11 FEBBRAIO/ Nostra Signora di Lourdes e quei versi che anticipano il “Paradiso”

- Laura Cioni

Una delle più belle laude del Laudario di Cortona (fine XIII sec.) prefigura le terzine del “Paradiso” dantesco e si attaglia perfettamente alla festa di Nostra Signora di Lourdes

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Beato Angelico, Annunciazione, Convento di San Marco a Firenze (1440-50)

Volendo onorare Nostra Signora di Lourdes, ci si può scostare dal suo titolo di Immacolata Concezione e lasciarsi incantare dal suo abito bianco con la fascia azzurra. Una immagine luminosa e pura, molto nota e molto popolare, ma non per questo solo devota. Una bellezza semplice e vicina, pur nel suo silenzioso mistero.

L’abito bianco della Madonna così regale nella sua semplicità richiama il testo di una delle più belle laude del Laudario di Cortona (fine XIII sec.), Ave donna sanctissima, regina potentissima; composto di ventuno quartine di ottonari, in cui la rima è impostata su un superlativo e la ripresa dà il titolo alla lauda, ripercorre la vita di Maria di Nazareth dai suoi inizi fino all’assunzione al cielo. Per questo si presume che il suo autore sia un fedele di profonda cultura teologica, dotato di abilità nella composizione poetica.

In essa la quarta e la quinta strofa presentano, secondo alcuni critici, tratti predanteschi.

Quasi come la vitrera
quando i rai del sole la fiera
dentro passa quella spera
k’è tanto splendidissima,

stando colle porte kiuse
en te Cristo se renchiuse:
quando de te se deschiuse
permansisti purissima.

In effetti l’immagine di Maria come vetrata attraversata dai raggi del sole, purissima sia nel concepire sia nel dare alla luce Gesù è concreta e insieme molto delicata e può ricordare i versi del terzo canto del Paradiso, in cui Dante paragona le anime beate poste in quel cielo alle orme leggere lasciate dal volto femminile “per vetri trasparenti e tersi”.

La luce dello Spirito attraversa il corpo di Maria vergine e in lei Cristo si rinchiude e poi nasce, lasciandola intatta. Degna di nota è l’assonanza renchiuse/deschiuse, che indica quasi come un unico gesto il concepimento e la nascita.

Se si potesse confrontare una lauda del Duecento con una pittura posteriore, forse la più adeguata sarebbe l’Annunciazione di Beato Angelico in San Marco a Firenze, dove la nudità dell’ambiente e la linearità della postura di Maria richiamano la povertà della Vergine, tutta assorta nel suo sì. La lauda dice “permansisti”: sei rimasta intatta, perché ha agito Dio.

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