Adriano Panatta/ Nel 1976 “camminava sulle acque”: L’Equipe celebra il suo trionfo

- Mauro Mantegazza

Adriano Panatta nel 1976 “camminava sulle acque”: L’Equipe celebra il suo trionfo al Roland Garros e agli Internazionali d’Italia nel suo anno d’oro.

Panatta
Adriano Panatta (LaPresse)

L’Equipe celebra Adriano Panatta e il suo successo al Roland Garros nel 1976, senza dubbio l’anno migliore nella carriera del tennista azzurro, che vinse anche gli Internazionali d’Italia e contribuì all’unico trionfo in Coppa Davis dell’Italia. Il titolo dell’articolo dedicato ad Adriano Panatta dal quotidiano sportivo francese è eloquente, perché parla di un Panatta che quell’anno “camminava sulle acque“.

Il riferimento è ai “miracoli” sportivi di Adriano nel 1976: vinse Roma dopo aver annullato undici matchpoint all’australiano Warwick al primo turno – chissà come sarebbe andata la storia con una eliminazione immediata al Foro Italico – e conquistò Parigi dopo averne annullato uno al cecoslovacco Pavel Hutka che Panatta sconfisse 12-10 al quinto set, anche in quel caso al primo turno. Avrebbero potuto essere amarissime eliminazioni immediate, invece fu la leggenda e quel Roland Garros resta l’ultimo vinto da un uomo italiano e l’unico Slam del tennis italiano maschile nell’era Open.

Panatta comunque minimizza e non vuole evocare miracoli: “La mano di Dio? Francamente no. Non c’è un segreto per salvare undici matchpoint. Ci vuole fortuna. È il destino…”. L’Equipe definisce Adriano Panatta un playboy, in opposizione a Ivan Lendl, descritto invece come “ascetico e sinistro”.

ADRIANO PANATTA: I “MIRACOLI” DEL 1976

Il quotidiano francese in questa rievocazione prova a spiegare lo stato di grazia di Adriano Panatta in quel 1976, anno memorabile. Nessun lavoro particolare sulla terra rossa o un allenamento più intenso del solito ma “il miracolo della vittoria contro Warwick allineò perfettamente i pianeti”. Undici matchpoint annullati al debutto al “suo” Foro Italico, con il giornalista Ubaldo Scanagatta che dopo 44 anni ancora ricorda che Panatta ne annullò dieci sul servizio dell’australiano e al termine della partita disse: “Non ho mai pensato di perdere”.

Panatta “il miracolato” dal canto sua ricorda che generalmente giocava “molto meglio al Roland Garros che a Roma. In Italia c’erano probabilmente troppe aspettative. Ma dopo aver battuto Warwick, credo di essermi liberato. Ho iniziato a giocare con grande serenità. Tutto mi sembrava molto facile”.

Memorabili i quarti di finale con Solomon, con l’americano che abbandonò il campo per una chiamata dubbia dell’arbitro. Si sarebbero reincontrati nel match più importante, cioè la finale del Roland Garros. In finale a Roma invece Adriano Panatta sconfisse Vilas e due giorni dopo, nel debutto a Parigi, affrontò Hutka e annullò quel matchpoint con una formidabile volée in tuffo, degna del miglior Becker, scrive L’Equipe. Volando così verso i quarti in cui sconfisse nettamente Borg e infine al trionfo appunto contro Solomon.



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