I soft skills diventano hard

- Sandro Sereni, Valeria Carena

Ogni professione è un insieme complesso di mansioni, conoscenze e competenze che oggi sono necessariamente “ibride”, cioè richiedono comprovate soft skills

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Nonostante la crisi sistemica provocata dalla pandemia, le economie di tutto il mondo cercano di ripartire dovendo affrontare innanzitutto la paradossale carenza di risorse, dalle materie prime alle persone con le capacità necessarie.

Questa situazione comporta interessanti possibilità per chi si trova senza lavoro o alla ricerca di un cambiamento professionale.

Alla domanda su quali siano i contesti che presentano la maggiore difficoltà a reperire le risorse adeguate, non si può fornire una risposta precisa, in quanto il mercato del lavoro ci mette di fronte a contesti molto differenziati, ognuno dei quali ha esigenze proprie e specifiche. Bisogna essere in grado di decifrare la complessità, e imparare ad accettare che la specificità è la vera chiave per leggere la situazione attuale: ogni realtà è a sé, le soluzioni non possono che essere ad hoc, ogni servizio va personalizzato.

Bisogna imparare a lavorare sulle professioni e sulle loro relazioni in “costellazioni”. Ogni professione, ogni mestiere, è un insieme complesso di mansioni, conoscenze e competenze che oggi sono necessariamente “ibride”, cioè richiedono capacità di interazione, maggiore responsabilità, capacità di fare squadra, competenze relazionali. In sintesi richiedono comprovate soft skills.

Le “costellazioni” di cui sopra non sono altro che i mestieri del prossimo futuro, che per sopravvivere necessiteranno di una forte interazione con altri mestieri a loro collegati. Questo per ogni settore di business. Nel prossimo futuro avremo mestieri “tradizionali”, mestieri “emergenti” (del tutto nuovi, dettati dalla necessità di fare squadra), e mestieri “specialistici” (anch’essi nuovi, originati dalla rivoluzione digitale, dalle esigenze di sostenibilità, di rispetto per l’ambiente, di attenzione al sociale).

La ricerca di queste nuove professioni sarà la vera sfida del mercato del lavoro dei prossimi anni, e la mancanza di risorse ci costringerà a lavorare di fantasia: come reperirle se sono del tutto nuove? Come rientreranno in gioco gli over 50 fino a oggi bistrattati? Reskilling sarà la parola chiave?

All’interno di questo contesto in divenire forniamo alcuni suggerimenti per l’oggi, criteri da tenere presenti se ci si vuole collocare o ricollocare in particolare nelle grandi aziende e nelle multinazionali.

– Dimostrare affidabilità tecnica comprovata da risultati. Soprattutto chi lavora da tempo deve necessariamente essere consapevole delle capacità che ha maturato e come queste si comparano con quelle di altri professionisti del mercato e con ciò che il mercato chiede. Se ci si accorge, anche oltre la metà carriera, che alcune capacità tecniche “hard skills” mancano è importante colmare i gap con corsi e formazione, meglio se certificata. Il mercato presenta una notevole offerta di formazione a distanza e in presenza.

Familiarità con la tecnologia che supporta lo svolgimento del proprio lavoro. Ad esempio, il lavoro commerciale richiede conoscenza e reale capacità di utilizzo di software di CRM, la comunicazione aziendale richiede familiarità con i social media.

Capacità di comprendere le aspettative aziendali e portare velocemente risultati in autonomia, in quanto le aziende hanno strutture che prevedono sempre meno figure manageriali e hanno bisogno di adattarsi velocemente al mercato.

Saper fissare le priorità in autonomia, assorbendo e processando molte informazioni di contesto. La velocità del mercato comporta l’accumulo di diverse e spesso contraddittorie priorità. È necessario saper individuare ciò che è assolutamente prioritario, ciò che può essere rimandato e ciò che è superato e va eliminato. Il contesto aziendale non può più farlo per i propri dipendenti. Ciascuno ha la responsabilità di farlo per non soffrire burnout o rischiare di non portare risultati.

Fit nella cultura aziendale. Le grandi aziende hanno una specifica cultura che si esprime nei cosiddetti “valori aziendali” spesso ben pubblicizzati sulle career page. I valori sono riflessi nei comportamenti. È necessario individuare come si comportano le persone che lavorano nell’azienda in cui si vuole andare a lavorare -per esempio acquisendo informazioni dagli insider. Una volta deciso se si intende aderire ai valori è necessario dimostrare i comportamenti a partire dal colloquio.

Le cosiddette “soft skills” sono elementi trasversali a tutte le professioni e sono certamente più difficili da sviluppare tramite formazione in aula. Si incrementano principalmente facendo, e confrontandosi continuamente con giudizi di altri colleghi o di altre persone con cui veniamo in contatto. È importante raccogliere costantemente informazioni su come siamo percepiti e lavorare sui cosiddetti “feedback” sia che si stia lavorando sia che si sia alla ricerca di lavoro.

In generale è bene prepararsi ai colloqui e fornire risposte precise e brevi corredate da esempi e dati sui risultati raggiunti. Specificare quali risultati sono stati raggiunti senza il coinvolgimento di altre persone e quali sono stati raggiunti in team.

Il colloquio è un processo di vendita occorre capire cosa vuole il cliente e posizionarsi di conseguenza. Trasmettere informazioni rilevanti per il proprio interlocutore, che deve raccogliere molti dati sui candidati in poco tempo, è senz’altro un punto di forza che può fare la differenza nel colloquio.

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