Europee 2024, c’e’ qualcosa che vale la pena difendere?

- Andrea Dellabianca

Le elezioni europee si avvicinano. La Compagnia delle Opere intende offrire un importante contributo a soci e società civile prima e dopo il voto

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La sede del Parlamento europeo di Strasburgo (Ansa)

Siamo chiamati a esprimere una preferenza, siamo chiamati a una responsabilità, siamo chiamati all’incontro e al dialogo proprio nel cuore dell’Europa. Le elezioni dell’8 e 9 giugno chiedono a tutti noi discegliere. Entrare in cabina elettorale o restare a casa e farsi inghiottire dalla dilagante sfiducia verso le istituzioni europee? C’è qualcosa che vale la pena difendere, o è solo astrazione? E poi: chi scegliere? L’Italia usa il voto di preferenza, appunto. Potremo indicare due o tre nomi di candidati tra le tante liste che si presentano. Con quale criterio decidere?

L’evento proposto dalla Compagnia delle Opere il 13 maggio a Monza ha voluto offrire un primo contributo a un lavoro che proporremo ai nostri associati e alla società civile certo fino alla data delle elezioni, ma anche e soprattutto dopo che avremo eletto i 76 membri del Parlamento europeo.

In dialogo con personalità di esperienza politica, aziendale, giuridica e umana, abbiamo voluto iniziare ad approfondire i temi del documento di giudizio che la CdO ha messo a punto in vista del voto. “Elezioni europee 2024, per la pace un orizzonte ideale”: questo il titolo del volantino e del convegno a cui hanno partecipato in presenza 2mila persone, tra cui molti candidati di diversi partiti, e in collegamento le sedi della nostra associazione.

Dall’ascolto di relatori d’eccezione è emersa più che mai l’urgenza di una serietà, perché oggi sono messi a rischio i contenuti fondanti dell’Unione. Occorre ridare linfa alla consapevolezza originaria dei fondatori di questo progetto. Siamo così sfidati non solo a votare i membri del Parlamento, ma a scegliere i contenuti delle loro proposte. Per questo la Compagnia delle Opere continuerà a lavorare per un orizzonte ideale attraverso i tanti incontri territoriali che sono e saranno organizzati in queste ultime settimane di campagna elettorale.

Vogliamo però fare di più, e continuare a promuovere e ad approfondire come i valori cristiani che hanno originato la comunità europea e favorito il suo sviluppo siano ancora determinanti. Ecco perché la CdO sta per aprire una sede proprio a Bruxelles: sarà il luogo di confronto permanente per un gruppo di lavoro che coinvolgerà le imprese, la società civile e i protagonisti delle istituzioni. Vogliamo mettere al centro di un dialogo trasparente e aperto l’idea di persona che ha fondato l’Europa, richiamati e spronati dalle dichiarazioni del Papa che non si stanca mai di mettere al centro la vera emergenza: la pace. “La guerra è un inganno, la guerra sempre è una sconfitta, così come l’idea di una sicurezza internazionale basata sul deterrente della paura è un altro inganno”, ha detto pochi giorni fa il Pontefice, aggiungendo: “Per garantire una pace duratura, occorre tornare a riconoscerci nella comune umanità e a porre al centro della vita dei popoli la fraternità (…) La pace politica ha bisogno della pace dei cuori”.

Non ci sono lobby, né interessi particolari da difendere. È più che mai urgente rispondere alle domande del nostro tempo.”Occorre una generazione di uomini politici coscienti della portata della sfida che hanno di fronte”, ha detto monsignor Massimo Camisasca, tra i quattro relatori della serata monzese. “Una generazione di ri-fondatori dell’Europa”: così l’ha chiamata, mettendo in evidenza come “i cristiani hanno oggi una grande responsabilità, perché sono chiamati a ridestare la coscienza dell’Europa”.

“Unità nella diversità”: è questo il motto dell’Unione europea. Ed è la stessa voce – corale – che riecheggia nel suo inno, tratto dalla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven: “Tutti gli uomini diventano fratelli”. Come ha scritto il maestro Daniel Barenboim sul New York Times nel 200esimo anniversario dalla prima esecuzione della Nona, lo stesso Beethoven si sarebbe probabilmente sorpreso del fascino politico del suo capolavoro. Non era un attivista, Beethoven: era interessato alla politica solo perché profondamente interessato all’umanità. La grandezza della musica e dell’Inno alla Gioia sta nella ricchezza dei suoi contrasti. Sa creare unità dalle contraddizioni.

Desideriamo che il nostro impegno in questi giorni e nei prossimi mesi possa contribuire ad approfondire la coscienza della storia e della precisa idea di persona che stanno all’origine del progetto europeo. Sono in gioco gli ideali, non il progetto politico: con i nostri soci, con le imprese, con chi lavora, la Compagnia delle Opere vuole assumere consapevolezza di un’identità. Europa, sii te stessa!

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