle mani dei quali giace il potere di portare a compimento un procedimento.

Per tornare alla Carta Costituzionale, l’obiettivo programmatico della “ragionevole durata” dell’art. 111 dovrà essere perseguito fornendo maggiori risorse e strutture agli operatori del diritto, oltre a strumenti normativi selettivi.

Tutto ciò tenendo conto che lo Stato liberale sarebbe autenticamente realizzato solo con l’abbreviazione della prescrizione, quale simbolo di giustizia efficace e tempestiva, che non necessita di procrastinazioni.

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La prospettiva deve essere dunque esattamente opposta: i termini di prescrizione attualmente in vigore vanno ulteriormente contenuti. In uno stato autenticamente liberale, la giustizia deve rispondere a criteri di efficienza e tempestività, senza procrastinazioni. Sulle quali non può e non deve pagare il cittadino.

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