Aborto per figlio disabile, ma nasce vivo/ Medici smentiti: “l’abbiamo battezzato”

- Paolo Vites

Nonostante avesse preso la pillola per abortire, il figlio di una donna inglese colpito da una rara sindrome è nato vivo

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Il padre del bambino sopravvissuto all'aborto

La sindrome di Edwards, così chiamata dal nome dello scienziato che per primo la studiò nel 1960, colpisce un bambino su 6mila, e in sostanza è simile alla sindrome di Down, con la differenza che difficilmente il bambino nasce vivo o se nasce muore pochissimo dopo. Eppure c’è un caso registrato dalla scienza di una persona colpita dalla sindrome che ha vissuto per 40 anni. Per Loran Denison, una donna inglese già madre di altri tre figli, quando le venne comunicato dai medici che il quarto figlio che aspettava era colpito dalla sindrome, prese la decisione con il marito di abortire alla 18esima settimana piuttosto che vedere il figlio morire dentro di lei o sopravvivere al massimo un paio di ore. Insomma, una sofferenza che non voleva affrontare. Naturalmente, come in tantissimi casi analoghi, la vita ha la capacità di scompigliare tutti i piani previsti, soprattutto quelli medici, che spesso e volentieri da una analisi traggono decisioni per loro incontrovertibili e non si aspettano mai che accada invece qualcosa di diverso.

E’ successo così che alla 18esima settimana e quattro giorni la donna ha abortito, ma la vita ha voluto che il piccolo non morisse, ma che sopravvivesse. Uno shock per tutti, ovviamente per la madre in primis. Un cuore da leone, venne definito quello del bambino che in tutto è sopravvissuto per ben dieci ore. “Pensavo di aver fatto la parte più difficile quando ho preso la decisione di abortire, ma ora è dieci volte peggio. Voglio solo che altre mamme lo sappiano nel caso in cui ciò accada a loro” ha detto. “Ho dovuto guardare il suo battito cardiaco rallentare e guardare la sua vita che si esauriva. Una madre vuole solo che suo figlio rimanga in vita”. Al quotidiano inglese The Mirror la donna ha detto anche “Nessuno dei medici pensava che sarebbe nato vivo. Quando il mio partner lo ha preso in braccio dopo la sua nascita ha detto “il suo cuore batte”, e loro hanno detto “no”. Non si sono arresi neanche davanti all’evidenza: “Quando ho preso la prima compressa hanno detto che avrebbe fermato la gravidanza, il battito cardiaco e tutto il resto, quindi ci aspettavamo che non sarebbe stato vivo quando sarebbe nato. Non hanno controllato il battito del cuore prima di indurre il travaglio, e vorrei che lo avessero fatto. Non ho parole per descrivere quanto sia stato orribile”. Di casi come questo nel corso degli aborti se ne verificano molti, bambini che nonostante tutto nascono vivi e poi vengono fatti morire nonostante l’aborto si dimostri una tecnica del tutto incapace di porre fine alla vita in molti casi. La vita è più forte. Kiyo Bleu Watson è nato vivo il 9 aprile alle 3.50 pm, pesava 150 g, tra lo shock dei suoi genitori e medici. Madre e padre lo hanno fatto battezzare e benedire in quelle dieci ore di vita. Alle 2 e 30 del 10 aprile il piccolo è morto. “Kiyo Bleu era così forte ora che mi chiedo se sarebbe sopravvissuto  come quella persona che ha vissuto per 40 anni. Se avessi saputo che sarebbe nato vivo avrei preso una decisione diversa”. Ma per i medici esisteva una sola soluzione: l’aborto.



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